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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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Archivi al mese maggio, 2014

ven, mag 23, 2014  Marco Brezza
Emergenza infermieri: affiora la piaga della carenza di personale
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È emergenza infermieri in Italia: una categoria fondamentale per fare andare avanti la Sanità nel paese ma che spesso si trova innanzi particolari ed ingenti ostacoli. In particolare, nella odierna situazione italiana sarebbe necessaria l’assunzione di 70mila infermieri per adeguarsi alla media OCSE.

 

www.jobitalia.net

Emergenza infermieri: un meccanismo vizioso

 

Uno dei problemi che incidono con forza sulla attuale situazione sopno quelli relativi alla di carenza di personale: La necessità di infermieri è ormai un’emergenza in quasi tutte le strutture sanitarie – ha affermato negli scorsi giorni il presidente del  IPASVI di Roma Gennaro Rocco – dove si continua a non assumere per il blocco del turn-over. Quello che sta avvenendo si configura come un meccanismo vizioso: infatti spesso le Aziende e le strutture sanitarie aggirano il problema della carenza di personale rivolgendosi a cooperative o ad agenzie di lavoro temporaneo che offrono infermieri professionisti a volte senza garantire loro pari opportunità contrattuali con i colleghi che lavorano come diretti dipendenti della aziende. Si tratta con tutta evidenza di un vortice senza sbocchi: in questo senso lo sblocco dei concorsi potrebbe essere una scelta corretta per uscire dalla difficoltà ma pare che non ci sia la volontà di intraprendere questa azione.

 

La riorganizzazione dei servizi

 

L’idea che potrebbe fungere da cornice risolutiva (almeno in parte) per questo problema potrebbe risiedere in una idonea e ragionata riorganizzazione dei servizi sul territorio. Tale riorganizzazione potrebbe migliorare la salute dei cittadini, ridurre i ricoveri in ospedale, producendo a medio termine risparmi notevoli per il sistema e propiziando, secondo il Censis, l’assunzione di oltre 20mila nuovi infermieri.
La difficile situazione degli infermieri si è concretizzata poi in queste settimane anche in una due-giorni di protesta davanti all’Assessorato regionale alla Salute di Palermo: qui si è svolta la protesta pacifica degli infermieri precari (insieme ad alcuni disoccupati), sostenuti dal Coordinamento nazionale infermieri aderente alla Federazione Sindacati Indipendenti. Una grande polemica si è affollata intorno alla questione per cui le aziende sanitarie non possono procedere alla copertura di posti vacanti o carenze di organico, prima del completamento del procedimento della riorganizzazione della rete assistenziale, ospedaliera e territoriale, e del riassorbimento di eventuali esuberi accertati in esito alla suddetta procedura, che dovrà essere fatta entro giugno.

 

Def 2014: arrivano i tagli alla sanità

 

Dalle ultime indiscrezioni sembrerebbe che per far giungere la questione ad una risoluzione sarà necessario attendere l’emanazione di un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri attraverso cui stabilire le procedure concorsuali con una riserva del 50% dei posti a concorso per i precari previa procedura selettiva. A questa procedura potranno partecipare i precari che possiedono tre anni di servizio al 30 ottobre 2013.
È chiaro come da una eventuale approvazione della rete ospedaliera potrebbero affiorare nuovi posti di lavoro, consentendo l’aumento della dotazione organica.
Intanto all’interno della bozza del Def redatta dal Governo, tra le coperture del taglio del cuneo fiscale sono previsti 2,37 miliardi di tagli alla sanità in un biennio, con la riduzione del finanziamento del servizio sanitario nazionale per le Regioni e le province autonome: si parla di 868 milioni quest’anno e di 1,5 miliardi dal 2015. Per ora sono stime programmatiche, bisognerà attendere per capire se i tagli avverranno davvero in questa misura.
In conclusione non si può negare che una visione strategica complessiva informata a emanare provvedimenti basati sul concetto di tagli lineari alla spesa sanitaria abbia cagionato effetti dannosi e pesanti ripercussioni sul sistema dell’offerta dei servizi, minacciando l’erogazione stessa dei livelli essenziali di assistenza. Un cambio di passo sembra necessario per tutelare il buono andamento di un settore importante come quello relativo alla sanità.
Fonte: www.nurse24.it

