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Archivi al giorno giugno 8th, 2012

ven, giu 8, 2012  Roberta Buscherini
Ospedali italiani a rischio sismico!!!!
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Vecchi, vecchissimi, e perlopiù a rischio sismico: è la fotografia degli ospedali italiani. Un buon numero di strutture sanitarie è infatti addirittura secolare. Basti pensare che il 15% è stato costruito prima del ’900. E’ quanto emerge dalla tabella in possesso dell’Adnkronos Salute – fornita dalla Protezione Civile – in cui vengono classificati gli ospedali per anno di costruzione, dividendoli per regione e per periodo: da prima del 1800 fino ai giorni d’oggi.

 

 

 Tra le strutture edificate prima del ’900, ben 74 ospedali (9% del totale) risalgono addirittura a prima del 1800, in piena rivoluzione francese. Nel complesso, il 35% delle strutture è stato costruito prima della Seconda guerra mondiale e solo il 9% negli ultimi venti anni.

 

 

Insomma, ospedali vecchi, molti dei quali costruiti prima dell’avvento del cemento armato. “Gli edifici più datati – spiega Daniela Pedrini, presidente Siais (Società italiana dell’architettura e dell’ingegneria in sanità) – sono stati realizzati con le normative sismiche del tempo e oggi necessitano senza dubbio di adattamenti importanti per essere al passo con le nuove norme. Questo implica non solo l’adeguamento delle strutture, ma anche degli elementi non strettamente strutturali e degli impianti, così da garantire la piena funzionalità e sicurezza dell’intero complesso ospedaliero”.

A mettere in guardia dai rischi legati all’età è anche l’ingegnere Giuseppe Paradiso, responsabile tecnico aziendale della Gedi di Altamura (Bari), gruppo specializzato nell’edilizia ospedaliera.

 

 

Secondo l’esperto, gli ospedali più vecchi “sono da considerarsi tutti a rischio sismico. Il mancato utilizzo di cemento armato li rende infatti più fragili. Ma anche quelli per i quali è stato impiegato il cemento armato, costruiti prima del terremoto in Irpinia (1980), vanno comunque considerati a rischio. Le regole erano infatti pressoché inesistenti. Si costruiva senza pensare al territorio, a volte senza fare gli opportuni accorgimenti statici”.

 

 

Le cose sono ovviamente cambiate con l’inasprirsi delle regole e dei vincoli antisismici. “Negli ultimi 10 anni – spiega Paradiso – le norme in materia si sono fatte molto più stringenti. Oggi gli ospedali vengono costruiti utilizzando materiali più flessibili, come il ferro, capaci di resistere a pesanti sollecitazioni. Naturalmente con il passare degli anni si sono modificate anche le tecniche di costruzione”. Ma la strada da percorrere è ancora lunga. “Numerosi edifici costruiti di recente – il caso dei capannoni crollati in Emilia è emblematico – sembrano comunque non reggere l’urto di terremoti di un certo livello”, aggiunge l’ingegnere.

 

 

Regole più ferree, ma non solo. Per la Pedrini, “il problema è che le normative sono andate avanti, ma gli adeguamenti per la sicurezza, a causa delle scarse risorse, sono state fatte a macchia di leopardo. I fatti di cronaca di questi giorni devono riportare l’attenzione anche sull’importanza della figura dell’ingegnere ospedaliero, che è chiamato a rivestire un ruolo sempre più strategico e di responsabilità all’interno del Servizio sanitario nazionale. Al contempo – aggiunge il presidente Siais – ci auguriamo che i fondi destinati all’edilizia sanitaria vengano sempre più erogati per la costruzione di nuove strutture ospedaliere e per mantenere efficienti e sicure quelle già esistenti”.

 

 

Anche per l’ingegner Paradiso, “il problema è che si vuole risparmiare, a volte a scapito della sicurezza. Ecco perché andrebbe rivisto il sistema delle gare d’appalto e la logica di aggiudicazione di queste gare. Ad esempio sarebbe necessario eliminare le gare al massimo ribasso, privilegiando invece le offerte tecnicamente migliori e allo stesso tempo più vantaggiose economicamente”.

 

 

Dall’indagine, che ha preso in esame 802 ospedali, risalta soprattutto un dato: le strutture più vecchie, risalenti a due secoli fa (74 in totale), si trovano principalmente in Piemonte (16), in Campania (12) e nel Lazio (11). Ben 9 ce ne sono anche in Toscana; 7 nelle Marche; 6 in Emilia Romagna; 5 in Umbria e in Puglia; 2 in Liguria. Del periodo che va dal 1801 al 1900 fanno parte 51 ospedali. Si trovano: 11 in Puglia; 7 in Emilia Romagna e Lombardia; 5 in Piemonte e in Toscana; 4 in Campania; 3 nelle Marche; 2 in Liguria e in Sicilia; 1 in Valle D’Aosta, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Lazio e Sardegna.

