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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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Archivi al giorno settembre 3rd, 2012

lun, set 3, 2012  Roberta Buscherini
Mobilità enti pubblici: la fuga dei dipendenti
3 (60%) 1 Vota Questo Articolo

“Dopo la deliberazione del governo Monti sui parametri per la soppressione e/o il mantenimento delle province viene riscritta la geografia dell’Italia così come l’abbiamo conosciuta a scuola: rimangono in vita circa la metà delle province esistenti comprese le città metropolitane ”.  

 
Questo il commento del vice direttore  di Legautonomie Moreno Gentili all’articolo 17 del dl 95/2012 che mira a rivoluzionare l’assetto amministrativo del nostro bel paese nell’ottica della famigerata spending review, quindi, detto in termini più semplici e chiari, nell’ottica del risparmio.
In realtà però da una relazione tecnica svolta dallo stesso governo proprio su questa legge 95 del 6 luglio 2012 che rivoluzionerà non solo la geografia ma interi settori di interesse sociale come i trasporti e la sanità per fare solo due esempi, non emergono dati certi su quanto sarà l’ammontare del guadagno: “Si tratta di una norma procedurale e, pertanto,  non è possibile allo stato attuale quantificarne gli effetti finanziari, posto che questi potranno essere rilevati solo successivamente, al completamento dell’iter. (… ) L’effettiva quantificazione dei risparmi di spesa sarà possibile solo dopo l’individuazione delle singole funzioni, da effettuare con successivo decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri da adottarsi entro sessanta giorni dall’entrata in vigore del presente decreto .
Detto in altri termini è una legge al buio che non si sa quanto e se ci farà risparmiare; perché, è giusto dirlo: essendo tutto così vago e rimandato agli effetti post applicazione è ragionevole pensare che possano anche non prodursi vantaggi economici come negli intenti del legislatore.
Di certo e su questo non ci sono dubbi, i primi effetti di questa legge li hanno subiti e prodotti i dipendenti, che in massa, stanno lasciando il loro posto di lavoro in provincia avvalendosi dell’articolo 30 del dlgs 165/2001 che prevede la mobilità volontaria e il trasferimento verso altre amministrazioni.

 

 

 

 

Mobilità dipendenti pubblici

 

 

 

L’esodo di massa dei dipendenti delle attuali province è dettato da due grandi interrogativi che questa riforma ancora non ha risolto rispetto alle risorse umane.
Il primo interrogativo riguarda il rischio esubero; tra le iniziative della diabolica spending review infatti c’è il taglio del numero dei dipendenti statali che in termini numerici si traduce in 24 mila posti di lavoro in meno tra dirigenti e dipendenti e per coloro invece che arriveranno alla soglia della pensione in meno di due anni si apre la porta della mobilità con la retribuzione mensile ridotta del 20%.

 

Il secondo interrogativo che ha portato alla fuga in massa dei dipendenti delle province verso altri lidi è l’incognita del trasferimento. Non son infatti indicate nella riforma le condizioni contrattuali e logistiche di eventuali spostamenti in altri enti locali siano essi regioni o comuni.

 

L’unione di questi due forti dubbi pendenti sul proprio futuro hanno quindi fatto scattare un esodo di massa verso la mobilità volontaria. Esiste solo un rischio fondato che ancora non è stato affrontato: gli enti provinciali potrebbero bloccare le richieste di mobilità volontaria costringendo di fatto alcuni dipendenti a subire le conseguenze di questa riforma sulla propria pelle, a proprio rischio e pericolo e senza alcuna tutela. Questa al momento è solo un’opzione, mai verificata che, se trovasse concretezza, bloccherebbe certamente questa diaspora crescente, ma non risolverebbe di fatto il problema, creandone invece di ulteriori.

 

Fonti: Legautonomie.it // Leggioggi.it

 

 

 

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lun, set 3, 2012  Roberta Buscherini
Pensioni Militari: ad ottobre la decisione sui tagli?
4.5 (90%) 2 Vota Questo Articolo

Foto: Wikipedia

Ancora tanti dubbi sul taglio alle pensioni del personale militare. Poliziotti e soldati si chiedono, giustamente, cosa succederà con le loro pensioni in quanto la scadenza per l’applicazione delle riduzioni era fissata per il 31 luglio e ora, è stata rimandata a fine ottobre.
La Ministra Fornero difende ancora un SI, rispetto a questi tagli, ma necessita convincere l’opposizione al senato, contraria alle riduzioni.

 
Il decreto Salva Italia presentato dal Governo di Monti proponeva un taglio alle pensioni che coinvolgerebbe 400mila persone, tra militari e poliziotti, la cui età pensionabile verrebbe aumentata. Queste persone infatti, vedrebbero il passaggio in anticipo dal sistema retributivo al sistema contributivo.

 

 

Niente benefici per i Militari

 

 

Il sistema previdenziale dei militari inoltre, gode di alcuni meccanismi che consentono di fare salire il loro valore. Ad esempio, lo scivolo di 5 anni o il bonus del 10 % nel caso di “ridotte attitudini”. Questo bonus scatterebbe nel 90 % dei casi. Con l’applicazione della riforma, tali meccanismi sarebbero distrutti.
Inoltre, la riforma prevede una riduzione da 190 mila a 150 mila unità in 10 anni.
Ma non è facile la questione in quanto tutti i partiti dell’opposizione hanno detto NO. Infatti il Senato ha approvato una mozione per obbligare il governo a rispettare la “specificità” della categoria e che, per il momento, blocca il governo.
La questione che hanno sempre difeso tanto l’opposizione al governo come i principali sindacati dei militari, è la particolarità del lavoro di poliziotto e di militare. Non è lo stesso infatti, essere in ufficio fino a 70 anni dietro la scrivania che correre per la strada fino a 70 anni cercando di difendere la sicurezza dei cittadini. Non è lo stesso. Per questo motivo bisogna considerare tutte le particolarità prima di decidere sull’applicazione di un aumento dell’età pensionistica che avrebbe, conseguenze negative non solo per il personale in questione ma anche per tutta la società italiana.
Fonte: BlitzQuotidiano

 

 

 

 

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