 

Marco Brezza

 

 

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gio, mag 22, 2014  Marco Brezza
Comuni Spese Sociale: Meno risorse per servizi assistenziali
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Le amministrazioni comunali alle prese con gli interventi ed i servizi di carattere sociale: imboccando questa direzione risulta interessante analizzare in quale modo si conforma la materia inerente alla questione Comuni spese sociale, al fine di comprendere in quale modo gli enti che sono posizionati più vicino alle esigenze dei cittadini esercitano la propria attività in un settore di eminente importanza.

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Fonte: rete.comuni-italiani.it

Fonte: rete.comuni-italiani.it

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Comuni spese sociale: l’indagine Istat

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Un’indagine pubblicata nel corso del 2013 analizza il comportamento dei Comuni italiani in merito alle attività relative agli interventi nel campo sociale per ciò che compete l’anno di gestione 2010: quello che emerge con maggiore evidenza è il fatto che i principali destinatari delle prestazioni di “welfare” locale sono le categorie rappresentate da: famiglia e minori, anziani e persone con disabilità. Proprio all’interno di queste categorie di utenza converge oltre l’82% del totale delle risorse impiegate in tale direzione, suddivise analiticamente in un 40,3% delle risorse prevalentemente dedicate a servizi socio-educativi per la prima infanzia seguiti da quelli per gli anziani (21,2%) e per le persone con disabilità (21,1%).

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Analizzando i dati che emergono dal rapporto (redatto dall’Istat) “Gli interventi e i servizi sociali dei Comuni singoli e associati” in relazione alla tematica Comuni spese sociale, affiorano altri interessanti dati di tipo quantitativo: ad esempio, la spesa erogata per l’assistenza sociale a livello locale nel corso del 2010 si è assestata sulla cifra di 7 miliardi e 127 milioni di euro, producendo un trascurabile aumento dello 0,7% rispetto all’anno precedente, segnando una evidente battuta d’arresto rispetto alle tendenze orientate alla crescita che erano state registrate nei sette anni precedenti (nel periodo compreso fra il 2003 e il 2009 l’incremento medio annuo era stato molto più elevato, circa il 6%). È interessante constare come la cifra sopra citata sia equivalente allo 0,46% del Pil nazionale.

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Le grandi differenze a livello territoriale

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La spesa media per abitante per quanto riguarda la tematica del “welfare” (fondamentale branca della categoria Comuni spese sociale) è passata da 90 euro nel 2003 a 118 euro nel 2010, ma l’incremento risulta di soli 10 euro pro capite se calcolato al netto dell’inflazione.
Inoltre esistono evidenti differenze tra territori. Si collocano al di sopra della media nazionale gran parte delle Regioni dell’Italia centrosettentrionale, mentre il Sud presenta i livelli tendenzialmente più bassi di spesa media pro-capite in riferimento alle spese di tipo sociale-assistenziale. Ed anche all’interno dell’ambito di intervento dei vari Comuni italiani esistono ampie differenze nella gestione di tali risorse: insomma, divaricazioni che si ampliano, discrasie applicative tra un’amministrazione e l’altra che si fanno frequenti. In questo senso i Comuni del nord-est spendono in media per l’assistenza sociale 161 euro per abitante, contro i 134 euro del nord-ovest, i 135 del Centro, i 110 delle Isole e i soli 53 del Sud.

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Comuni spese sociale: i perniciosi effetti della crisi

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Evidentemente la crisi economica ha prodotto i suoi effetti nefasti anche sull’importante settore inerente a Comuni spese sociale, influendo in maniera fortemente negativa sulla effettiva capacità di spesa in dotazione ai Comuni italiani.  A questa deriva non poco hanno contribuito le riduzioni dei trasferimenti direzionati verso i Comuni stessi per il finanziamento della spesa sociale (la scure dei tagli si è infatti abbattuta sul Fondo nazionale per le politiche sociali). Inoltre il Patto di Stabilità interno è stato strozzato a causa di vari vincoli: pertanto l’offerta di servizi sta conoscendo un periodo di inerzia negativa, caratterizzato da quella che si configura come una brusca frenata. Quale sarà il futuro degli interventi di tipo sociale per i Comuni in Italia?

