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Archivi al giorno giugno 16th, 2012

sab, giu 16, 2012  Roberta Buscherini
Situazione “pericolosa per la salute” delle carceri italiane
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La mancanza di risorse e di personale nelle carceri italiane è diventata pericolosa per la salute, è una denuncia realizzata dalla Federazione Italiana Medici di Medicina Generale che, inoltre, critica la mancata volontà di risolvere i problemi da parte delle Direzioni Generali delle Asl.
In questo senso, e secondo ricorda il quotidiano Barisera, il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri  del primo aprile 2008 prevedeva il trasferimento delle risorse finanziarie e delle competenze gestionali e organizzative in materia di sanità penitenziaria dal Ministero della Giustizia al Servizio Sanitario Nazionale, compresi i rapporti di lavoro del personale medico che lavora nelle strutture penitenziarie. Di fatto, “l’assistenza penitenziaria di base è stata inserita nell’area della Medicina Generale erogata nel territorio. I medici impegnati all’interno delle carceri si sentono lasciati soli ad affrontare i problemi dei detenuti a loro affidati”.

 
Il dottore Filippo Anelli, segretario regionale della Fimmg a Puglia, considera che la situazione è “paradossale. Ci troviamo di fronte a un considerevole sovraffollamento dei detenuti che in alcune situazioni supera il 100 per cento dei posti disponibili: in Puglia circa 4.500 reclusi per 2.350 posti. Ciò nonostante, il personale sanitario non è aumentato e in alcune situazioni è addirittura diminuito!”.


La situazione a Puglia è paragonabile alla maggior parte di prigioni italiane, “sono a rischio le attività di prevenzione e controllo delle malattie infettive che in carcere presentano una frequenza e un rischio di diffusione ben maggiore che nella comunità libera (Hiv, epatiti virali, tbc, lue e altro). Sono pure compromesse le attività di assistenza ai detenuti affetti da malattie mentali, anch’esse particolarmente fre­quenti e a rischio, come testimoniato dai numerosi casi di suicidio nelle carceri anche italiane. Stesso discorso per le prestazioni specialistiche ambulatoriali: nelle carceri non vengono più garantite le urgenze specialistiche (prima assicurate dall’amministrazione penitenziaria), provocando inevitabilmente un incremento (più del 100% in alcuni casi) del numero dei detenuti che escono dal carcere per andare nelle strutture sanitarie esterne”.

 
L’Esempio di Bari
Forse è una delle carcere che attraversa una situazione peggiore per quel che riguarda i servizi sanitari e la salute dei loro detenuti. Il Sappe, sindacato autonomo polizia penitenziaria, ha già denunciato che “nel carcere di Bari vengono inviati detenuti da altre carceri con gravissime patologie che non trovano posto nel centro clinico per mancanza di posti, per cui sono costretti a vivere nelle normali celle con gravissimi rischi per la propria e altrui salute”.

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