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Archivi al giorno novembre 15th, 2012

gio, nov 15, 2012  Roberta Buscherini
Scuola Pubblica? In Italia Non Ne Abbiamo Bisogno
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Scuola Pubblica, cos’è successo?

Ricordo quando ero piccola e la scuola era importante. Mia mamma me lo diceva sempre: “devi andare a scuola, comportarti bene ed imparare tanto”. Sono stata educata per rispettare la scuola pubblica e gli insegnanti perché i valori, presenti a casa mia, erano quelli di la scuola pubblica è futuro, la scuola è crescita e la scuola sono opportunità.
Ho sempre creduto a questi principi, a quella della scuola pubblica, e sono diventata insegnante. All’inizio, qualche anno fa il mio lavoro era davvero soddisfacente per me, pensavo di essere la persona più fortunata del mondo per avere la possibilità di formare persone che un giorno sarebbero stati adulti e professionisti. Mi faceva sorridere il fatto di pensare che magari un giorno i miei alunni mi avrebbero ricordata con certa tenerezza, è bella questa cosa.
Invece, oggi qualcosa è cambiata. Purtroppo, ad oggi, i valori non sono più quelli e la scuola pubblica non è più futuro ma quasi una pesantezza o un punto sul quale risparmiare.

 

 

Scuola Pubblica: Non esiste più il rispetto!

 

scuola pubblicaUna volta, gli insegnanti della scuola pubblica erano in tanti per garantire una corretta attenzione agli studenti ed una formazione di qualità. Ad oggi sono sempre di meno: il calo di alunni ha provocato nel 2007 la chiusura della scuola di specializzazione all’insegnamento secondario (SSIS).  Inoltre, sempre nello stesso anno, la legge finanziaria trasformò le graduatorie permanenti provinciali degli insegnanti in graduatorie ad esaurimento. In questo modo, gli ultimi ad avere diritto ad iscriversi sarebbero stati gli specializzandi SSIS dell’VIII Ciclo (organizzato negli Anni Accademici 2006-2007 e 2007-2008), come ricorda bene un articolo pubblicato da Elisabetta Michilin su Lindro.it.

 

Nel 2009, il MIUR riapre, in modo eccezionale, le graduatorie e consente le iscrizioni degli abilitati col IX Ciclo ma poco tempo dopo viene sospeso anche il X Ciclo. E questa è stata la fine della SSIS con la scusa che non c’era bisogno di tanti insegnanti. Perché mai investire nella formazione di insegnanti per la scuola pubblica che dopo sarebbero andati ad occupare le liste di disoccupati?

 

Scuola Pubblica, quale futuro?

Quelli magari come me, con vocazione per questo mestiere, hanno seguito il loro sogno e forse hanno fatto bene. Oggi sono precari o supplente nella scuola pubblica (di precarietà in Italia né abbiamo e non poca).
Ora però, di punto in bianco, sono necessari 11.000 insegnanti. Il ministero apre un megastragalactico concorsone e si presentano 300.000 disoccupati con il sogno di poter fare degnamente il loro lavoro. Chi è che non si aspettava questa cosa? Io si.
Ora il MIUR deve fare fronte a una situazione anomala e senza precedenti, non solo in Italia ma neanche negli altri paesi del mondo sono stati affrontati concorsi nazionali di questo tipo. Le procedure e le prove di selezione saranno tutte informatizzate, è necessario preparare postazioni nelle scuole di tutto il paese per accogliere i partecipanti al concorso.
Tutti i giorni, fin dall’inizio, sentiamo critiche dei sindacati, dei docenti, della scuola pubblica, degli studenti, riguardo a quanto sia stato pianificato male questo concorso da tutti i punti di vista, ora mi chiedo come farà il nostro governo a sistemare le cose e a risolvere tutte le questioni che riguardano il concorso a cattedra del prossimo anno?
Fiducia sinceramente non ne ho più, per diversi motivi: ci sono tagli dappertutto e il governo si permette inoltre di dire che le riduzioni miglioreranno l’offerta formativa…..non vi sembra un’ulteriore presa in giro?
Forse è vero che la scuola pubblica non è più necessaria e stiamo andando verso il Si salvi chi può.

 

Roberta Buscherini

 

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gio, nov 15, 2012  Roberta Buscherini
Medici Convenzionati: Arezzo accoglie il 1° Forum Internazionale Sviluppo Ambiente e Salute
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Arezzo accoglierà, dal 20 al 23 di novembre, il 1° Forum Internazionale su ‘Ambiente, Sviluppo e Salute’ nel quale saranno trattati questioni legate al cambio di paradigma, le politiche ambientali e la salute.

 

Si tratta di un evento importante per quel che riguarda la scienza e lo sviluppo in materia di salute e benessere. Inoltre, l’evento ospiterà anche una sessione del Regional Enviroment Center di Budapest, l’istituzione dell’ONU, della UE cui aderiscono fino a 30 paesi del Nord Africa, del Medio Oriente e dell’Asia Centrale.
Nello specifico esperti, medici e scienziati parleranno su temi che riguardano la salute dei cittadini e lo sviluppo del territorio per fare in modo di trovare un punto d’incontro sulle incidenze dei fattori ambientali nelle condizioni di salute della popolazione. In effetti, molte volte il rispetto all’ambiente è stato considerato come un blocco o un impedimento allo sviluppo, all’industrializzazione e all’edificazione, una scusa magari per fermarsi.
“Oggi invece – come spiega Vasco Giannotti, Direttore della Fondazione Gutenberg che ha ideato e organizzato l’evento – è possibile trovare un modo affinché la valorizzazione dell’ambiente e la promozione della salute siano occasioni per coniugare una nuova qualità di sviluppo economico”.
D’altro lato, il Ministro dell’ambiente, Corrado Clini, considera che ad oggi le politiche industriali devono essere coerenti con le politiche ambientali in tutti i paesi dell’Europa. In questo senso assicura che un errore di questo genere “ ha pesato sulla politica ambientale italiana, che è stata più caratterizzata dall’ esercizio del potere di interdizione che da proposte positive per la crescita sostenibile. Il mio lavoro di questi mesi è stato guidato dall’ esigenza di superare questo errore, riportando l’ ambiente al centro delle politiche di sviluppo”.
Il Ministro si è preso il compromesso di evitare che questo tipo di errori vengano ripetute e assicura che “la strada giusta è quella di accelerare la riqualificazione ambientale degli impianti, secondo le migliori tecnologie disponibili, e non quella di ritenere che l’ ambiente si salva chiudendo l’ Ilva. Se la riqualificazione ambientale di Ilva procede, la siderurgia italiana potrà contare su tecnologie «pulite» e competitive, a vantaggio dell’ impresa e dell’ ambiente. Se Ilva chiude, oltre al disastro sociale ed economico, resterà il deserto di un ambiente contaminato.”

 

Fonti: Repubblica.it / Il Fatto Quotidiano

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