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Fonti: istat.it, ilsole 24ore.com

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Marco Brezza

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mer, mag 21, 2014  Patrizia Caroli
Permessi per i Dipendenti Pubblici: Tutti i casi in cui si possono richiedere
3.8 (76.92%) 26 Vota Questo Articolo

Permessi per i dipendenti pubblici: Cosa sono e come richiederli

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PermessiperDipendentiPubbliciStataliI permessi per i dipendenti pubblici danno diritto ad assentarsi dal lavoro per determinati motivi quali, lutto o grave infermità, cariche pubbliche elettive etc., mantenendo il proprio posto di lavoro, il trattamento retributivo e il riconoscimento dell’anzianità di servizio. Di solito ad un ente o amministrazione grava maggiormente il costo dei permessi retribuiti rispetto alla paga legata ai giorni di ferie. Per questo motivo il datore di lavoro preferisce che i propri dipendenti si avvalgano prima dei permessi retribuiti e successivamente delle ferie. La legge e la contrattazione collettiva nazionale dei singoli comparti disciplinano questa materia e, anche se i singoli comparti possono regolamentare l’istituto dei permessi in modo differente, ci sono delle linee guida comuni.;

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Permessi per i dipendenti statali e pubblici: Permessi a ora, permessi a giornata

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Il Decreto Legge 112/2008, convertito nella Legge n. 133/2008 regolamenta i permessi per i dipendenti pubblici indicandone le modalità di fruizione e interviene sulla Legge 104/1992 che disciplina, specificatamente, i permessi riservati ai lavoratori disabili e ai familiari che li assistono.

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Secondo la Legge n. 133, i Contratti Collettivi devono indicare chiaramente l’esatto monte ore dei permessi per evitare che il dipendente pubblico scelga regolarmente come giorni di permesso lavorativo quelli in cui l’orario è maggiore. Il Dipartimento Funzione Pubblica, con la Circolare 7/2008, precisa ulteriormente questo punto indicando che il dipendente può beneficiare sia dei permessi a ora che dei permessi a giornata, ma che i contratti collettivi devono conteggiare il massimo di ore fruibili nel mese.

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Per comprendere meglio, prendiamo come esempio il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro dei dipendenti delle Regioni e autonomie locali che prevede che i dipendenti possano usufruire di tre giorni di permessi lavorativi anche in modo frazionato, per un massimo di 18 ore mensili. Quindi, se il lavoratore sceglie come giornata di permesso una in cui l’orario di lavoro è maggiore, le ore godute saranno sottratte dal monte ore complessivo.

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Non possono beneficiare dei permessi per i dipendenti pubblici i lavoratori a domicilio; gli addetti ai lavoro domestici e familiari; i lavoratori agricoli a tempo determinato occupati a giornata; i lavoratori autonomi; i lavoratori parasubordinati.

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Permessi per disabili gravi e familiari

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Per quanto riguarda i portatori di handicap e i loro familiari, si parla di permessi retribuiti, previsti sia per i lavoratori dipendenti che per quelli del settore privato.

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Secondo la normativa vigente, ai disabili gravi spettano 2 ore al giorno o 3 giorni al mese, anche frazionabili in ore, di permessi per i dipendenti pubblici.

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I genitori di bambini sotto i tre anni, affetti da grave disabilità, possono prolungare il periodo di astensione facoltativa dal lavoro oppure possono usufruire di 2 ore di permesso al giorno fino al compimento o, in alternativa, di 3 giorni al mese anche frazionabili in ore.

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Anche il coniuge può usufruire di 3 giorni al mese, frazionabili in ore, di permessi retribuiti per l’assistenza del familiare disabile.

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I 3 giorni di permessi mensili possono essere fruiti anche da parenti ed affini entro il 3° grado nel caso in cui i genitori del disabile siano deceduti o abbiano superato i 65 anni di età o siano anche loro affetti da patologie invalidanti. La stessa regola vale per l’assistenza ai minori di tre anni affetti da disabilità.

