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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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Archivi al giorno novembre 12th, 2012

lun, nov 12, 2012  Roberta Buscherini
TFS dipendenti pubblici: Si Torna Indietro di Un Anno. Finalmente!!!
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TFS Dipendenti Pubblici:

Ancora un’altra illegittimità mascherata attraverso una sentenza della corte costituzionale di un decreto legge italiano che per oltre due anni ha violato i principi sanciti dagli art. 3 e 36 della nostra Costituzione.

 

TFS Dipendenti Pubblici: civili e militari

tfs dipendenti pubbliciDal primo gennaio del 2010 quindi i dipendenti civili e militari dello stato italiano, a prescindere dal ruolo specifico svolto, stanno subendo una illegittima trattenuta di denaro nella propria retribuzione pari al 2,5 per cento sull’80% dello stipendio. Questa trattenuta, chiamata “opera previdenza” fu frutto dell’ex Ministro Tremonti a seguito di una errata applicazione del decreto legge 78 del 2010.
La corte costituzione ha infatti stabilito “l’illegittimità costituzionale dell’articolo 12, comma 10, del d.l. n. 78 del 2010, nella parte in cui non esclude l’applicazione a carico del dipendente della rivalsa pari al 2,50% della base contributiva, prevista dall’art. 37, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1032 (Approvazione del testo unico delle norme sulle prestazioni previdenziali a favore dei dipendenti civili e militari dello Stato) “. Lasciando la parte la giustizia e la politica e parlando di banali numeri, il danno medio provocato a ogni lavoratore si aggira intorno ai 40€ mensili.
Lo scorso 29 ottobre, il governo, per dare seguito alla sentenza di illegittimità è intervenuto con il decreto legge num. 185, il quale stabilisce però che “non si provvede al recupero a carico del dipendente delle eventuali somme già erogate in eccedenza” ma tali somme si faranno recuperare nel calcolo del trattamento di fine servizio (TFS dipendenti pubblici).

 

Cosa succederà ora con il Tfs Dipendenti dei Pubblici?

 

In altri termini “la trattenuta opera di previdenza, tfs dipendenti pubblici, continuerà ad essere applicata in quanto il Governo ha ritenuto conveniente, per gli attuali obbiettivi di finanzia pubblica, ritornare al sistema di calcolo dell’indennità di buonuscita prevista dal D.P.R. 1032/1973, restituendo un trattamento più favorevole ai poliziotti ed ai dipendenti pubblici (tfs dipendenti pubblici) al momento del loro pensionamento, piuttosto che tirar fuori, oggi, un importo pari almeno a 3,8 miliardi di euro per restituire ai circa 3,4 milioni di dipendenti le somme indebitamente trattenute dal 1° gennaio 2011 all’ottobre di quest’anno ”.
Seppure si tratta di un provvedimento sulla base del puro calcolo matematico improntato al risparmio e non certo sulla riconosciuta illegittimità, le categorie di lavoratori coinvolte, per quel che riguarda il TFS dipendenti pubblici, si possono ritenere soddisfatte in quanto oltre a smettere di pagare la quota illegittima del 2.5% sul proprio stipendio, hanno visto rientrare in campo il trattamento di fine servizio ben più corposo del TFR.

 

Roberta Buscherini

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lun, nov 12, 2012  Roberta Buscherini
Pensioni Comparto Sicurezza: Tutti Delusi
3.8 (76%) 5 Vota Questo Articolo

Pensioni comparto sicurezza:

 

pensioni comparto sicurezza

Il regolamento di armonizzazione, meglio conosciuto come Decreto Fornero, che stabilisce i requisiti accesso al sistema pensionistico approvato dal consiglio dei ministri non ha previsto variazioni rispetto allo scorso anno per colore che maturano il diritto alle pensioni comparto sicurezza dentro il 31 dicembre di quest’anno.
Nello stesso regolamento di pensioni comparto sicurezza è prevista anche la possibilità di pensione anticipata al prezzo di una penale sulla propria retribuzione mensile pari a un punto percentuale per ogni anno di anticipo rispetto al requisito anagrafico di 58 anno fino a dicembre 2018 che diventano 59 anni da gennaio dell’anno successivo.

 

Pensioni Comparto Sicurezza

 

Entrando un po’ più nel dettaglio di questo regolamento si nota subito che dal 2013 invece le cose si complicano per i dipendenti statali soprattutto in tema di condizioni richieste per il personale docente. In ambito scolastico ad esempio potranno accedere alle pensioni comparto sicurezza, nello specifico, alla pensione di vecchiaia solo chi:

 

-    Ha compiuto i 66 anni e tre mesi entro il 31 agosto 2013 o antro il 31 dicembre
-    Uomini con almeno 65 anni e un’anzianità contributiva minima di 35 anni
-    Per le pensioni comparto sicurezza, nel caso di donne, è necessario avere almeno 65 anni e con un’anzianità contributiva maturata al 31 dicembre 2011 pari a 19 anni e 16 giorni, oppure 14 anni e 16 giorni ma in questo caso solo se entro il 321 dicembre 1992 si è accumulato almeno un giorno di contribuzione in conto tesoro .

