Dipendenti statali -il Blog-

Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

Community
 

Archivi al giorno ottobre 1st, 2014

mer, ott 1, 2014  Valentina
Caso Magherini. Morì per cocaina e asfissia
5 (100%) 2 Vota Questo Articolo

 

Non ci fu alcun pestaggio né tortura la notte tra il 2 e il 3 marzo scorsi, quando il quarantenne Riccardo Magherini morì in una strada di Firenze, nel quartiere di San Frediano,  durante un arresto da parte dei carabinieri.

 

caso magheriniIl magistrato ha cambiato il capo l’imputazione per i 7 indagati, 4 militari e 3 sanitari, da omicidio preterintenzionale a omicidio colposo, poiché gli esiti di una consulenza tecnica hanno dimostrato che la morte del giovane avvenne a causa di “un’intossicazione acuta da cocaina associata ad un meccanismo asfittico”.

 

 

Caso Magherini. I Fatti

 

 

Quella notte alcuni passanti allertarono la caserma dei carabinieri, segnalando una persona in evidente stato di agitazione che aveva rotto la vetrina di un negozio e rubato un cellulare a una ragazza e stava vagando a dorso nudo per strada, gridando cose incomprensibili.

 

Le perizie stabiliranno poi che Magherini era in preda a una excited delirium syndrome, causata dalla droga.

 

I militari intervennero immobilizzando il giovane e mantenendolo “prono a terra, esercitando anche pressione sulla regione scapolare e sugli arti inferiori”, poiché lo stesso opponeva resistenza. Proprio questa posizione, già riconosciuta come non conforme alle direttive del Comando generale dei carabinieri, secondo i magistrati avrebbe ridotto la dinamica respiratoria, già compromessa, portando all’arresto respiratorio, quindi alla morte.

 

Gli altri indagati sono i soccorritori, che, precisiamolo, non sono né infermieri né medici, colpevoli di non essersi accorti della gravità della situazione e di non essere intervenuti evitando l’asfissia e l’arresto respiratorio.

 

L’avvocato dei 4 carabinieri indagati, Francesco Maresca, ha voluto precisare con forza la totale esclusione dell’ipotesi di pestaggio da parte dei militari, sottolineando invece che si è “passati da una ipotesi dolosa a una colposa di omicidio, laddove, comunque, nella stessa imputazione si dà conto delle difficoltà incontrate dai carabinieri per bloccare il povero Magherini e soprattutto si riscontra il suo stato di delirio dovuto all’assunzione massiccia di cocaina, che ha comportato il decesso”.

 

Il caso Cucchi, Bifolco, Magherini sono tutte tragedie che richiedono chiarezza e giustizia, su questo non ci sono dubbi.

Quello però che non devono fare è trasformarsi in strumenti di accusa e violenza contro chi indossa la divisa.

 

Le mele marce ci sono dappertutto, perfino in Vaticano, e purtroppo la loro  individuazione avviene spesso troppo tardi e a fronte di qualche tragedia evitabile.

Ma puntare il dito contro l’arma intera per un errore singolo non solo è sbagliato, ma è deleterio e poco rispettoso verso chi la divisa la indossa con orgoglio e onore e ci permette, tra le altre cose, di girare tranquilli per le strade della nostra città.

 

 

 

 

 

 

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest