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lun, set 14, 2015  Valentina
Carabinieri. Riaperto il Caso Cucchi
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Fonte: poliziapenitenziaria.it

Fonte: poliziapenitenziaria.it

La Procura della Repubblica di Roma ha deciso di aprire nuovamente  l’inchiesta sulla morte i Stefano Cucchi, deceduto la notte del 15 ottobre 2009, iscrivendo nel registro degli indagati un carabiniere per falsa testimonianza, mentre è al vaglio la posizione di altri due militari.

I nomi degli uomini dell’Arma coinvolti nella vicenda sono stati resi noti; si tratta del maresciallo Roberto Mandolini, Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro.

 

La decisione della procura è stata dettata da una serie di discrepanze tra i fatti accertati e la deposizione contro i medici del Pertini e la polizia penitenziaria.

 

È la prima volta che i carabinieri dell’arma si trovano coinvolti in un fatto di cronaca di questo calibro. Una vicenda senza dubbio dai molti lati oscuri, sui quali è necessario e urgente fare luce, sia per rispetto della vittima che del lavoro dei carabinieri onesti. Ammesso che ce ne siano di disonesti in questo contesto. Ce lo dirà la procura.

 

La sintesi è che non sarebbero stati gli agenti di polizia penitenziaria a picchiare il giovane, fino a provocarne la morte, ma i due carabinieri in borghese che lo avevano tratto in arresto. Si cambia dunque scenografia, ma il palcoscenico rimane il medesimo.

 

 

Carabinieri. Le Reazioni e Le Nuove Accuse

 

 

Se da un lato c’è la soddisfazione della famiglia Cucchi, in cerca di giustizia a tutti i costi per la morte del giovane, dall’altro lato c’è il mondo in divisa che rimane cauto e attende aggiornamenti giudiziari.

 

Mai come dopo la notizia della riapertura del caso Cucchi, tornano alla mente le parole di Gianni Tonelli, segretario generale del sindacato di polizia Sap, il quale alla notizia dell’assoluzione – temporanea evidentemente – dei carabinieri indagato aveva  rimarcato il proprio impegno sindacale sui tavoli istituzionali per introdurre “in maniera sistematica e organica le videocamere e le garanzie funzionali, così da poter tutelare maggiormente i poliziotti, ma anche i cittadini, in tutte le situazioni”.

 

L’apertura dell’inchiesta Cucchi-bis, come è stata ribattezzata dalla stampa, ha già ottenuto la ferma reazione anche del sindacato di polizia penitenziaria Sappe, che, attraverso un’intervista del proprio segretario generale Donato Capece, segue “con attenzione gli sviluppi giudiziari dell’inchiesta” e aggiunge che “saranno i molti a dover chieder scusa per le accuse formulate al Corpo di polizia penitenziaria, linciato mediaticamente e anche politicamente senza alcuna prova”.

 

Ad oggi dai vertici dela Benemerita nessuna reazione è stata registrata. L’atteggiamento sembra corretto e coerente: esprimersi prima di una sentenza ufficiale, sarebbe buttare benzina su un fuoco che non vede l’ora di prendere nuovamente vigore.

 

 

 

Fonte: tgcom24 / ilmessaggero / ilfattoquotidiano / sappe

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

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