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 Permessi per lutto o grave infermità

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I dipendenti pubblici hanno diritto, entro i sette giorni successivi alla data del decesso, a 3 giorni complessivi di permesso retribuito all’anno per ogni evento luttuoso che coinvolga un parente entro il secondo grado (nonni, nipoti etc), un componente della famiglia anagrafica e il coniuge (anche legalmente separato). Questi giorni devono essere fruiti continuativamente, compresi i giorni festivi e non lavorativi. Nel comparto Regioni ed Enti Locali, il permesso per lutto è valido anche per il decesso degli affini entro il primo grado (suoceri). I permessi per i dipendenti pubblici possono essere fruiti secondo le stesse modalità in caso di grave infermità di un componente della famiglia e devono essere utilizzati entro sette giorni dal dall’accertamento dell’insorgenza della grave infermità.

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Permessi per i dipendenti della PA: Permessi per motivi personali

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I permessi contemplano la possibilità di beneficiare di 3 giorni di permesso retribuito all’anno per particolari motivi personali. Non esiste all’interno dei CCNL una precisa indicazione che stabilisca in quali casi concedere il permesso; sarà l’Ufficio del Personale dell’azienda, allora, a valutare se la motivazione che spinge il lavoratore a richiedere un permesso retribuito possa rientrare tra i “gravi motivi personali” e a stabilire se concedere o meno questi giorni di permesso considerando anche le esigenze organizzative dell’azienda.

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Permessi per matrimonio e nascita dei figli

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In caso di matrimonio il dipendente ha diritto a 15 giorni consecutivi di assenza dal lavoro pagata. Tali permessi non influiscono sui giorni di ferie maturati e sono considerati ai fini dell’anzianità di servizio. In caso di nascita dei figli, i papà lavoratori possono beneficiare di circa 3 giorni di permessi retribuiti.

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Permessi per concorsi ed esami

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I dipendenti pubblici possono usufruire di 8 giorni di permesso retribuito all’anno per sostenere concorsi o esami. Il giorno di permesso vale solo per quello di svolgimento della prova. Se non se ne beneficia nel corso dell’anno solare, questi permessi non potranno essere cumulati con quelli spettanti per l’anno successivo. Il dipendente pubblico che chiede il permesso per accedere ad un concorso o esame deve presentare al suo datore di lavoro la certificazione rilasciata dalla Commissione esaminatrice.

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Permessi per cariche pubbliche elettive

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Nei Comuni con più di 500.000 abitanti, i dipendenti pubblici possono chiedere dei permessi per presiedere alle sedute dei consigli presso i quali sono stati eletti (consiglio comunale, provinciale etc.).

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Con la “riforma Monti” si è stabilito che il permesso viene concesso per il tempo strettamente necessario alla partecipazione a ciascuna seduta e per il raggiungimento del luogo di suo svolgimento. Se la consultazione si protrae oltre la mezzanotte, il giorno successivo il dipendente può assentarsi dal servizio. I lavoratori che ricoprono particolari cariche elettive (presidente di consiglio comunale o provinciale, assessori comunali etc.) possono beneficiare di permessi retribuiti per un massimo di 24 ore lavorative al mese, aumentate a 48 nel caso in cui ricoprano la carica di presidente della provinca, sindaco etc.

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Permessi per i dipendenti pubblici: Permessi per donazione sangue

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Il dipendenti pubblici che donano almeno 250 grammi del loro sangue hanno diritto ad astenersi dal lavoro per l’intera giornata in cui effettuano il prelievo. Il datore di lavoro deve retribuire il lavoratore per la giornata di permesso, ma può chiedere il rimborso all’INPS. Il lavoratore ha anche diritto all’accredito dei contributi previdenziali, senza oneri a suo carico, per i periodi durante i quali non ha prestato attività lavorativa.

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Permessi per donazione di midollo osseo

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I lavoratori dipendenti, se donatori di midollo osseo, hanno diritto a permessi retribuiti per il tempo necessario alla complessa procedura finalizzata al prelievo e al completo ripristino del loro stato fisico secondo quanto certificato dal medico competente. Il dipendente, inoltre, ha diritto ai contributi accreditati, senza oneri a suo carico, per periodi durante i quali non ha prestato attività lavorativa.

