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Archivi al giorno febbraio 17th, 2014

lun, feb 17, 2014  Marco Brezza
Precari Nella PA: La Corte di Giustizia europea boccia la legislazione italiana
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Contratti flessibili nella Pubblica Amministrazione: la legislazione italiana viene sonoramente bocciata. È successo proprio negli scorsi giorni infatti che la Corte di Giustizia Europea abbia dichiarato non compatibile con i principi comunitari l’abuso di contratti flessibili perpetrato all’interno dl nostro pubblico impiego. La questione coinvolge ben 133mila dipendenti della scuola, 30mila della sanità e circa 80mila occupati tra Regioni ed Enti locali.

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Fonte: daily.wired.it

Fonte: daily.wired.it

Doppia dichiarazione di infrazione comunitaria

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Quello che è emerso dal dettato emanato dai giudici comunitari lussemburghesi deve fare riflettere. Infatti la nostra legislazione in materia si pone in chiaro contrasto con la Direttiva 1999/70 CE, ovvero i rapporti a tempo determinato non possono essere un problema scaricato sui lavoratori, dal momento che il danno non risulta risarcibile. I rapporti andrebbero pertanto assunti dallo Stato in quanto datore di lavoro che ha l’obbligo di rispettare le regole comunitarie. Scendendo per un attimo nei particolari della pronuncia, la Corte ha parlato di negazione delle tutele effettive contro gli abusi nell’utilizzazione dei contratti a tempo determinato alle dipendenze di pubbliche amministrazioni. L’impellente direttiva pronunciata dalla Corte nei confronti dell’Italia, in questo senso, si delinea nell’obbligo perentorio di rivedere la disciplina in materia.

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La doppia dichiarazione di infrazione (infatti sono due i provvedimenti, tra loro coordinati, emanati dalla suprema corte europea) getta una luce inquietante sulla disciplina italiana dei contratti a tempo determinato nella Pubblica Amministrazione. Ciò emerge poi in maniera prepotente nel momento in cui il nostro paese si prepara ad assumere i 250mila precari con contratti a termine che operano nella PA, ripartiti nei diversi settori chiave citati in apertura di articolo.

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Stabilizzazione precari: la sentenza Papalia

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Penetrando nelle pieghe delle pronunce dei giudici di Lussemburgo, proviamo ad analizzare in particolare la seconda pronuncia, denominata “Papalia”: in questo caso la Corte Europea si è pronunciata sulla questione di compatibilità comunitaria sollevata dal Tribunale di Aosta inerente all’art. 36, comma 5, Decreto Legislativo n. 165/2001, norma dichiarata in palese contrasto con la suddetta direttiva 1999/70/CE sul lavoro a tempo determinato: a parere dei giudici europei, pertanto, la norma italiana rende estremamente difficile o addirittura impossibile al lavoratore dipendente la prova del risarcimento del danno senza costituzione del rapporto. In conseguenza di ciò la stessa non risulta misura idonea a prevenire gli abusi nella successione dei contratti a termine nel pubblico impiego. A parere del presidente dell’Anief, Marcello Pacifico, la sentenza “riguarda il Comune d’Aosta, ma può per analogia essere certamente estesa all’intero territorio nazionale  semplicemente perché il caso esaminato è equiparabile a quello dei 250mila dipendenti storici della Pubblica Amministrazione che hanno già svolto almeno 36 mesi di servizio. Ad iniziare dalla scuola, dove soltanto per l’ordinario funzionamento per quest’anno sono stati assunti a tempo determinato almeno 137 mila supplenti”.

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PA: la piaga dell’abuso di utilizzo del precariato

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Insomma il pernicioso abuso dell’utilizzo del precariato nella Pubblica Amministrazione italiana parrebbe aver raggiunto livelli di guardia: almeno ciò risulterebbe dalle pronunce europee che sovrintendono al rispetto delle normative sovranazionali di emanazione comunitaria. Il Governo italiano per ora parrebbe non voler prestare ascolto ai pareri (in realtà vincolanti) dei giudici europei, adducendo ragioni di tipo finanziario. Ma le ragioni finanziarie non possono essere utilizzate come giustificazioni per aggirare le norme di rango sovranazionale: ci si trova pertanto ad un decisivo bivio. La strada da percorrere è certamente quella indicata dai battistrada comunitari: sta al legislatore italiano perlustrare i passaggi più agevoli per innovare l’importante disciplina.

 

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