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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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Archivi al giorno agosto 1st, 2012

mer, ago 1, 2012  Roberta Buscherini
Carabiniere rapito a Yemen: Alessandro Spadotto sta bene e sarà liberato fra due giorni
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Il carabiniere rapito lo scorso week end a Yemen sarà liberato entro due giorni. Così l’ha detto il rapitore, Ali Naser Huraidkan, in una dichiarazione telefonica all’agenzia di stampa yemenita Mareb Press.

 

 

Alessandro Spadotto, rapito mentre era in abiti civili domenica scorsa in una zona commerciale di Sanaà, la capitale yemenita, è responsabile della sicurezza dell’ambasciata italiana a Sanàa,

Il responsabile della vicenda ha deciso di rilasciare Alessandro grazie alle positive “mediazioni in corso tra i capi tribù” e rappresentanti del governo centrale yemenita, come riferisce Huraidkan, appartenente alla tribù al-Jalal.

“Ho avuto un incontro ieri con una commissione di mediatori e ci rivedremo oggi – ha spiegato Huraidkan – Ieri abbiamo raggiunto alcuni obiettivi e spero che la questione venga risolta in modo da poterlo liberale oggi o domani”. Lo stesso rapitore ha confermato di non appartenere ad alcun partito politico, nè a un’organizzazione terroristica. “Le mie richieste sono personali, tra me e lo Stato yemenita. Il rapimento dell’italiano è un mero esercizio di pressione sul govermo yemenita”, ha spiegato.

 

Carabiniere rapito Yemen: Cosa chiedeva il rapitore?

 

-       L’annullamento del divieto di espatrio per lui,

-       Un risarcimento economico e la restituzione delle somme di denaro che gli sono sottratte mentre era in prigione, secondo ha dichiarato.

Infatti,  l’uomo era stato arrestato a gennaio con l’accusa di aver ucciso diversi soldati yemenita, ma era stato poi liberato in cambio del rilascio di un operatore norvegese dell’Onu che era stato rapito dalla sua tribù.

D’altra parte ha assicurato non avere richieste per il governo italiano. In questo modo, Alessandro “è solo una carta per fare pressione nei confronti del governo yemenita perché nessuno ha ascoltato le mie richieste. Vorrei che il governo yemenita collaborasse con me per risolvere al più presto questa questione”. Per concludere, il rapitore ha assicurato che Spadotto sta bene.

 

 

 

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mer, ago 1, 2012  Roberta Buscherini
Carabiniere vince causa contro il Ministero. Causa? Lo Stress
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Il TAR d Genova da ragione ad un carabiniere in un processo contro il Ministero per Stress.

 

Un carabiniere, addetto alle intercettazioni, ha citato il Ministero della Difesa in tribunale per il no riconoscimento di una “sindrome o disturbo dell’adattamento” come “causa di servizio” e ha vinto. I carabiniere sanno quanto può essere duro questo tipo di lavoro.

 

Il carabiniere in questione, ingrassato e depresso per il tipo di lavoro in cui era impegnato e a causa della vita sregolata e  dallo stress accumulato, ha accusato una “sindrome o disturbo dell’adattamento”. Dopo aver inutilmente chiesto il riconoscimento delle sue patologie come “causa di servizio”, ha citato il ministero della Difesa.

 

Il TAR di Genova, oltre a bollare come “generiche ed ellittiche” le formule espresse dal Comitato di verifica per le cause di servizio, che aveva negato al carabiniere la dipendenza delle patologie accusate dal militare con il servizio, ha stabilito, citando una consolidata giurisprudenza,  che non è necessario che vi sia “il nesso di causalità esclusiva” con il servizio ma che la patologia “accusata dal militare consegua da rapporto di semplice concausa con il servizio prestato”.

 

 

 

 

 

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mer, ago 1, 2012  Roberta Buscherini
Dipendenti Pubblici: Forze dell’Ordine e Causa di Servizio
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La non coincidenza tra parere del comitato e giudizio della C.M.O, non vizia il diniego del riconoscimento della causa di servizio

 

Il principio è statuito nella Sentenza del Consiglio di Stato – Sez. IV – nr. 04049/2012 del 09/07/2012 relativa al ricorso di un appartenente all’Arma dei Carabinieri che impugnava la sentenza con la quale il T.A.R. del Lazio confermava il diniego opposto a una sua istanza di riconoscimento di causa di servizio ed equo indennizzo per patologie insorte durante il periodo di servizio per lungo tempo svolto dall’istante in qualità di “idraulico” e respinte su parere conforme del Comitato di Verifica per le Cause di Servizio, dopo che invece la competente Commissione Medica Ospedaliera si era espressa nel senso della dipendenza delle affezioni dal servizio.

 

Il Consiglio di Stato nel rigettare il ricorso di appello ha statuito il principio che dalla situazione di contrasto fra il parere del Comitato di Verifica e l’opposto avviso in precedenza espresso dalla Commissione Medica Ospedaliera non scaturisce un obbligo motivazionale particolarmente intenso in ordine alla conclusione della ritenuta non dipendenza dal servizio delle patologie accusate.

