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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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Archivi al mese gennaio, 2014

ven, gen 24, 2014  Marco Brezza
Regali ai dipendenti pubblici: ecco la nuova disciplina comportamentale
4.5 (90%) 2 Vota Questo Articolo

Nel corso del 2013 è stato assestato un deciso giro di vite disciplinare nei confronti della delicata materia dei regali ai dipendenti della pubblica amministrazione. Il Consiglio dei Ministri ha infatti approvato un codice di comportamento dedicato ai dipendenti pubblici proprio al fine di evitare spiacevoli accadimenti in relazione alla ricezione di presenti o regali effettuati anche da comuni cittadini. In questo senso, la violazione delle nuove norme stabilisce una responsabilità di tipo deontologico-disciplinare.

Fonte: www.ilsussidiario.net

Fonte: www.ilsussidiario.net

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Regali ai dipendenti pubblici: si possono ricevere doni?

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Il dettato regolamentare emanato proprio nel corso dell’anno appena passato individua, testualmente e con riferimento ai regali ai pubblici dipendenti, “così come prescritto dalla norma di rango primario, le violazioni gravi o reiterate che comportano la sanzione del licenziamento con preavviso”.
Va poi ricordato, con particolare riferimento al settore scolastico, che l’Anac (Autorità Nazionale Anticorruzione) ha dato indicazione alle scuole di pubblicare obbligatoriamente, all’interno dei propri siti, il codice di comportamento sopracitato. Tra le norme inserite nel codice spicca ovviamente quella inerente al divieto per il dipendente pubblico di chiedere regali, compensi o altra tipologia di utilità; inoltre al dipendente è fatto divieto di accettare regali, compensi (o altre utilità), ad eccezione di quelli di modico valore (ovvero quelli che non superano i 150 euro di valore, quota che però lascia permanere qualche dubbio, a dir la verità), anche nella forma dello sconto. Inoltre va evidenziato come i regali e le eventuali altre utilità in ogni modo ricevute debbano, secondo il codice di comportamento inerente ai regali ai dipendenti pubblici, essere messi a disposizione dell’Amministrazione per essere devoluti a fini prettamente istituzionali. Inoltre, come afferma testualmente il codice, per quanto riguarda il rapporto tra subordinati “il dipendente non accetta, per sé o per altri, da un proprio subordinato, direttamente o indirettamente, regali o altre utilità, salvo quelli d’uso di modico valore. Il dipendente non offre, direttamente o indirettamente, regali o altre utilità a un proprio sovraordinato, salvo quelli d’uso di modico valore”.

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Il dipendente pubblico non può sollecitare regali

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Il complesso disciplinare si delinea in altri articoli di rilevante interesse per la tematica dei regali ai dipendenti pubblici: molto interessanti in tal senso l’articolo 6, nel quale è stabilito che “il dipendente non accetta incarichi di collaborazione da soggetti privati che abbiano, o abbiano avuto nel biennio precedente, un interesse economico significativo in decisioni o attività inerenti all’ufficio di appartenenza”, ed anche l’articolo 7, il quale afferma: “Al fine di preservare il prestigio e l’imparzialità dell’amministrazione, il responsabile dell’ufficio vigila sulla corretta applicazione del presente articolo”. Tutto il dettato regolamentare è ovviamente informato al principio dell’art. 1 del codice, recante, nell’icastica formula, probabilmente la reale ratio normativo-regolamentare del provvedimento: esso afferma che “il dipendente non chiede, né sollecita, per sé o per altri, regali o altre utilità”.

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Regali ai dipendenti pubblici: l’obiettivo è anche combattere la corruzione

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Va detto che il codice di comportamento per il dipendente pubblico si inscrive dentro un percorso più ampio, ovvero quello di una serie di provvedimenti anticorruzione che il Governo in carica sta cercando di implementare per porre fine ad una delle piaghe più gravi che affliggono l’Italia: proprio la corruzione. Un fondamentale tassello per rendere davvero efficace ed operativa la lotta senza quartiere al malcostume: per far muovere tutto il paese sulla direttrice della trasparenza dei comportamenti, in un’ottica di giustizia ed equa competitività, principio virtuoso a cui tutto l’ordinamento deve fare riferimento. A partire ovviamente dal delicato tema rappresentato dai regali ai dipendenti pubblici.

