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Archivi al giorno aprile 11th, 2012

mer, apr 11, 2012  Roberta Buscherini
Un 56 % d’insegnanti in Italia ha avuto a che fare con episodi di mobbing
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In questi anni di crisi economica e di tagli del personale anche un settore fondamentale come quello della scuole incontra notevoli difficoltà e disagi che purtroppo possono trasformarsi in alcuni casi in vere e proprie forme di violenza. Non ultima, il mobbing.
Un’indagine coordinata da Vittorio Lodolo D’oria, medico ematologo, ha sottoposto 5264 docenti a una serie di questionari per misurarne la stabilità psicofisica; il risultato è stato che il 56% degli insegnanti ha avuto a che fare con episodi di mobbing, il 73% si è dichiarato stressato per motivazioni riconducibili alla professione; il 59% si dichiara in apprensione per il lavoro e addirittura il 13% è risultato afflitto da un grave stato d’ansia .
Ne esce un quadro piuttosto preoccupante e nel quale si inserisce facilmente lo scheletro del mobbing. Mobbing inteso come violenza psicologica o come banale disagio. Ma pur sempre causa di uno stato d’animo che non permette il normale svolgimento ella propria attività lavorativa tanto più se questa ha a che fare con bambino adolescenti come nel caso degli insegnanti.

 

Il mobbing lo subisci quando arrivi a scuola e nessuno ti saluta, quando ti trovi lungo un corridoio e al tuo passaggio tutti tacciono e parlano gli sguardi; sguardi che pesano come macigni su di te, precario, che oggi ci sei e domani chi lo sa; che la pensione non l’avrai mai; che lavori così tanto per tanto poco. Ma chi te lo fa fare? Questa la frase che si legge negli sguardi altrui al tuo passaggio. Questo è il vero mobbing. Un mobbing creato dal sistema, che invece di aiutarti, ti affonda.

 

Il mondo del lavoro è ormai un far west dove chi spara prima sopravvive, dove tutti si guardano con sospetto e dove non ci si può fidare di nessuno perché una mossa sbagliata, una frase di troppo o una parola in meno, possono costarti il posto di lavoro. Un posto non certo sicuro, da guadagnarsi tutti giorni e che alcuni dei tuoi colleghi vorrebbero al posto tuo e per questo ti isolano, ti schermiscono, si prendono gioco di te alle tue spalle.
Questo è il vero mobbing oggi. Non più le pressioni di un datore di lavoro per ottenere il tuo licenziamento o le azioni meschine di un collega che vuole ottenere vantaggi a tuo discapito.

 

Oggi il mobbing è governativo, è la madre che tortura i suoi figli, per questo è sempre più difficile da combattere. Quello stato che dovrebbe tutelarti, prendersi cura di te così come tu fai con i tuoi allievi a scuola, è quello stesso stato che invece danneggia la posizione lavorativa guadagnata con tanta fatica, negli anni; che non ti concede più una dignitosa pensiona a un’età giusta, ma che ti impone contratti e stipendi indecenti e non degni del ruolo di responsabilità che ti viene chiesto di svolgere.

 

Non dimentichiamoci mai che gli insegnanti hanno tra i loro compiti quello di formare e indirizzare i propri allievi alla società civile, al giusto vivere e al rispetto delle regole all’insegna dell’equità. Chi per tanti anni ha svolto la professione dell’insegnante, oggi si trova travolto da un sistema in cui non si riconosce più, e rimane aggrappato a quello che era e alle convinzioni che hanno creato molte generazioni in passato.

 

Ma gli insegnanti giovani? Quelli che lottano quotidianamente per il mantenimento del loro posto e che non possono progettarsi una vita propria sulla base dell’incertezza lavorativa che viene loro donata? Quelli che messaggi possono trasmettere ai propri allievi? Incertezza, insicurezza, insana competizione con gli altri. Un contesto ideale per la prosecuzione del mobbing governativo.