 

 

Pensioni Comparto Sicurezza

 

Anche per gli oltre 700 mila lavoratore del comparto sicurezza le cose sono cambiate in tema di pensioni comparto sicurezza. In base a quanto stabilito dall’art. 24 comma 18 del D.L. 201/2011, conv. L.214/2011, nel rispetto anche degli incrementi per la speranza di vita, personale di truppa, marescialli e sergenti possono accedere alle pensioni comparto sicurezza con 60 anni di età che diventano 62 dal 2018. Per il resto del personale del comparto invece gli attuali 60 anni possono diventare dai 63 ai 66 e 7 mesi a partire dal 2018. Stesse regole valgono anche per i lavoratori del soccorso pubblico e degli iscritti a fondi Inps, ex-Enpals e ex-Inpdap.
Il Governo ci ha tenuto a precisare che queste misure sono state prese nel rispetto delle peculiarità delle carriere dei lavoratori. Non solo. Il Ministro Fornero ha voluto andare oltre, dichiarandosi “assolutamente serena anche rispetto ai termini usati: sacrifici, rigore finanziario ed equità. Non pretendo di convincere voi, ma sono convinta di quello che abbiamo presentato ”.
La verità, amara, è che nell’incontro dello scorso 21 settembre tra i ministri, il presidente del consiglio e tutte le associazioni di settore coinvolte nel regolamento di armonizzazione delle pensioni comparto sicurezza non sono state apportate modifiche  e di fatto si è ribadita la posizione delle istituzioni nell’ottica della spending review. Dunque un totale flop, una disfatta, come conferma anche Nicola Tanzi, segretario del sindacato autonomo SAP: “Ci hanno deluso perché non solo manca ancora la previdenza integrativa, ma non si rendono conto che così avranno presto una polizia geriatrica ”.

 

Fonti: Il Sole 24 ore / Esercito Italiano Blog

 

Roberta Buscherini

 

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lun, nov 12, 2012  Roberta Buscherini
Scuola: Un Futuro Senza Provincia
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Tra i mille terremoti che hanno colpito la scuola negli ultimi mesi arriva anche la tempesta delle nuove province. Non è ancora finita l’eco della manifestazione di piazza sull’aumento delle ore e sul concorsone che già si pensa a come gestire l’accorpamento delle province e la loro trasformazione in città metropolitane sul piano didattico.

 

Graduatorie Scuola

 

A seguito di quanto stabilito dal decreto legge infatti quale fine faranno le graduatorie dalla durata triennale che hanno carattere provinciale?
A questa domanda ancora non esiste alcuna risposta. In compenso la linea del Governo appare al momento molto chiara nelle intenzioni: “il Governo sta operando un riordino delle istituzioni sul territorio e una riorganizzazione degli uffici amministrativi per migliorare l’efficienza della macchina amministrativa e contenerne i costi (…) In questa ottica il Governo ha una linea chiara e definita, un nuovo sistema di governance mirato ad ottimizzare costi e servizi nel territorio” .

 
Ciò nonostante non va dimenticato che “l’istruzione è una priorità: i problemi sono grandi” e “la scuola è il miglior investimento sul futuro per costruire un Paese più moderno ”; questa la dichiarazione, l’ultima in ordine di tempo, del Ministro Profumo a seguito delle proteste di piazza.
Proprio perché l’istruzione è uno degli indici di ammodernamento di un paese, la proposta seppure chiaramente provocatoria del neo presidente dell’Upi Antonio Saitta di spegnere i riscaldamenti delle scuole per protesta contro il taglio degli enti varato dall’esecutivo ha suscitato forti polemiche da tutte le parti in causa; ma ha in parte anche sortito l‘effetto desiderato: non far calare l’ombra su un tema tutt’altro che chiuso e risolto e al quale non si può sottostare. Lo stesso Saitta spiega il significato della sua provocazione: “fino ad oggi le province italiane hanno sempre sopperito con risorse proprie alla totale mancanza di stanziamento fondi destinati all’edilizia scolastica da parte dei governi che si sono succeduti nel tempo. (…) siamo pronti a ridurre ogni spesa pur di assicurare ai ragazzi scuole calde e sicure (…) Il governo ci toglie 500 milioni di euro e ci impedisce di investire per scuole più sicure, moderne ed efficienti ”.

 
A dispetto di coloro che si sono sentiti offesi da questa provocazione definita “poco consona”, vogliamo invece soffermarci su cosa significa dal punto di vista della scuola l’accorpamento delle province. Seppure vengono considerate parte di quei costi della politica da tagliare, nel d.lgs 112/1998 sono contenute tutte le loro competenze, di cui molte correlate proprio alla scuola.
Così, come scrive Luigi Olivieri “se dal tecnicismo meramente finanziario e dal populismo attento ai sondaggi, il Governo riuscisse a passare ad un’analisi consona della realtà, sarebbe molto utile, non per salvare enti che, tutto sommato, possono anche essere soppressi, ma le funzioni che svolgono, le risorse che si spendono e i servizi che si rendono. Soppresse le province, qualcuno quei servizi li dovrà rendere. In modo consono ”.

 

 

Fonti: Irno.it / Leggioggi / Il Messaggero.it / Giornalettismo

 

 

 

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