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Fonte: Corriere.it

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Marco Brezza

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gio, gen 23, 2014  Marco Brezza
Assenze Dal Lavoro Per Visita Specialistica: qualcosa è cambiato?
4.4 (87.2%) 25 Vota Questo Articolo

È una materia molto importante, che spesso però si può prestare ad interpretazioni varie: stiamo parlando delle assenze dal lavoro dei dipendenti pubblici per visita specialistica: la Legge di Stabilità approvata alla fine del 2013 apporta alcune novità proprio per quanto riguarda questa tematica. Il Decreto Legge 101/2013 (convertito, e divenuto finalmente esecutivo, attraverso la legge 125 del 30 ottobre 2013) ha infatti modificato la precedente normativa inerente alla assenze per visita specialistica, all’interno della quale era statuito che nel caso in cui l’assenza per malattia avesse luogo per l’espletamento di visite, terapie, prestazioni specialistiche od esami diagnostici, la stessa venisse giustificata mediante la presentazione di attestazione rilasciata dal medico o dalla struttura, anche privati, che avessero svolto la visita o la prestazione.

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Fonte: corriereinformazione.it

Fonte: corriereinformazione.it

Assenze per visita specialistica: la disciplina previgente

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Addentrandosi con più attenzione nella materia, va affermato che una disciplina positiva e, soprattutto, compiuta in materia è divenuta reale solo a partire dal 2011, quando una legge dello Stato (il Decreto Legge n. 98/2011, convertito nella legge n. 111/2011, attraverso i quali sono state apportate modifiche all’art. 55-septies, comma 5-ter, del Decreto Legislativo n. 165/2001) ha introdotto i requisiti sopra citati in merito a visite, terapie, prestazioni specialistiche o esami diagnostici effettuati dai dipendenti pubblici durante l’orario di lavoro. Solo grazie a questo intervento normativo è stata disciplinata una tematica che, in precedenza, veniva definita solo attraverso circolari o orientamenti applicativi emanati dall’Agenzia ARAN (l’Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni).

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Assenze per visita: la decurtazione retributiva

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In questo senso, quindi, se un dipendente effettua una visita specialistica dal suo dentista dalle 9 alle 11 e presentava il relativo giustificativo, queste venivano considerate due ore di malattia. Rimaneva ferma pertanto l’imputazione a malattia delle ore di assenza, così come rimanevano immutati gli effetti economici dell’assenza. Insomma, le assenze per visite specialistiche, terapie e accertamenti diagnostici dovevano essere trattate dall’amministrazione come assenze per malattia ai fini della decurtazione retributiva, ed essere calcolate come periodi di malattia.

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In realtà tutto ciò non viene modificato dalle novità immesse nell’ordinamento dalla Legge di Stabilità. Infatti il Decreto Legge 101/2013 afferma ciò che segue: “Nel caso in cui l’assenza per malattia abbia luogo per l’espletamento di visite, terapie, prestazioni specialistiche od esami diagnostici, il permesso è giustificato mediante la presentazione di attestazione, anche in ordine all’orario, rilasciata dal medico o dalla struttura, anche privati, che hanno svolto la visita o la prestazione, oppure trasmessa da questi ultimi mediante posta elettronica”. Nessun cambiamento sostanziale pare quindi concretizzarsi con la nuova disciplina: pertanto, se l’assenza effettuata dal dipendente per effettuare visite specialistiche, cure o esami diagnostici è imputata a malattia, il giorno investito dalla stessa rientrerà nel periodo di comporto e la scuola dovrà altresì applicare al dipendente la cosiddetta trattenuta “Brunetta”.

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Le novità nella comunicazione: ecco la trasmissione tramite posta elettronica

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È altresì vero che possono permanere dubbi se si incrocia la normativa con alcune circolari emanate dal Ministero del Lavoro (come ben evidenzia Orizzonte Scuola). Giungendo in conclusione pare opportuno affermare che la novità normativa sembra quindi indicare che, ai fini della fruizione concreta del permesso da parte di tutti i dipendenti pubblici, l’attestazione della giustificazione dovrà riportare, d’ora in avanti, anche l’orario relativo alla permanenza presso lo studio o struttura medica presso la quale si espleta la visita. E, al fine di adeguarsi alle novità legislative volte alla utilizzazione dei sistemi digitali quali strumenti di risparmio, si prevede che l’attestato possa essere trasmesso dalle strutture mediche mediante lo strumento, ormai imprescindibile, della posta elettronica.

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Fonti:orizzontescuola.it, diritto.net

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Marco Brezza      

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mer, gen 22, 2014  Marco Brezza
Pensioni Dipendenti Statali: buco da 23 miliardi
4.3 (85%) 12 Vota Questo Articolo

Sono tempi difficili per il nostro paese: i venti della crisi stanno spazzando con forza il territorio italiano e il tasso di occupazione è calato a livelli negativi da record. Emerge inoltre con prepotente forza anche il tema delle pensioni. E proprio attraverso un non trascurabile travaglio stanno transitando infatti anche le pensioni dei dipendenti pubblici: è di pochi giorni fa la notizia che la Corte dei Conti ha scovato un “buco” dell’importo di 23 miliardi di euro, che l’Inps avrebbe ereditato dall’Inpdap a causa della mancata corresponsione dei contributi del personale a tempo determinato.