 

Al contrario, come affermato da una consolidata giurisprudenza in materia, la variegata e qualificatissima estrazione tecnica dei componenti del Comitato, organo nel quale sono presenti professionalità mediche, giuridiche ed amministrative, e la più completa istruttoria da questo esperita, non limitata ai soli aspetti medico-legali, sono garanzia circa l’attendibilità della determinazione assunta; con la conseguenza che l’Amministrazione non ha alcun obbligo di motivare le ragioni della preferenza accordata al parere obbligatorio reso dal Comitato (cfr. ex plurimis Cons. Stato, sez. III, 23 novembre 2011, nr. 6180; Cons. Stato, sez. VI, 23 febbraio 2011, nr. 1115; id., 17 ottobre 2008, nr. 5054; Cons. Stato, sez. IV, 10 dicembre 2007, nr. 6333).

 

Ne discende, fra l’altro, che la semplice non coincidenza tra il parere del Comitato e l’avviso espresso dalla C.M.O., proprio in ragione del ben diverso livello di approfondimento rimesso a ciascun organo, è inidonea a configurare un vizio del provvedimento di diniego suscettibile di sindacato da parte del giudice amministrativo.

 

Al riguardo, il Consiglio di Stato ha ribadito il principio che il sindacato giurisdizionale esperibile sulle valutazioni tecniche degli organi medico-legali circa la dipendenza da causa di servizio dell’infermità denunciata dal pubblico dipendente è limitato ai profili di irragionevolezza, illogicità o travisamento dei fatti. Di conseguenza al giudice amministrativo spetta una valutazione esterna di congruità e sufficienza del giudizio di non dipendenza, relativa alla mera esistenza di un collegamento logico tra gli elementi accertati e le conclusioni che da essi si ritiene di trarre, laddove l’accertamento del nesso di causalità tra la patologia insorta ed i fatti di servizio, in cui si sostanzia il giudizio sulla dipendenza o meno dal servizio, rappresenta un tipico esercizio di attività di merito tecnico riservato all’organo di verifica delle cause di servizio (cfr. Cons. Stato, sez. V, 13 aprile 2012, nr. 2093; Cons. Stato, sez. IV, 16 maggio 2011, nr. 2959; id., 6 maggio 2010, nr. 2619).

 

Più in generale, si è affermato che nelle controversie aventi ad oggetto il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio delle infermità sofferte da pubblici dipendenti, anche ai fini della liquidazione dell’equo indennizzo, il sindacato che il giudice della legittimità è autorizzato a compiere sulle determinazioni assunte dagli organi tecnici, ai quali la normativa vigente attribuisce la competenza in materia, deve necessariamente intendersi limitato ai soli casi di travisamento dei fatti e di macroscopica illogicità, nonché alla verifica della regolarità del procedimento (cfr. Cons. Stato, sez. III, 27 gennaio 2012, nr. 404; id., 9 marzo 2010, nr. 3827).

 

Ne discende la mancanza di margini per l’effettuazione di ulteriori attività istruttorie (consulenze tecniche), non essendovi motivo per l’organo giurisdizionale di sovrapporre una propria valutazione medico-legale, espressa per il tramite del C.T.U., a quella riservata all’Amministrazione, esercitando così un non consentito sindacato di merito tout court.

 

 

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mer, ago 1, 2012  Roberta Buscherini
Marina Militare: le guardie giurate sulle navi antipirateria dovranno superare un corso
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Novità per le guardie giurate che collaborano con la Marina Militare nelle operazioni antipirateria.
Il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, ha informato l’avvio di un decreto, entro l’anno, che obbligherà le guardie giurate che prestano servizio a bordo delle navi dirette in zone a rischio pirateria, a superare non solo un corso basico destinato agli addetti alla sicurezza sussidiaria ma anche un secondo corso specifico sulle operazioni antipirateria.

 

Secondo il ministro, si tratta di un provvedimento ”la cui stesura ha presentato un notevole grado di complessità ed ha richiesto una laboriosa fase istruttoria”. Il testo ora ha ottenuto l’ok ”delle Amministrazioni interessate ed è stato inviato al Consiglio di Stato per il relativo parere”.
Il ministro ha comunque puntualizzato che la legge 130 del 2 agosto scorso ”affida alle nostre forze militari un ruolo centrale e primario nell’azione dispiegata a favore della armatoria italiana. Ruolo, peraltro, che, in considerazione della natura e qualità dei beni giuridici coinvolti, costituisce la prima essenziale forma di presidio degli interessi nazionali in questo specifico settore, solo in mancanza del quale è possibile ricorrere alla utilizzazione di guardie giurate private”.

 

Nella nuova norma viene posta speciale attenzione alle modalità di imbarco e sbarco delle armi –ha detto il ministro- “in una prospettiva funzionale che tende ad assecondare, accanto a quelle di controllo, esigenze di semplificazione. Infatti – ha aggiunto – le armi possono essere imbarcate non solo dal territorio nazionale ma anche dai porti limitrofi alle zone a rischio di pirateria. Tale previsione, esplicativa di quanto stabilito a livello primario, consente di limitare la disponibilità delle armi a bordo per il tempo strettamente necessario ai servizi di protezione, tenuto conto che nella maggior parte dei casi le rotte delle navi non sono programmate prima della partenza, ma stabilite quando le imbarcazioni si trovano già in spazi marittimi esteri”.

 

Quanto alla formazione delle guardie giurate, ha detto ancora Cancellieri, ”la legge accorda preferenza agli operatori della sicurezza privata che abbiano prestato servizio nelle Forze Armate, anche come volontari, dando quindi risalto al requisito della professionalità”.

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