Dipendenti statali -il Blog-

Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

Community

Categorie

 

Archivi al giorno gennaio 7th, 2014

mar, gen 7, 2014  Marco Brezza
Manovra di Governo: i dipendenti pubblici chiamati a fare sacrifici
1.8 (35%) 24 Vota Questo Articolo

Manovra di governo: quali sono le conseguenze che emergono dal tormentato iter che ha visto nascere la Legge di Stabilità? La risposta probabilmente non può avere una conformazione unitaria: la sua struttura si compone infatti di compositi strati. Osservando i dati, va innanzitutto premesso che, a livello complessivo, si può intravedere un incremento dell’importo lordo della manovra nel passaggio al Senato, ma restano insoluti alcuni dei problemi che la maggioranza parlamentare, ora numericamente inferiore a causa della scissione del Pdl, intendeva risolvere. Inoltre, sempre analizzando i dati numerici, il peso complessivo della manovra stessa sale, dopo la transizione al Senato, da 12,4 a 15 miliardi di euro nel 2014: il totale di minori spese e maggiori entrate ammonta a circa 2,7 miliardi, di cui 1,2 miliardi di maggiori entrate. Il complessivo miglioramento del saldo si assesta sulla cifra di 175 milioni e l’impatto sul deficit relativo al 2014 scende da 2,7 a 2,5 miliardi di euro.

Fonte: polisblog.it
Fonte: polisblog.it

.

Legge di Stabilità: obiettivi raggiunti?

 

La Legge di Stabilità, anche dopo essere stata modificata nella sua transizione al Senato, conferma l’indirizzo di fondo assegnatole dal Governo Letta: tra le scelte che vanno evidenziate, emerge, senza ombra di dubbio, la decisione di intervenire per ridurre il cuneo fiscale: ma in questa direzione l’effetto che si sperava di ottenere sui lavoratori dipendenti risulterà abbastanza marginale, anche se non di portata nulla. Purtroppo, però, la tanto auspicata volontà di imprimere una significativa spinta ai consumi rimarrà, anche in questo senso, una imprendibile chimera. Almeno per ora.

.

Pensioni: occhio all’adeguamento all’inflazione

 

Per quel che riguarda i pensionati, sembrano giungere buone notizie per coloro che incassano mensilmente un assegno non superiore ai 1500 euro lordi: questi infatti potranno recuperare totalmente il carico dell’inflazione. Coloro che invece usufruiscono di una rendita pensionistica più cospicua, vedranno un adeguamento all’inflazione soltanto parziale. Ma vediamo un po’ più da vicino le novità che la Manovra stabilisce per i pensionati. Come già affermato il recupero integrale dell’inflazione non sarà possibile per i redditi più alti: sopra i 1500 euro lordi infatti l’adeguamento sarà parziale e via via decrescente. Ma qual è la perdita che i pensionati si trovano concretamente ad affrontare? Ad esempio, con un assegno di 3mila euro lordi, la differenza rispetto alla rivalutazione piena è di 236 euro l’anno, e quest’ultima aumenta all’incrementare dell’assegno stesso. Per chi invece usufruisce di un trattamento pensionistico da oltre 90 mila euro circa l’anno (più di 6mila euro al mese) il contributo di solidarietà sarà crescente: 6 %, poi 12 % sopra i 129 mila e 18 % sopra i 193 mila euro. Facendo un rapido esempio, su un trattamento previdenziale di 200 mila euro l’anno l’esborso si attesterà sugli 11mila euro lordi.

.

Dipendenti statali: blocco turn-over e dilazione TFR

 

Giungono poi cattive notizie per i dipendenti pubblici, per i quali è confermata sia la tendenza negativa del blocco dei contratti, sia l’incasso ulteriormente dilazionato della liquidazione in caso di cessazione dal servizio. Analizzando più da vicino la loro situazione si constata subito che proprio questi ultimi sono chiamati ancora una volta a fornire un importante contributo al fine di far quadrare i conti sulla bilancia dello Stato: viene infatti riproposto l’impianto che già dal 2011 stabiliva, in pratica, il congelamento delle retribuzioni ed il blocco dei rinnovi contrattuali, con il conseguente mancato adeguamento delle retribuzioni all’inflazione. In ulteriore istanza, la manovra conferma, con rare eccezioni, le disposizioni di blocco del turn-over del personale in uscita dalla Pubblica Amministrazione per ragioni di età: ed inoltre proprio questa categoria di lavoratori vedrà dilazionarsi fino a 3 anni (ed in base all’entità complessiva della liquidazione) i tempi con cui verrà loro riconosciuto il TFR. Un sacrificio che permetterà allo Stato di ricavare risorse crescenti che nel 2017 arriveranno all’importante cifra di 905 milioni di euro: una cifra importante in un difficile momento per fare quadrare i conti nel bilancio complessivo dello Stato. Si auspica pertanto che i sacrifici fatti dai cittadini possano essere messi efficacemente a frutto attraverso una corretta e virtuosa gestione statale.

