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Archivi al giorno novembre 22nd, 2012

gio, nov 22, 2012  Roberta Buscherini
Scontri in Piazza tra cittadini e poliziotti: un dialogo tra sordi
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foto: mentecritica

“Nei prossimi giorni i poliziotti d’Italia sfileranno in corteo per protestare, con rabbia e con dignità, contro chi vorrebbe usare, un’altra volta, la polizia come scudo per respingere il disagio incontenibile di un intero Paese e i manganelli come arma per reprimere il dissenso ”. È quanto si legge in una nota del segretario generale del sindacato di polizia SIULP Felice Romano e ricalca perfettamente il clima saturo che si respira anche nel comparto sicurezza, sotto accusa, ancora una volta dopo gli incidenti dei giorni scorsi.
Dietro ai caschi e agli scudi troppo spesso ci si dimentica che battono cuori di uomini che sono padri, figli, fratelli e compagni legati in qualche modo alla piazza con la quale si scontrano, sono figli dello stesso popolo avrebbe detto Pier Paolo Pasolini.

 

Manifestazioni e Polizia

 

E come in ogni famiglia ci sono mele marce su entrambi fronti: insieme agli studenti e ai precari che manifestano urlando slogan e sventolando bandiere, si mischiano delinquenti armati di bastoni e bombe carta che sfogano la loro frustrazione, mettendo a ferro e fuoco le città e sotto accusa la polizia. È un film già visto ogni volta che una protesta lascia sul campo un ferito. Perché per ogni delinquente che urla in piazza tra migliaia di manifestanti pacifici, c’è un poliziotto esaltato che non tiene a freno il manganello e si fa scudo della posizione per scaricare la tensione e la rabbia di un mondo all’apparenza privilegiato, ma che nasconde enormi problemi, esattamente come tutti gli altri campi professionali. E chi paga il prezzo di queste mele marce? la piazza, che ha paura. La polizia che ha paura. E quando la paura diventa troppa sfocia inevitabilmente nelle violenze dei giorni scorsi.

 
Anche un altro sindacato di polizia, il Sap, attraverso la voce del suo segretario generale Nicola Tanzi, si schiera senza mezzi termini dalla parte degli agenti e contro alcune misure, in discussione in parlamento atte a rendere riconoscibili i poliziotti attraverso la schedatura con un numero identificativo sui caschi; la motivazione di tale contrarietà appare ovvia: “può facilmente trasformarsi in uno strumento di abuso e ritorsione da parte di chi sfoga la propria rabbia sulle forze di polizia con gesti e atti violenti. Oggi si diffondono, su internet e in tv, video e immagini che il più delle volte sono manipolati o estrapolati da contesti più ampi, con l’unico obiettivo di criminalizzare i poliziotti ”.
Se dalle istituzioni arrivano bozze di provvedimenti per isolare i poliziotti violenti, dalla polizia arrivano proposte per isolare i manifestanti violenti, come la detenzione preventiva per coloro che sono già conosciuti e che dovrebbero essere tenuti lontani da pacifiche proteste di piazza per evitare che diventino degli inizi di guerra civile. Nessuna reazione positiva al momento su questa idea che va certamente sviluppata ma che potrebbe avere sviluppi certamente interessanti.

 
Vi lascio con una riflessione: ma a noi italiani, poliziotti o cittadini, l’esperienza devastante del G8 non ci ha insegnato proprio nulla?  A dispetto di quanto affermato da Antonio Manganelli, capo della polizia, che parla di “pagina chiusa” e accusa coloro che continuano “a utilizzare il richiamo al G8 di Genova come alibi ”, nonostante i processi, le indagini e l’indignazione non ci si può certo dimenticare che in quei giorni toccammo il fondo: fu una guerriglia urbana, dove ventenni, con e senza divisa, si sono picchiati a sangue distruggendo un’intera città al punto da perdere di vista il motivo della loro presenza lì.
Certo, quell’episodio non può essere un alibi, ma non può neanche essere un lontano ricordo: per tutti, poliziotti e cittadini, deve restare una lezione da non ripetere per niente al mondo. Per tutti. Perché a prescindere dalle singole misure da intraprendere nei distinti comparti per arginare i facinorosi, non si può continuare a distinguere. Prima di essere poliziotti, studenti, precari, siamo tutti italiani, tutti sottoposti alle stesse tasse, alle stesse regole di mercato, alla stessa crisi.

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