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gio, mar 24, 2016  Valentina
Scuola. Scatti di anzianità, Tema caldo
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scatti-anzianita-scuolaLa preoccupazione per gli scatti di anzianità era presente fin dagli albori di questa riforma della Buona Scuola, ai tempi in cui sia il presidente del Consiglio Renzi che il ministro Giannini parlarono senza mezzi termini di “abbandono degli scatti di anzianità in favore del nuovo sistema retributivo che intende premiare gli insegnanti già meritevoli”.

 

Ad Anief però non è sfuggito che al comma 126 della legge Brunetta – decreto legislativo 150/2009 – si dichiara che gli aumenti riguardanti i salari dei docenti saranno sempre più legati alle performances individuali che all’anzianità di servizio.

 

Il Miur di fronte a questo tema si è subito accalorato a precisare che non c’è alcuna intenzione da parte del governo di toccare gli aumenti stipendiali connessi all’anzianità di servizio e che dunque non c’è necessità di alcun tipo di allarmismo.

Il ministero poi ci tiene a precisare anche che il governo ha aumentato “le risorse economiche destinate a ciascun docente, sia con i duecento milioni stanziati per i fondi riguardanti il merito, sia con i 500 euro inerenti al voucher annuale da spendere per la formazione e l’aggiornamento”.

 

 

Scuola. Precisazioni del Miur insufficienti e poco concrete

 

 

Ai sindacati però una dichiarazione di intenti non basta di certo.

La legge ad oggi non è affatto rassicurante e serve un impegno legislativo da parte del Miur che rassicuri gli animi di tutti, perché ad oggi questa confusione tra legge e intenti sta provocando scompiglio.

 

Un esempio su tutti. La legge recita che “i dirigenti scolastici dovranno premiare gli insegnanti che si sono distinti per la loro capacità di innovare la didattica, di potenziare le competenze degli studenti (…) e quelli che hanno contribuito al miglioramento della comunità scolastica. (…) Il fondo sarà distribuito tenendo conto di due parametri: la numerosità dei docenti di ruolo in servizio e alcuni fattori di complessità della scuola come la presenza di alunni stranieri, di alunni diversamente abili, il numero medio di alunni per classe, il numero di sedi scolastiche in aree montane o piccole isole (…). Dovrà essere il dirigente scolastico ad assegnare i fondi al personale docente tenendo conto dei criteri stabiliti da un apposito nucleo di valutazione”.

 

Uno dei punti di principale scontro tra Miur e sindacati riguarda proprio i comitati di valutazione che secondo il Miur ha come fulcro i presidi, senza necessariamente passare dalla contrattazione d’istituto per l’individuazione dei destinatari di questo premio.

Per i sindacati invece, considerando che secondo la legge si tratta non di premi ma di “retribuzione accessoria”, la contrattazione d’istituto è d’obbligo.

 

Ma di fatto di quale somma parliamo? Facciamo un po’ di conti.

Gli istituti scolastici riceveranno circa 133 milioni di euro, ovvero circa 15 mila euro a istituto. Non va dimenticato che si tratta di cifre lorde, che al netto quasi si dimezzano. Inoltre va precisato che l’assegnazione non riguarda un unico docente ma un ipotetico 30% in media. La traduzione di questo nello stipendio mensile è di circa 30 euro netti.

 

 

Fonte: blastingnews / gilda.fc

 

 

Valentina Stipa

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