 

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mer, apr 11, 2012  Roberta Buscherini
Tutti con i nostri marò
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mer, apr 11, 2012  Roberta Buscherini
Scuola: sindacati dicono NO alla proposta di legge Aprea
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Sindacati e rappresentanti della scuola si mostrano disconformi con la proposta di legge Aprea sulla revisione degli organi collegiali. Considerano che si tratta di un “attentato alla scuola pubblica” che costruirà scuole di classe A e scuole di classe B.

 

Il rappresentante di Gilda degli Insegnanti, Rino di Meglio, denuncia che la proposta di legge non mostra nessun rispetto per i limiti dettati dalla Costituzione all’autonomia scolastica. In merito a questo considera che “le norme che regolano l’autonomia delle scuole non possono essere stabilite da gruppi politici ristretti”.

 

Inoltre, assicura che “questa proposta non prevede l´istituzione di organi di controllo che vigilino sull´attività delle scuole autonome e non esplicita i contenuti degli statuti delle singole scuole”. La Gilda degli Insegnanti ha mostrato la sua preoccupazione per la dequalificazione del ruolo del personale docente “che nel Consiglio dell´autonomia hanno ben poca voce e la cui funzione, invece, deve essere quella di garanti della natura pubblica della scuola statale”.

 

La responsabile nazionale Cultura e Istruzione di Italia dei Valori, Giulia Rodano, dichiara invece che “con il rifiuto di discutere in aula la proposta di legge Aprea, Pdl e Pd gettano definitivamente la maschera: la scuola pubblica non costituisce per loro un bene imprescindibile. Il disegno di legge della deputata Pdl pone, infatti, i presupposti normativi affinché, ogni istituto scolastico pubblico del nostro Paese possa avere uno statuto autonomo, con facoltà di decisione sull’offerta formativa, sulle partnership con i privati, sui criteri di autovalutazione interna: ce n’è abbastanza per creare scuole pubbliche di serie A e scuole pubbliche di serie B, con buona pace del diritto all’istruzione sancito dalla Costituzione”.

 

 

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mer, apr 11, 2012  Roberta Buscherini
Il Consiglio dei Ministri approva la mobilità dei militari verso altre amministrazioni
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Il 2024 è l’anno fissato per il Governo come termine per applicare la riforma dello strumento militare che prevede, talaltro, la mobilità degli appartenenti all’Esercito Italiano verso altre amministrazioni come misura di reinserimento nel mondo lavorativo.

 

Il primo obbiettivo del governo con questo rinnovo è riformare le strutture, l’organizzazione e gli organici del personale militare e civile del Ministero della Difesa. Basicamente ci sono due punti importanti da segnalare, per quel che riguarda la riforma:

 

-    Attuazione di strumenti operativi migliorati tecnologica e qualitativamente. Il governo considera che sono indispensabili davanti al rischio di terrorismo internazionale, la minaccia delle armi di distruzione di massa e l’instabilità di alcune aree del Mediterraneo e del Medio Oriente.
-    Contenzione di costi. Una misura che viene inclusa nella strategia generale di riduzione di costi avviato dal governo di Mario Monti. Oggi, il limite di risorse che il Paese può destinare a questa funzione, secondo il governo, è dello 0,84% del PIL (a fronte di una percentuale che, nel 2004, era dello 1,01% e che attualmente negli altri Paesi europei è, in media, dell’1,61%). Di tali risorse, peraltro, il 70% è “assorbito” dalle spese per il personale. Ne consegue che le spese destinabili all’operatività dello strumento militare e all’investimento sono limitate, rispettivamente, al 12% e 18%.

 

Il Ministro di Difesa, Gianpaolo di Paola, considera che questa riforma è in grado di garantire una razionalizzazione delle risorse più efficace e consente a Esercito, Marina e Aeronautica Militare di adeguarsi agli standard di qualità degli altri Paesi, con l’obiettivo di riequilibrare la spesa della Difesa, portando al 50% quella per il personale ed al 25% sia le spese per l’addestramento sia quelle per gli investimenti.

 

 

Qui puoi vedere la conferenza stampa del Ministro di Paola:

 

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