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Permessi studio

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Possono servirsi dei permessi studio tutti i lavoratori studenti che risultano iscritti e che seguono regolari corsi di studio. Solitamente l’ammontare dei permessi studio è di 150 ore nel corso di un triennio, ma le ore possono aumentare fino a 250 se il titolo di studio che il dipendente vuole conseguire è della scuola dell’obbligo. In più, sono previsti dei permessi giornalieri per sostenere i singoli esami.

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I permessi studio possono essere usati solo per la frequenza dei corsi e non per la preparazione dell’esame. I dipendenti non sono tenuti a prestare lavoro straordinario o a lavorare durante i riposi settimanali e possono richiedere di essere inseriti all’interno di una turnazione che permetta loro di agevolare la frequenza delle lezioni.

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Permessi per i dipendenti della PA: Permessi per attività sociali e di volontariato

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Possono essere concessi particolari permessi retribuiti ai dipendenti pubblici che svolgono attività di volontariato presso enti, come la Protezione civile, che operano a favore della solidarietà sociale.

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In tutti casi sopra descritti, quando il dipendente chiede di poter usufruire dei permessi , deve apportare pertinente documentazione che attesti la sua impossibilità a recarsi sul posto di lavoro.

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Patrizia Caroli

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mar, mag 20, 2014  Marco Brezza
Aspettativa Infermieri Professionali: Ecco i requisiti fondamentali
5 (100%) 2 Vota Questo Articolo

Un fondamentale comparto afferente alla mole complessiva di dipendenti pubblici nel nostro paese è quello composto dalla sanità pubblica. Vari sono i ruoli di dipendente pubblico che si affastellano in questo composito settore. Pare oggi interessante soffermarsi sulla configurazione della struttura dell’aspettativa infermieri professionali. Quali sono gli elementi più importanti di questo istituto?

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www.corriereuniv.it

Aspettativa infermieri: chi ha diritto ad usufruirne?

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L’aspettativa infermieri, prevista dall’art.12 del contratto nazionale integrativo del 7 aprile 1999, può essere richiesta dai dipendenti pubblici: si tratta di una richiesta, presentata all’Amministrazione, consistente nel sospendere per un certo periodo il proprio servizio. Il diritto di richiedere tale aspettativa ricade solo sui dipendenti statali assunti a tempo indeterminato, ed è possibile chiedere fino a 12 mesi di aspettativa (anche frazionati) nell’intervallo temporale di un triennio. Il periodo trascorso in aspettativa non è retribuito e contribuisce a bloccare momentaneamente la decorrenza dell’anzianità di servizio. L’aspettativa può essere richiesta per motivi personali o di famiglia, e non si cumula con le assenze per malattia. Una volta rientrati in servizio, non è possibile usufruire di un altro periodo di aspettativa, anche per cause diverse, se non siano intercorsi almeno quattro mesi di servizio attivo, tranne che nel caso di gravi e documentati motivi familiari.

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La richiesta scritta

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Per ottenere l’aspettativa infermieri è necessario presentare richiesta scritta all’Amministrazione competente, indicando le motivazioni che stanno alla base della domanda. Va sottolineato il fatto che l’Amministrazione non è obbligata a concederla: infatti la concessione dell’aspettativa deve possedere connotati di compatibilità con le esigenze organizzative relative al luogo di lavoro.
L’aspettativa può essere riscattata a fini pensionistici: ma solo se è stata richiesta per motivi di famiglia in merito all’educazione ed assistenza dei figli che abbiano un’età inferiore ai 6 anni. Ed inoltre l’azienda sanitaria ha facoltà di richiamare in servizio il dipendente in aspettativa qualora vengano meno i motivi che giustificavano la fruizione dell’istituto: in questa situazione il suddetto dipendente è invitato a riprendere servizio con un preavviso congruo di 10 giorni.

