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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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Archivi al giorno dicembre 19th, 2012

mer, dic 19, 2012  Roberta Buscherini
Un anno in più per l’Operazione Strade Sicure
1 (20%) 1 Vota Questo Articolo

Operazione Strade Sicure

Militari italiani saranno impegnati di nuovo nell’ operazione strade sicure fino al 31 dicembre 2013. Il ministero dell’interno ha prorogato per un anno il piano d’impiego di 4.250 militari nei servizi di vigilanza e sicurezza a siti e obiettivi sensibili del paese. Questa missione include inoltre l’ ispezione e pattuglia insieme alle forze di polizia impegnate in questo tipo di operazioni.

La decisione è stata presa tra il ministro dell’interno, Annamaria Cancellieri e i vertici nazionali delle forze di polizia ed il capo di Stato Maggiore della Difesa.

 

Operazione Strade Sicure

 

operazione strade sicure

Fonte: cancello ed arnone news

L’operazione Strade Sicure è una missione di ordine pubblico realizzata dalle forze armate e dalle forze di sicurezza nelle citta più importanti d’Italia. L ‘ operazione strade sicure è stata svolta per la prima volta nel 2008 e dall’ora tutti gli anni la sicurezza nei punti più sensibili o considerati di rischio del nostro paese è aumentata.

 

Basicamente, i militari impegnati in questa operazione strade sicure hanno l’obbligo di vigilare, aiutando le forze di polizia locali, carabinieri e polizia di stato, nei quartieri considerati pericolosi. Ai militari impiegati in questa missione si è attribuita la qualifica di “agente di Pubblica Sicurezza”.

 

L’operazione Strade Sicure consiste nell’uso di personale militare, dell’Esercito, la Marina Militare e l’Aeronautica, per vigilare le zone molto popolate.

 

Questa operazione Strade Sicure viene coordinata dal Comando Operativo di vertice Interforze (COI), e gestita dal 1º Comando Forze Operative di Difesa (COMFOD 1) presso Vittorio Veneto e dal 2º Comando Forze Operative di Difesa (COMFOD 2) presso San Giorgio a Cremano.

 

Roberta Buscherini

 

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mer, dic 19, 2012  Roberta Buscherini
Ricongiunzione contributi Inpdap Inps: Chi può richiederla e come fare domanda?
3.5 (69.6%) 25 Vota Questo Articolo

Ricongiunzione Contributi Inpdap Inps: Quando in gioco c’è la propria pensione, alcuni argomenti diventano davvero fondamentali, come nel caso della ricongiunzione contributi inpdap inps, ovvero, la ricongiunzione dei contributi quando esiste un passaggio da un ente pensionistico ad un altro, in questo caso dall’Inpdap, all’Inps.

 

I dipendenti pubblici o statali interessati a realizzare un trasferimento di contributi da un ente pensionistico ad un altro, lo possono fare: Ecco qui tutte le informazioni necessarie.

 

 

Cos’è la ricongiunzione contributi inpdap inps?

 

 

La ricongiunzione dei contributi è un’operazione che permette, ai dipendenti pubblici, con contributi versati presso enti previdenziali diversi di unirli per ottenere un’unica pensione maggiore, calcolata su tutti i contributi versati. La ricongiunzione contributi Inpdap avviene nello specifico, mediante il trasferimento, di tutti i periodi contributivi dall’ Inpdap all’ Inps per fare in modo che sia un solo ente a gestire tutti i contributi e poter ottenere una sola pensione.

La ricongiunzione contributi  avviene a domanda del dipendente pubblico interessato, o dei suoi eredi in caso di decesso. La ricongiunzione inoltre, deve contenere obbligatoriamente tutti i periodi di contribuzione (obbligatoria, volontaria, figurativa, riscattata) che il dipendente pubblico ha maturato fino al momento della richiesta di ricongiunzione e che non siano già stati utilizzati per liquidare la pensione.

 

 

Chi può richiedere la ricongiunzione contributi Inpdap?

 

 

La ricongiunzione dei contributi  può essere richiesta da tutti i lavoratori pubblici, o dai suoi superstiti, che hanno versato negli ultimi anni contributi verso l’Inpdap e l’Inps, e ora hanno la necessità di unire tutti i contributi in un unico fondo.

 

 

Quando richiedere la ricongiunzione?

