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Archivi al giorno gennaio 16th, 2014

gio, gen 16, 2014  Patrizia Caroli
Ricorso Blocco Stipendi Corte Costituzionale: Nessuno scatto per i dipendenti pubblici
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Con la sentenza n.310/2013 la Corte Costituzionale ha ritenuto legittimo il blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici.  La Consulta ha dunque bocciato il ricorso con il quale si contestava il blocco degli scatti nel pubblico impiego dal 2011 al 2014 come era stato previsto nella legge 122 del 2010 che, in sostanza, non consente l’aumento della spesa per il personale pubblico per la progressione verticale ed orizzontale di carriera. Con questa bocciatura, praticamente, i dipendenti pubblici dovranno rinunciare a qualsiasi aumentano salariale fino al 2018 così come è stato imposto dalla legge di Stabilità. Il giudizio sul ricorso blocco stipendi Corte Costituzionale riguarda diverse ordinanze di legittimità che erano state sollevate da diversi Tar (Trentino Alto Adige, Lombardia, Piemonte, Umbria, Puglia e Calabria) in merito all’art.9, commi 2 e 21 del decreto legge n. 78/2010 come convertito dalla legge 122/2010 e promosso da diversi docenti universitari appartenenti al personale non contrattualizzato.

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 Ricorso blocco stipendi Corte Costituzionale: le reazioni

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Finiscono in questo modo le residue speranze di chi confidava nel ricorso blocco stipendi Corte Costituzionale soprattutto quando nel 2012 con la sentenza 223 la stessa Consulta aveva di fatto cancellato le norme previste dal contestato articolo 9 comma 21 della legge 122/2010 che dichiarava il blocco degli stipendi anche per i magistrati. Due pesi e due misure, verrebbe da dire, nella sentenza sul ricorso blocco stipendi Corte Costituzionale. Negli ambienti sindacali si parla ora di ricorrere addirittura alla Corte europea dei diritti dell’uomo per tutti i dirigenti pubblici e il personale della scuola per la violazione della contrattazione collettiva e in quanto, a seguito di questa sentenza che salva i magistrati ma non gli altri dipendenti pubblici ci si trova nella condizione discriminatoria di avere due trattamenti diversi nei confronti di lavoratori che operano per lo stesso datore di lavoro (vale a dire lo Stato). La sentenze sul ricorso blocco stipendi Corte Costituzionale scatena le ire dei sindacati: “Con questa decisione – ha dichiarato Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir – , la corte ha smentito se stessa nel negare la natura contributiva già acclarata del provvedimento normativo. E pur richiamando i ‘paletti’ entro cui è possibile sospendere e non cancellare i diritti quesiti, ha concluso che sarebbe lecito sospendere definitivamente il diritto alla maturazione dello scatto di stipendio per il quadriennio 2010-2014″.  Anche la Cisl – Federazione Università, sul ricorso blocco stipendi Corte Costituzionale in un comunicato dichiara: “Dalla lettura della sentenza sembra evincersi che la condizione dei docenti universitari non sia minimamente paragonabile a quella dei magistrati. Purtroppo con questa decisione – almeno per ora – le speranze di un riconoscimento della peculiarità del Sistema Universitario sono svanite. Dopo il Governo anche la Corte Costituzionale non ritiene essenziale garantire l’autonomia delle Università pubbliche riservando a esse una legislazione specifica. Sorge, però, un sospetto circa la ‘vera’ motivazione della sentenza che ci porta a supporre ragioni di ordine politico come a voler ribadire una certa ‘superiorità’ di alcune sfere dello Stato rispetto a tutti gli altri comparti del settore pubblico”.

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Blocco stipendi: per la Corte Costituzionale sono sacrifici gravosi ma necessari

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Nella sentenza ricorso blocco stipendi Corte Costituzionale si precisa come il “contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, strumento necessario per il riequilibrio dei conti economici dello Stato, implicano sacrifici gravosi, come quello del blocco degli stipendi di dipendenti pubblici non contrattualizzati, tra i quali i docenti universitari, che trovano giustificazione nella situazione di crisi economica”.  In particolare – si legge nella sentenza della  Consulta – in ragione delle necessarie attuali prospettive pluriennali del ciclo di bilancio, tali sacrifici non possono non interessare periodi, certo definiti, ma più lunghi rispetto a quelli presi in considerazione dalle richiamate sentenze di questa Corte, pronunciate con riguardo alla manovra economica del 1992”.

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Patrizia Caroli

 

 

 

 

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