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Aspettativa infermieri: una visione generale

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Analizzando l’istituto dell’aspettativa infermieri in maniera più generale va specificato che essa provoca una sorta di congelamento del rapporto di lavoro (che può riprendere non appena vengono a mancare i motivi che ne hanno determinato la richiesta). L’aspettativa senza elargizione assegni può essere concessa al lavoratore dipendente che ne faccia espressa richiesta, previo il parere favorevole dell’azienda. Durante il periodo di aspettativa senza elargizione di assegni non maturano le ferie e la tredicesima mensilità. Il periodo contemplato dalla aspettativa non può essere computato ai fini della progressione in carriera, del trattamento di quiescenza e di previdenza.

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Tra le motivazioni che possono essere addotte (per usufruire di quello che si configura come una possibilità di assentarsi dal lavoro per periodi di tempo che possono essere più o meno lunghi e per determinate motivazioni) emergono certamente quelle concernenti motivazioni a carattere familiare, di studio, per ricongiungimento con il coniuge all’estero. L’aspettativa può  inoltre essere per il trasferimento presso altre amministrazioni pubbliche. L’istituto possiede una “ratio” certamente importante: ma nell’odierno momento storico di crisi, è corretto chiedersi se possano essere apportate modifiche che possano renderne più snello il peso economico condotto dalle aspettative e gravanmte sul sofferente bilancio statale? Una domanda da porsi con attenzione.

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Marco Brezza     

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lun, mag 19, 2014  Roberta Buscherini
Pensione Anticipata Per I Dipendenti Pubblici: Tutte le novità
3.8 (76.47%) 17 Vota Questo Articolo

http://www.fanpage.it/

http://www.fanpage.it/

Pensione anticipata per i dipendenti pubblici: La normativa;


Il decreto legge 201/2011 deliberato dalla riforma Monti-Fornero fissa il limite minimo per potersi avvalere della pensione anticipata per i dipendenti pubblici (quella che matura dopo un certo numero di anni di carriera indipendentemente dall’età) nel 2014/2015.

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Gli uomini possono accedere alla pensione anticipata con 42 anni e 6 mesi di contributi versati.
Le donne possono accedere alla pensione anticipata con 41 anni e 6 mesi di carriera alle spalle.

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Chi sceglie di usufruire della  pensione anticipata  concludendo il servizio prima dei 60-62 anni però, va incontro a delle penalizzazioni : la retribuzione viene tagliata dell’1% per ogni anno che precede il compimento dei 62 anni e del 2% per ogni anno che separa il lavoratore in pensione dal raggiungimento dei 60 anni.

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Pensione anticipata per i dipendenti pubblici: come calcolarla

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La pensione anticipata nel pubblico impiego viene calcolata considerando gli effettivi anni di servizio e i periodi di astensione giustificati, vale a dire i periodi di assenza per:

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• Maternità
• Servizio Militare
• Malattie
• Infortunio
• Assenze Per Donazione Di Sangue
• Congedi Per Paternità E Maternità
• Ipotizzabili Periodi Di Cassa Integrazione

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Si calcola una riduzione pari al 4% della pensione anticipata nel pubblico impiego, se durante gli anni di servizio ci si fosse assentati per altri motivi non giustificati. In questo caso, per avere diritto alla pensione completa si possono recuperare i periodi di assenza dal lavoro continuando a lavorare ed evitando, così, la decurtazione della pensione.

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La domanda di pensione anticipata per i dipendenti pubblici

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La domanda di pensione anticipata si presenta via web accedendo tramite PIN attraverso il portale Inps o via telefono chiamando il Contact Center al numero gratuito 803164 da rete fissa o al numero 06164164 da rete mobile a pagamento, in base alla tariffa applicata dal proprio gestore telefonico. È possibile, infine, inoltrare domanda rivolgendosi a enti di Patronato e intermediari autorizzati dall’Inps.

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La domanda di pensione anticipata per i dipendenti pubblici: Quando si inizia a percepire

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La pensione anticipata nel pubblico impiego entra in vigore dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda. Per accedere alla pensione è necessario concludere il proprio rapporto di lavoro da dipendente. Il lavoratore autonomo, invece, può continuare a svolgere la propria attività anche dopo il conseguimento della prestazione pensionistica.

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Roberta Buscherini

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