 

 

I dipendenti pubblici o statali possono richiedere la ricongiunzione dei contributi  in qualsiasi momento, ma prima dell’età pensionabile, la richiesta può essere fatta soltanto nell’ente a cui si è iscritto in quel momento. La ricongiunzione in una gestione diversa da quella di iscrizione è solo possibile al raggiungimento dell’età pensionabile e solo se in tale gestione risultino almeno dieci anni di contribuzione di servizio continuativa.

 

 

Come funziona la ricongiunzione dei contributi?

 

 

inps-inpdapLa ricongiunzione dei contributi  è regolata da due distinte leggi: la legge 07 febbraio 1979 n.29  e la legge 5 marzo 1990 n.45. Questa normativa prevede, tra l’altro, che i periodi di contributi ricongiunti siano usati come se fossero sempre stati versati nel fondo dell’ente previdenziale di destinazione, ovvero l’Inps. In questo modo, danno diritto a pensione in base ai requisiti previsti da quest’ultimo.

Ci sono due modalità, contemplate dall’Inps, per la ricongiunzione contributi Inpdap Inps:

1.    Ricongiunzione nel Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti (art. 1 legge n.29 / 1979).
Si tratta di ricongiungere, presso il fondo pensioni lavoratori dipendenti, gestito dall’Inps, i contributi versati presso altri enti pensionistici sostitutivi, come l’Inpdap, i Fondi Speciali Ferrovie, Volo Elettrici, ecc….

2.    Ricongiunzione in altri fondi (non il Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti):
L’articolo 2 della legge n.29/1979 prevede che i lavoratori con assicurazioni obbligatorie per vecchiaia o invalidità oppure i dipendenti che hanno forme di previdenza sostitutive che scartano o esonerano dalle suddette assicurazioni, possono ottenere la ricongiunzione presso la gestione in cui risultino iscritti nel momento della richiesta di ricongiunzione.

 

 

La ricongiunzione dei contributi è a pagamento?

 

 

Inizialmente, questa operazione era gratuita, ma dal 2010, nello specifico con l’articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, dal 30 luglio 2010, tutte le normative che prevedevano la gratuità dei trasferimenti di contributi sono state soppresse.

Pertanto, ai sensi di quanto  prevede la legge n. 29 del 1979, vengono applicate le regole per il calcolo e il pagamento dell’onere per la ricongiunzione dei contributi. A realizzare tale calcolo è l’Inps in base alla collocazione temporale dei periodi ricongiunti ed alla loro valutazione ai fini pensionistici.

 

 

Come si paga la ricongiunzione contributi?

 

 

Il pagamento per la ricongiunzione contributi Inpdap Inps viene effettuato tramite gli appositi bollettini MAV, inviati dal proprio ente previdenziale Inps con il provvedimento di accoglimento. Questi bollettini possono essere pagati, senza costo aggiuntivo, presso tutti gli sportelli bancari o gli uffici postali.
Inoltre, è possibile pagare

I moduli MAV sono scaricabili qui: www.inps.it –> Portale dei Pagamenti –> riscatti ricongiunzioni e rendite. Per accedere al servizio, i dipendenti pubblici interessati devono specificare il codice fiscale e il codice PIN rilasciato dall’Istituto (nel caso di singola pratica è sufficiente il solo codice fiscale) oppure richiederli al Call Center al numero gratuito 803 164, che provvederà all’invio della copia del bollettino all’ indirizzo desiderato o tramite posta elettronica.

 

Roberta Buscherini

 

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mer, dic 19, 2012  Valentina
Forze dell’Ordine in Prima Linea per Garantire la Sicurezza, Ma chi li Tutela?
2 (40%) 1 Vota Questo Articolo

Dieci finanzieri sono rimasti feriti, uno di loro ha riportato un trauma cranico e viene sottoposto ad accertamenti. Questo il bollettino di guerra pagato dal comparto sicurezza per la tutela di un diritto, quello d’asilo che con le nostre forze dell’ordine non c’entra nulla, ma che inevitabilmente le coinvolge facendo loro pagare il prezzo più alto.  La rivolta degli immigrati eritrei al centro di accoglienza di Mineo.

