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Archivi al giorno settembre 1st, 2012

sab, set 1, 2012  Roberta Buscherini
Polizia e calcio: chi paga?
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Foto: Roma easy

È ricominciato il campionato di calcio e con lui, polemiche e problemi vecchi e nuovi. Non mi riferisco certo a errori arbitrali, arbitri di porta e scommesse clandestine. Tutti questi argomenti infatti fanno parte del mondo del calcio da sempre. Ma quando l’universo del pallone si intreccia con le nostre tasche allora il problema diventa serio.

 

Nonostante i tagli all’organico e alle risorse, la polizia infatti dovrà schierare 6000 uomini ogni domenica per garantire l’ordine pubblico e il regolare svolgimento delle partite, per un costo approssimativo di 40 milioni di euro. E chi li paga? La risposta è sempre la stessa: noi  attraverso le nostre tasse.

 

Da qui l’indignazione più che giustificata del segretario generale del sindacato di polizia Siulp Felice Romano: “è inaccettabile impiegare migliaia di uomini ogni fine settimana a spese del contribuente (…) La polizia subisce tagli ed è sotto organico di 11 mila unità? E allora il calcio e tutte le manifestazioni a scopo di lucro, sportive e non, devono pagare un contributo per il servizio straordinario di ordine pubblico (…) Come già oggi fanno le società concessionarie autostradali, le Ferrovie e le Poste, va pagato un contributo per le corpose spese aggiuntive che vengono sostenute dallo Stato. Non chiediamo che sia pagato lo stipendio agli uomini impiegati ogni fine settimana, ma che si contribuisca alle spese aggiuntive: indennità varie e spese straordinarie sostenute. Mi sembra una richiesta assolutamente ragionevole”.

 

E la FIGC come risponde? Dalle parole del presidente Giancarlo Abete, pubblicate su un quotidiano nazionale, si percepisce molta comprensione rispetto a una richiesta certamente non nuova.

Da qui a offrirsi di contribuire finanziariamente però la strada è lunga; Abete sottolinea come l’introduzione degli stewards, a carico delle società, sia già stato un modo per alleviare il peso alla polizia rispetto all’ordine pubblico. Rincara poi la dose ricordando che le tasse pagate dal mondo del calcio allo stato ammontano già a un miliardo e trecento milioni di euro annui.

 

Va precisato che un eventuale contributo delle società calcistiche per la sicurezza degli stadi non può essere comunque deciso dalla FIGC, bensì dal Viminale che al momento non ha ritenuto opportuno un intervento in questa direzione.

 

La riflessione nasce spontanea: è innegabile che il comparto sicurezza abbia subito gli effetti negativi della spendig review, con tagli non solo in ambito di risorse ma anche e soprattutto in termini di uomini. È innegabile anche che le tasse vengano pagate sia dal comparto calcio che da tutti gli altri cittadini che con il calcio non c’entrano niente e che la quota di pagamento è diversa in base agli incassi percepiti, dunque più le tasse sono alte e più si è guadagnato. Pensare però che soldi pubblici vengano impiegati per garantire l’ordine durante lo svolgimento di una gara sportiva è ai limiti del ridicolo. Non accade in nessun altro paese al mondo, tanto più se si considera la situazione italiana, nella quale la pressione fiscale per arginare un debito pubblico sempre più grande è a livelli mai visti.

 

E allora è vero che spetta al Viminale la richiesta di un contributo incisivo dei club, ma una mano sulla coscienza anche la FIGC forse dovrebbe mettersela.



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