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Archivi al giorno luglio 3rd, 2012

mar, lug 3, 2012  Roberta Buscherini
Muore Ugo Foschini: orgoglio della Marina Militare
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foto: agi

Ugo Foschini, ammiraglio della Marina Militare e un esempio di coraggio per tutti, è morto ieri a Roma. Aveva quasi 96 anni. Sei anni fa vinse a Napoli la Velalonga e in questo modo diventava lo skipper più anziano del mondo.

 

Ugo Foschini: Orgoglio Italiano

-          1964, vince la regata Lisbona-Bermuda di 3.464 miglia comandando il ‘Corsaro II’.

-          1968, al comando dell’ “Amerigo Vespucci”, risalì e ridiscese a vela il Tamigi fino a Londra.

-          1970, è nominato addetto navale, militare, aeronautico e per la Difesa per la fascia dell’ America centrale. Ne approfitta l’occasione per imprese anche in quella parte di mondo

-          1972, al comando del ’Boomerang’, vinse il campionato venezuelano di vela d’altura.

-          1973, esplora in barca le Galapagos sulle orme di Darwin, torna sul continente e risale l’ Orinoco in piroga segnando ancora una tappa nell’avventura. Fino a poco tempo fa, ogni settimana era in mare e in ogni stagione, con un obiettivo preciso: trasmettere alle nuove generazioni la passione per il mare e per la vela

-          2003, lo Stato Maggiore della Difesa lo nomina “Commodoro dello sport velico della Marina Militare”.

 

Sul “Vespucci” l’ammiraglio non aveva dubbi: «È la più bella nave del mondo». Su quella nave-scuola di cui divenne poi comandante, d’altra parte, Foschini era stato anche allievo dopo il suo ingresso nella Regia Accademia Navale nel 1935, non troppo disciplinato. «Rischiai di essere radiato – raccontava – dopo essermi lanciato in un tuffo carpiato dal pennone dell’albero di maestra della nave. La tentazione, per me che avevo fatto tuffi da piattaforma fin da ragazzino, era troppo forte».

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mar, lug 3, 2012  Roberta Buscherini
Polizia Penitenziaria: Rebibbia, un penitenziario alla moda
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“Tutto questo rientra nel nostro modo di concepire la riabilitazione delle donne detenute e di salvaguardare, al contempo, la sicurezza dei cittadini. Il periodo estivo, come anche il periodo natalizio e delle festività in genere, acuisce la sensazione di isolamento delle detenute, favorendo l’insorgere di patologie di tipo depressivo; (…) cerchiamo di tutelare, il più possibile, il benessere psico-fisico dei detenuti. Anche questo è un nostro compito istituzionale”. Parola di Giuseppe Cangemi l’assessore agli Enti Locali e Politiche per la Sicurezza della Regione Lazio.

 

Parole importanti e sentite pronunciate in un’occasione speciale per tutte le detenute del carcere romano di Rebibbia: la chiusura del progetto Donna Sempre che ha visto sfilare in passerella modelle e detenute con la stessa dignità e la stessa testa alta.

 

Un progetto quello di “Donna sempre”, finanziato e patrocinato dall’assessorato agli Enti Locali e Politiche per la Sicurezza della Regione Lazio e organizzato dall’associazione Gruppo Idee, che è mirato alla formazione attraverso l’insegnamento di competenze professionali in ambito moda, prevedendo anche un coinvolgimento attivo e facoltativo nella preparazione dell’evento finale con la prospettiva di un vero e proprio inserimento professionale all’interno del settore moda.

L’evento conclusivo di questo vero e proprio percorso professionale dedicato alle detenute di Rebibbia si è svolto davanti a diverse autorità tra cui il provveditore del Lazio del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Maria Claudia Di Paolo, il vice direttore della struttura carceraria, Gabriella Pedote, il comandante della Polizia penitenziaria locale, Dario Pulsinelli e ovviamente moltissime detenute.

 

“Abbattiamo il pregiudizio e il brutto con moda, eleganza e colore – dichiara la stilista Sabrina Minucci – per questo crediamo in un progetto che ha finalità certo, di recupero sociale, ma anche ludiche e di leggerezza”.

 

Anche Zarina Chiarenza, presidente dell’Associazione Gruppo Idee, nel suo intervento pone l’accento sul divertimento e la spensieratezza che gravita intorno a questo progetto, ma sottolinea anche come “Donna Sempre” diventi uno strumento, “una provocazione per accendere i riflettori sul mondo delle carceri e sensibilizzare alla problematica della detenzione”.

 

Foto: garantedetenutilazio

Non va dimenticato infatti che a dispetto dei percorsi costruttivi e fondamentali per il recupero sociale, nella sezione femminile del penitenziario di Rebibbia vivono 380 detenute a fronte di una capienza che ne vorrebbe solamente 290. Solo il 30% di loro è italiana. La sezione femminile del carcere di Rebibbia è il più affollato d’Italia e detiene anche il maggio numero di madri detenute insieme ai loro figli: sono 14 infatti i bambini sotto i 3 anni, reclusi insieme alle mamme.

 

Questo è il vero dramma di Rebibbia: i bambini in carcere. E proprio per loro si è iniziata a parlare di I.C.A.M., ovvero un “Istituto di Custodia Attenuata per Madri detenute”. In poche parole un luogo da destinare alle detenute con figli piccoli sempre nei pressi del penitenziario.

 

Purtroppo però come accade spesso in Italia per i progetti di miglioramento di condizioni sociali precarie “il funzionamento degli ICAM deve ancora essere disciplinato con apposito regolamento e comunque non risulta adottata sin qui alcuna fonte di rango normativo, regolamentare o di altro genere che ne definisca in modo organico e unitario i compiti e le attribuzioni sul piano strutturale e ordinamentale’.

 

Vale a dire, al momento è tutto fermo, gli ICAM rimangono delle idee senza sviluppo concreto, seppure delle ottime idee. I bambini continuano a crescere dietro le sbarre e le autorità continuano a vomitare progetti e percorsi che rimangono senza applicazione. Niente di nuovo in fondo, perché stupirsi? È la triste realtà di un’Italia al collasso.

 

Fonti: Ristretti.org, Giroma.it, Ibidem

 

 

 

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