 

Fonte: blogsicilia

“Mentre i responsabili governativi tagliano, mentre i fini giuristi si impegnano nella ricerca forsennata di un dolo nell’applicazione delle norme, fosse anche eventuale purché si dimostri che lo “sbirro” è aguzzino e non la norma che è fallace, intanto le costole e le teste degli appartenenti alle forze di polizia fanno da scudo a questo desolante scenario di rappresentanti dei poteri dello Stato”. È così che Felice Romano segretario generale del SIULP, dimostra solidarietà agli uomini in divisa rimasti feriti e grida la sua rabbia per un ennesimo problema legato alla politica il cui conto però lo pagano i suoi devoti. “Chiediamo l’intervento del Governo per avere risorse, umane, economiche e strumentali, per affrontare l’emergenza immigrazione ma anche regole di ingaggio chiare e univoche rispetto alle modalità, alle procedure e alle norme che occorrono per gestire questa emergenza epocale nel rispetto dei diritti dei singoli, ma anche delle norme emanate a tutela degli interessi generali del Paese”.

 

È proprio questo l’aspetto più grave di questa vicenda ovvero il rischio effettivo e concreto che i poliziotti corrono in queste circostanze, una denuncia per lesioni gravi, come denuncia Massimiliano Trombetta, rappresentante del sindacato di polizia SIULP “lo sapete come passo buona parte del mio tempo? A organizzare collette per pagare le parcelle degli avvocati che ci difendono dalle accuse di lesioni. Non ne possiamo più” (…) e questo nonostante l’articolo 32 della Legge Reale preveda che l’amministrazione rimborsi le spese legali per i tre gradi di giudizio, quando un poliziotto finisce sotto processo per uso delle armi o della coazione fisica in servizio”.

 

L’inadeguatezza dell’apparato di vigilanza predisposto nel Villaggio dell’accoglienza di Mineo, dove i poliziotti sono costretti anche a turni di servizio massacranti per sopperire alle carenze di organico ha raggiunto proporzioni paradossali:  al momento si registra la presenza di circa 2800 extracomunitari “ vigilati” da non più di 30 operatori di Polizia.

 

Chiudiamo questo articolo che vuole essere puramente riflessivo su quanto sia davvero rischioso il lavoro del poliziotto, rischioso e avvilente, spersonalizzante rispetto agli uomini che lo svolgono; noi civili perdiamo troppo spesso di vista la responsabilità e la delicatezza di quel ruolo; troppo poco ci mettiamo a riflettere sulla condizione in cui svolgono la loro professione e sui rischi che corrono per mantenere integre le nostre città, i nostri negozi e noi stessi, mentre i nostri figli, i figli di questa società malata si scagliano contro, molotov e manganelli alla mano. Chiudiamo quindi questo articolo con le parle di un poliziotto, uno di quelli che lavora sulla strada e che amaramente confessa di non sentire più il proprio lavoro come una missione, ma di viverlo con paura e avvilimento, come un guardarsi continuo le spalle d coloro che dovrebbero invece essergli grati.

 

“Penso alla gente, ai cittadini, a chi vorrebbe fossi un incrocio fra Batman e l’Uomo Ragno, senza mai possibilità di commettere alcun errore; a chi mi giudica senza chiedersi mai nulla, senza mai avere un dubbio; a coloro che esprimono la loro pelosa solidarietà davanti alla mia bara coperta dal tricolore, che io purtroppo non posso sentire e di cui, a ben vedere, non me ne importa nulla, l’avrei preferita in vita. Penso a quello che mi dicevano a proposito della funzione sociale del mio lavoro e penso a quanto lo ritenevo giusto ed a quanto mi entusiasmava l’idea di essere utile alla gente. Ecco, la gente. Non riconosco più la gente come mio referente, non ci riesco proprio. La gente è stata una vera delusione. Ciò che faccio, lo faccio per un mio diletto personale; per la considerazione che ho per la mia divisa e, anche se a volte non lo meriterebbe, per l’Amministrazione; per l’amore che provo per i colori della mia Volante e per la Pantera che è raffigurata sopra e perché, strano ma vero, ancora mi diverto a fare il poliziotto. Non lo faccio più per la gente, non lo merita secondo me. Se quel che faccio porta loro vantaggi, per me è puramente secondario”.

 

Fonti: Grnet.it / Il Giornale / ConsapNazionale / Asaps.it

 

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