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Quello che è avvenuto rischia di apportare un grave “vulnus” ai trattamenti pensionistici dei dipendenti pubblici attualmente in servizio: per tale motivo l’Anief (importante associazione sindacale afferente al settore formazione) agirà per rivendicare la certificazione dei crediti presso il tribunale, muovendosi anche sulle orme della sentenza emanata dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea (sentenza 13 novembre 2008).

Fonte: www.lintraprendente.it

Fonte: www.lintraprendente.it

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Pensioni dipendenti pubblici: cosa accade?

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Il sindacato ha manifestato proprio in queste settimane dinnanzi a Palazzo Chigi, anche attraverso l’icastico slogan “Vogliono toglierci anche il bastone-pensione”. Ed interessanti sono state le parole del Presidenti di Anief, Marcello Pacifico: “Quanto sta realizzando lo Stato con i suoi lavoratori è una vera e propria evasione. E ha dell’incredibile, perché l’amministrazione si rende artefice esattamente di quello che non permette di fare alle imprese private”. Pacifico ha poi proseguito su tale china affermando che il Governo si troverebbe ora ad affrontare una discreta “patata bollente”, costituita dal dover trovare quei 23 miliardi di euro che “l’istituto nazionale di previdenza ha impropriamente sottratto ai dipendenti del pubblico impiego”.

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Il succo della questione alligna nel fatto che, a parere del sindacato (e non soltanto) sembra che lo Stato stia cercando di fare cassa sulle spalle dei pensionati: verrebbe in questo senso negata alle varie tipologie di dipendente pubblico la possibilità di percepire una pensione congruente con la somma dei contributi versati durante tutta la carriera lavorativa. In questa direzione giunge in soccorso dei dipendenti statali una sentenza della Corte Costituzionale (la sent. n.116/2013): quest’ultima ha dichiarato incostituzionale il prelievo forzoso sulla differenza delle pensioni previsto dalla legge 111/2011.

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Il rebus Legge di Stabilità

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E a tal riguardo proprio pochi giorni fa è emerso da un emendamento alla Legge di Stabilità il fatto che non è prevista nessuna copertura per il disavanzo Inps ereditato dall’Inpdap: parrebbe che il buco da 23 miliardi sia stato celato. Un chiarimento in questo senso giunge da Antonio Mastrapasqua, il presidente dell’Inps, il quale afferma che non esisterebbe alcun tentativo di occultare buchi che non esistono. Ma ecco le parole testuali di Mastrapasqua: “Si sta solo effettuando quell’operazione tecnico-contabile di cui parliamo da un po’ di tempo necessaria per non rendere incomprensibili i conti dell’INPS. Come ho avuto modo di dire già questa estate, a luglio, presentando al Parlamento i conti del primo bilancio INPS dopo l’integrazione con la gestione dei dipendenti pubblici, il disavanzo di circa 9 miliardi era tutto imputabile all’ex-INPDAP e alla modalità con cui lo Stato trasferiva le risorse necessarie per le prestazioni previdenziali nel sistema pubblico”.

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Queste le parole che sgorgano del vertice dell’Istituto previdenziale: ai vocaboli rassicuranti seguiranno altre azioni e provvedimenti efficaci?

 

 

Marco Brezza

 

 

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mar, gen 21, 2014  Patrizia Caroli
L’Esercito Nella Terra Dei Fuochi
4.5 (90%) 2 Vota Questo Articolo

L’Esercito sarà impegnato in Campania, nella cosiddetta Terra dei Fuochi, a salvaguardia e per la sicurezza dei cittadini. Il Governo che ha dato via libera all’invio dei militari in quelle terre ha precisato, attraverso il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando, che l’impiego dei militari durerà il tempo necessario a bloccare il fenomeno dei roghi e agirà in maniera sinergica. Il ministro ha spiegato che: “Il punto fondamentale è non far diventare l’esercito la questione principale perché è un supporto alle forze dell’ordine e non deve essere sostitutivo. L’arrivo dei militari non ci deve indurre a rinunciare a un’organizzazione più efficiente e definitiva del sistema di pubblica sicurezza”.

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Il contingente per la Terra dei Fuochi prevede l`impiego di oltre 400 militari a rotazione per poter garantire una vigilanza continua del territorio. In caso di necessità è previsto l’impiego fino a 800 uomini. Il reperimento dei soldati sarà fatto nella brigata bersaglieri Garibaldi e per la sorveglianza notturna saranno usati anche dei piccoli droni appartenenti ai 41esimo reggimento Cordenons di Sora. L’Esercito, dunque, torna in Campania per fronteggiare l ‘emergenza così come avvenne per l’operazione “Strade Pulite”per i cumuli di rifiuti a Napoli.  ”Auspico che al personale impiegato in aree altamente contaminate sia garantita l’adeguata tutela con equipaggiamenti e mezzi idonei a fronteggiare questa ennesima emergenza”: è quanto afferma il maresciallo dell’esercito italiano Gennaro Galantuomo, delegato Co.Ce.R.