.

Fonti: ilmessaggero.it, ilsole24ore.com

 

Marco Brezza

 

 

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest
mar, gen 7, 2014  Marco Brezza
Scuola, Insegnanti Precari: la scure dei tagli si abbatte sugli stipendi
3.3 (65%) 4 Vota Questo Articolo

La scure dei tagli alla spesa miete ancora vittime: sono proprio i tartassati precari della scuola ad essere colpiti dalla lama di un duro strascico dell’epoca della “spending review”. Ai precari infatti non saranno più pagate le ferie maturate, come era sempre avvenuto fino ad oggi. E non solo: la novità è valida già per l’anno in corso. Pertanto gli insegnanti che attendevano dicembre per ottenere l’importo spettante loro per il 2013 hanno visto il loro stipendio decurtato di circa mille euro, esattamente la cifra corrispondente alla mancata corresponsione delle ferie maturate.

insegnanti precari

.

Stipendi insegnanti precari: le ferie non si monetizzano più

.

Quella che si configurava come una risorsa economica extra, volta a remunerare le pause scolastiche estive, ora non esiste più. E la tematica delle ferie degli insegnanti precari assume da tempo coloriture forti. In questa direzione si esprime con forza Marcello Pacifico, Presidente dell’Anief, importante associazione sindacale afferente alla scuola, il quale afferma come questa sia “l’ennesima ingiustizia per i supplenti”. L’origine di tutto è da rinvenirsi nella famigerata (ma  necessaria?) legge sulla “spending review” promulgata dal Governo Monti nel corso del 2012: all’interno di questo provvedimento era prevista la non monetizzazione delle ferie maturate per il personale afferente al pubblico impiego.

.

Ma il suddetto strumento legislativo non stilava norme ad hoc per i precari occupati nel settore scuola: è stato allora necessario, attraverso la Legge di Stabilità, circoscrivere con maggiore nitore l’ambito del provvedimento. In questo senso si è stabilito che per il personale scolastico le ferie possono certamente essere monetizzate, ma con una piccola postilla aggiuntiva: dal conto delle ferie maturate è necessario sottrarre le giornate in cui l’attività didattica è stata sospesa, ovvero  i periodi coperti dalle vacanze di Natale, di Pasqua ed una quota del mese di giugno.

.

Ovviamente gli effetti di questa norma, per quanto riguarda gli insegnanti di ruolo, non si manifestano in alcun modo: per loro le vacanze arrivano regolarmente con la chiusura estiva delle scuole, e le mensilità di retribuzione rimangono sempre nella quota ordinaria di dodici (con tredicesima annessa). Totalmente diversa è la situazione dei precari con contratto a dieci mesi: nel loro caso infatti il rapporto di lavoro si interrompe ogni anno anno durante l’estate (luglio e agosto) per poi riattivarsi a settembre. Il risultato che affiora dallo svolgimento di questo meccanismo di calcolo delle ferie si concretizza in un sensibile taglio degli stipendi dei docenti precari: taglio che fa percepire il suo “dolore” proprio nel mese di dicembre, che solitamente negli scorsi anni era il periodo di corresponsione del pagamento delle ferie maturate nell’anno precedente.

.

Ora partono i ricorsi e le vertenze dei sindacati

 

In questo senso si è aperta la voragine delle proteste da parte del corpo insegnante precario: infatti, affermano in molti, il fatto che vi siano giorni di vacanza non significa necessariamente che i docenti in quei giorni non siano impegnati in attività didattiche o di programmazione: per cui in quei giorni le lezioni sono sospese, ma le attività lavorative degli insegnanti proseguono lo stesso tra le mura scolastiche. E la conseguenza che pare palesarsi ora è quella del ricorso in tribunale da parte dei docenti al fine di vedersi riconosciuti i propri diritti. I vari sindacati (tra cui anche l’Anief) sono già pronti con più di mille diffide e attraverso l’organizzazione di vertenze. Va infatti ricordato che i dipendenti a tempo determinato nel sistema scolastico italiano sono oltre 150mila e molto di questi  sono contrattualizzati nel formato dei 10 mesi. È chiaro come la protesta stia montando con forza: ma il taglio delle ferie porterebbe al bilancio dello Stato un grosso risparmio (si parla di circa 100 milioni di euro). Si riuscirà a trovare un compromesso virtuoso?

.

Fonte: Il Gazzettino.it, il Messaggero

Marco Brezza

 

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest