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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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Archivi al giorno settembre 13th, 2012

gio, set 13, 2012  Roberta Buscherini
Congedo Straordinario Polizia Penitenziaria: SAPPE chiede chiarimenti
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Il Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria (SAPPE) ha inviato una lettere al Dipartimento della Amministrazione Penitenziaria per esigere alcuni chiarimenti riguardo il congedo straordinario e l’obbligo di residenza nel caso degli appartenenti alla polizia penitenziaria.
I rappresentanti sindacali denunciano che in alcuni carceri italiani le direzioni stanno rifiutando le richieste di congedo straordinario del personale sull’assunto che la visita sia stata eseguita nello stesso luogo in cui il dipendente ha fissato la propria residenza e concedono tale diritto solo in presenza di alcune verifiche.
Come se i direttori fossero in grado di sapere se una visita è più o meno importante di un’altra.

 
L’articolo 18 L.395/90, afferma che il personale della polizia penitenziaria è obbligato a risiedere nel comune in cui ha il posto di lavoro e, secondo il Sappe, la respinta delle richieste di congedo straordinario è un trattamento discriminatorio che risponde al fatto che il dipendente non ha rispettato all’obbligo di residenza previsto per gli impiegati civili dello Stato. “Una sorta di sanzione che i direttori ritengono doversi applicare”, si legge nella lettera.

 
Il SAPPE chiarisce che “il rispetto dell’obbligo di residenza del dipendente, deve ritenersi che, qualora la residenza anagrafica non corrisponda alla residenza di fatto, è di questa che bisogna tener conto con riferimento alla residenza effettiva. Inoltre, segnala che solo nei casi in cui le norme vigenti richiedano espressamente la residenza anagrafica nel comune dove è ubicata la sede di servizio perché si verifichino determinati effetti, la residenza stessa deve obbligatoriamente sussistere.
In questo senso, il SAPPE chiede delucidazioni anche per evitare interpretazioni discrezionali.

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gio, set 13, 2012  Roberta Buscherini
Responsabilità Medica: Modifiche “Inutili” al Decreto Balduzzi
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Novità sulle responsabilità professionale dei medici (comma 1 dell’art. 3): l’ultima versione del “Decreto Sanità” o “decreto Balduzzi” inviata al Quirinale per l’esame finale rappresenta alcune modifiche riguardo la prima versione. Nell’ultima bozza viene precisato che il giudice dovrà tener conto delle linee guida e delle buone pratiche accreditate dalla comunità medica e scientifica. Un’indicazione che sembra piuttosto inutile, in quanto è scontata: il medico se ha seguito le indicazioni della scienza non avrà mai nessuna responsabilità, in caso contrario, ovviamente si.

 

Ma la questione non finisce qui, alle volte, “le buone pratiche” devono essere adattate in ogni caso concreto ed è li dove si vede anche la professionalità e il buon senso del professionista.
Questa è l’opinione manifestata dal magistrato ordinario presso il Tribunale di Napoli, Antonio Lepre, il quale ha mostrato inoltre la propria incredulità riguardo il riferimento della nuova versione “che il giudice accerta la colpa lieve del medico “nel caso concreto“: non risulta che i giudici possano decidere di casi in astratto, se c’è un giudice evidentemente c’è un caso concreto portato alla sua attenzione”.
Secondo il magistrato inoltre, “non pare che la disposizione sulla responsabilità professionale rispetti i requisiti di necessità e urgenza di cui all’art. 77 della Costituzione, sicché sul punto il decreto ci sembra non conforme al dettato costituzionale; anche se evidentemente il tutto va valutato alla luce del complesso delle disposizioni contenute nel decreto”.
La seconda bozza del decreto sanità contiene, come nel caso della prima, molte lacune rispetto ad una questione così complessa come la responsabilità medica. Infatti, non ci sono miglioramenti per quel che riguarda la difesa dei medici quando le cose vanno storte e restano i dubbi sui requisiti di necessità e urgenza.
A questo punto, è necessario riflettere un po’ meglio rispetto a la questione e chiarire, davvero, le situazioni in cui un medico è responsabile oppure no davanti alla legge e ai pazienti.

 

Responsabilità Medico: Cosa dice il decreto?

Nel comma 1 dell’art.3 della versione originale del Decreto Balduzzi viene segnalata l’importanza di attenersi alle linee guida della comunità medica perché è proprio questo che dovrà tenere conto il giudice nel momento in cui debba valutare la responsabilità del professionista sanitario.
Inoltre, la norma include l’obbligatorietà di garantire una copertura assicurativa nel caso di alcune categorie considerate di rischio professionale.
L’assicurazione avviene con un fondo apposito finanziato dal contributo dei medici che ne facciano richiesta, insieme al apporto da parte di compagnie assicuratrici. Un apporto determinato in misura percentuale ai premi incassati nel precedente esercizio, e non superiore al 4 per cento del premio stesso.

 

Fonte: Quotidianosanità

 

 

 

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