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L’Esercito alle prese con il taglio del personale e delle spese

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L’impiego dei militari in queste situazioni di emergenza porta alla luce alla ribalta altri temi per il personale dell’esercito alle prese con il contenimento della Spesa Pubblica da parte del Governo. Il delego Co.Ce.R afferma, infatti, che i “militari che saranno chiamati a fare gli straordinari è da 5 anni ormai che non vedono un euro di aumento a differenza di altre categorie di lavoratori statali”.

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Le parti interessate, quindi, chiedono una maggior tutela, sotto ogni punto di vista, per il personale impegnato in questa operazione. Un momento particolare per tutto il settore soprattutto alla luce della decisione del Consiglio dei Ministri, con l’approvazione di due decreti legislativi attuativi della legge 244 del 2012, che ha deciso il taglio di 27.800 unità delle Forze Armate (20 mila militari e 7.800 civili) portando così a 150 mila unità il totale dei militari in Italia (contro le attuali 170 mila unità). La decisione riguarda anche il numero del personale dirigente con una riduzione dei generali del 30% (dagli attuali 433 a 310) e dei colonnelli che passeranno da 1957 a 1566 unità.

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Patrizia Caroli

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lun, gen 20, 2014  Roberta Buscherini
Infermieri Specializzati: Raggiunto l’accordo fra Ministero e Sindacati
4.1 (81.82%) 11 Vota Questo Articolo

Gli infermieri saranno sempre più specializzati. Dopo tanto parlare è stato finalmente chiuso l’accordo fra il ministero della Salute e i sindacati della sanità. Tra le funzioni che nei prossimi anni dovranno e potranno svolgere gli infermieri ci sono: gestire i codici bianchi del pronto soccorso, saturare le ferite superficiali, ricoprire il ruolo di aiuto anestesista e utilizzare un ecografo per trovare una vena. Competenze, ruoli e mansioni che prima spettavano ai medici e che da ora in avanti potrà e vedrà coinvolti i circa 420 mila infermieri che sono iscritti all’Ordine.

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Quello che spesso già accade nelle diverse realtà italiane è stato istituzionalizzato finalmente e avvicina l’Italia a quello che accade nel resto d’Europa dove le specializzazioni già esistono e dove gli infermieri hanno un ruolo centrale per la presa in carico globale del paziente.

.infermiere

L’accordo che è stato raggiunto tra il ministero della Salute e i sindacati prevede sei aree: quella per i servizi territoriali, per l’assistenza domiciliare, pediatrica, medica, di emergenza e relativa alla salute mentale.

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La bozza di accordo sulla ridefinizione delle responsabilità dell’infermiere, dopo ben tre anni di incontri e riunioni e molte fasi di stallo, che sarà licenziata a breve per poi essere inviata alla conferenza Stato-Regioni rischia però di creare molte differenze di applicazione in quanto lo stesso prevede che siano le singole Regioni a definire “specifiche e innovative sperimentazioni clinico assistenziali”. Ed è proprio sul fatto che mancherebbe una regia centrale, quindi con il rischio che in una Regione un infermiere avrà delle competenze e di conseguenza un curriculum formativo e in altre no, che i medici polemizzano con questo accordo che nel tempo hanno sempre cercato di ostacolare.

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Resteranno poi da affrontare i problemi contrattuali in un settore già molto penalizzato dai tagli e dall’eccessivo uso e abuso del ricorso alle cooperative private. Un problema di non poco conto visto i tagli al settore sanitario da parte del Governo e che vedrà sul piede di guerra i sindacati.

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Ed è proprio sul fronte economico che i sindacati della dirigenza medica e sanitaria del SSN spiegano la proprio opposizione all’accordo: ”Le Regioni potrebbero utilizzare personale tecnico ed infermieristico per compiti fino ad ora affidati ai medici, o ai dirigenti sanitari, con l’ obiettivo di ridurre i costi, trasferendo segmenti di attività da un fattore ad alto costo ad uno a basso costo”.

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L’accordo, invece, incassa la soddisfazione di Andrea Bottega, segretario nazionale NurSind, sottolinea come la figura dell’infermiere sia cambiata nel tempo andando verso la collaborazione nelle scelte e la presa in carico dei pazienti con codice bianco: “Cosa che spesso già accade – dice Bottega – ma senza che sia previsto in termini di responsabilità professionale e di formazione, né tantomeno che sia riconosciuto economicamente”.

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Roberta Buscherini

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