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Archivi al giorno ottobre 14th, 2015

mer, ott 14, 2015  Patrizia Caroli
Impiego pubblico: non c’è spazio per i giovani (almeno per ora)
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Impiego pubblico, non è un comparto per giovani. Oppure, dipendenti pubblici: un regno precluso ai giovani. Sono due dei titoli (un po’) altisonanti che potremmo dare a questo articolo ai dati messi in fila la scorsa settimana dal Corriere della Sera.

 

Impiego pubblico

Fonte: liberta.it

 

Impiego pubblico: i giovani dove sono?

 

Spending review, blocco delle assunzioni, elevazione del termine a cui andare in pensione: sono solo 3 delle cause, tra loro chiaramente concatenate alla luce della grande crisi che attraversa il paese dal 2008 ad oggi, che ci consegnano l’anagrafe di un pubblico impiego sempre più anziano nelle sue risorse umane. Un luogo precluso ai giovani, un terreno apparentemente idilliaco su cui i ragazzi che hanno meno di 35 anni non riescono a mettere piede.
Sono poco più di 100mila dipendenti pubblici (su 3,2 milioni complessivi) che oggi hanno meno di trent’anni. Fra i dipendenti pubblici in questo paese i giovani fra i 20 e i 29 anni sono appena il 3,2% del totale, mentre nel “civil service” britannico, per fare un esempio a livello comparatistico, sfiorano il 9%. “Poco a poco, lo Stato italiano sta rimanendo senza giovani: ha sempre meno addetti che si trovino nella parte ascendente della vita, quando l’energia, la capacità di imparare, innovare e risolvere problemi crescono ogni mese” si legge nell’interessante articolo del Corriere. Lunghi anni di blocco dei concorsi e dei nuovi contratti, volti al controllo della spesa, hanno impresso alla struttura del pubblico impiego una curva enorme: la base rappresentata dalle nuove leve si è paurosamente ristretta, il vertice dei meno giovani e di coloro che si avviano a uscire dal lavoro ha, al contrario, continuato a espandersi senza sosta. Risultato: uno squilibrio esagerato che segna la differenza abissale tra generazioni.

 

La sfida dei prossimi 10 anni per tornare in equilibrio

 

Un disequibrio che verrà messo alla prova (che oseremmo definire decisiva) nei prossimi 10 anni: da qui al 2025 infatti circa un quarto degli attuali dipendenti dello Stato andrà in pensione. Circa un milione di persone usciranno dal mondo del lavoro per godersi il meritato riposo (all’interno di questi circa la circa la metà dei dirigenti e degli alti funzionari attuali). Un problema, afferma il Corriere, che può però in questo lasso di tempo trasformarsi in opportunità grandiosa (se ben sfruttata): ovverosia, la possibilità di salire sull’onda del passaggio epocale di generazione accelerando il ricambio fra le generazioni, con l’obiettivo virtuoso di rimodellare e modernizzare le burocrazie.

 

Pubblico impiego: prospettive per un futuro possibile

 

Recentemente la Danimarca e negli anni scorsi l’Irlanda o la Finlandia hanno mostrato alcuni modelli di intelligente “gestione delle età”, tramite uscite incentivate, nuovi ingressi, nuove funzioni e un’organizzazione completamente rivista, fresca ed aggiornata. Una realtà possibile che è oggi ben presente nei tavoli di lavoro che vedono all’opera i tecnici di Palazzo Chigi, proprio ora che la compagine governativa guidata da Matteo Renzi è chiamata a tradurre in pratica la legge delega di riforma del grande apparato della Pubblica Amministrazione. Un auspicio che necessariamente dovrà tradursi in realtà, per far fronte alle esigenze del futuro e dare una possibilità alle nuove generazioni di divenire finalmente protagoniste ed adulte.

 

Fonte: corriere.it

 

Patrizia Caroli

 

 

 

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