 

 

Nel periodo che va dall’inizio del 1900 al 1940 sono state costruite 158 strutture che ancora fanno parte della rete attiva degli ospedali. Questa la loro distribuzione geografica: 20 in Piemonte; 19 in Emilia Romagna; 16 in Lombardia; 15 in Sicilia e in Liguria; 14 nel Lazio; 12 nelle Marche; 11 in Puglia; 9 in Toscana; 8 in Campania; 6 in Calabria; 4 in Veneto; 2 in Umbria e nella Provincia autonoma di Trento.

 

 

Un altro dato che balza agli occhi analizzando la tabella fornita dalla Protezione Civile è quello relativo agli ospedali costruiti negli ultimi venti anni: sono solo 74 (il 9% del totale), di cui circa la metà (33) in Veneto.

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ven, giu 8, 2012  Roberta Buscherini
151 Aniversario della Marina Militare a Venezia
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In occasione della celebrazione del 151 anniversario della Marina Militare, che quest’anno si svolgerà a Venezia, il Capo di Stato Maggiore, Ammiraglio di Squadra, Luigi Binelli Mantelli, ha voluto rivolgere un messaggio di augurio alla famiglia “Marina”. L’Ammiraglio nel ricordare l’impresa di Luigi Rizzo a Premuda e i 50 anni della Scuola Navale Militare Francesco Morosini, ha commemorato le vittime del sisma in Emilia Romagna e rivolto il proprio pensiero ai fucilieri del Reggimento San Marco “ingiustamente — ha detto — trattenuti in India”. Il Capo di Stato Maggiore ha quindi ringraziato uomini e donne, personale militare e civile impegnato quotidianamente a sostenere la Forza Armata con spirito di sacrificio e abnegazione.

 

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ven, giu 8, 2012  Roberta Buscherini
Gli infermieri della Polizia di Stato si manifestano!!!!
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Il prossimo lunedì 11 giugno è stata convocata una manifestazione da parte degli infermieri della Polizia di Stato per esigere la riforma del loro ruolo e la definizione degli ambiti di competenza. È stato il Collegio Ipasvi di Roma a fare le denunce: “L’esigenza di riformare in profondità il ruolo degli infermieri all’interno della Polizia e gli ambiti di competenza di questi professionisti non è più rinviabile”. In questo senso, i professionisti sanitari dentro della polizia stanno reclamando “ una piena dignità professionale per gli infermieri in Polizia”, spiega l’Ipasvi, e a far accogliere la richiesta avanzata dal Consap, di “bandire il prossimo concorso pubblico prevedendo l’inquadramento dei nuovi colleghi nel ruolo più adeguato di Perito tecnico della Polizia di Stato”.

 

 

Secondo il Collegio, negli ultimi anni gli infermieri lavorano in “condizioni proibitive”, per questo motivo considerano che l’unica soluzione sarebbe allineare le condizioni di lavoro e retributive degli infermieri impegnati nella Polizia di Stato a quella dei colleghi che operano in altri ambiti della sanità militare e civile. “Gli infermieri – sottolinea ancora l’Ipasvi – sono oggi professionisti di primo livello, formati in ambito universitario e custodi di competenze esclusive nel campo dell’assistenza”. Inoltre i rappresentanti degli infermieri ricordano che questi professionisti devono “sopportare con abnegazione il peso crescente della responsabilità e del rischio professionale. Meritano certamente un inquadramento adeguato al loro rango e all’insostituibile servizio che forniscono ogni giorno alla collettività”.

 

 

Gli infermieri e la Crisi

Il Collegio considera che questa professione è stata colpita “in modo particolare” dalla crisi e, per superarla “non possono bastare provvedimenti di puro contenimento della spesa, ma soprattutto in ambito sanitario ma è necessario innovare i modelli organizzativi e i processi di erogazione dei servizi e delle prestazioni”.

I rappresentanti degli infermieri considerano che la professione non è valorata abbastanza ed è necessario un “riposizionamento in campo formativo, organizzativo e assistenziale, con una grande attenzione rivolta al contesto socio-economico e alla qualità dei servizi”.

 

La manifestazione è prevista per lunedì 11 giugno, a Castro Pretorio.

 

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