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Archivi al giorno giugno 29th, 2016

mer, giu 29, 2016  Patrizia Caroli
Assenze per malattia dipendenti pubblici: cosa cambia con i nuovi orientamenti ARAN
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Fondamentali chiarimenti sulle assenze per malattia dei dipendenti pubblici sono giunti proprio questa settimana dall’ARAN, l’Agenzia per la Rappresentanza Negoziale Pubbliche Amministrazioni (l’ente che si occupa di Pubblico Impiego e riveste il compito di rappresentare il governo nella triangolazione con i sindacati) che ha raccolto e sistematizzato in differenti contenitori tematici una serie di quesiti che chiariscono e districano in maniera nitida una molteplicità di dubbi applicativi che attanagliavano i dipendenti pubblici da diverso tempo.

Nove ambiti tematici (dai ministeri alla sanità, passando per università, enti e autonomie locali, scuola, Presidenza del Consiglio ed enti di ricerca) sviscerati mediante una rassegna di quesiti risolti concernenti “assenze per malattia, infortuni, causa di servizio” da un a parte e “assenze per ferie” dall’altra. Un insieme di quesiti risolti che rientra in un piano di rivisitazione completa dell’amministrazione pubblica e dei turni di lavoro nel loro complesso. Con l’obiettivo principe di combattere la piaga dell’assenteismo che troppo spesso colpisce differenti settori dell’apparato statale.

 

asssenze malattie PA

Assenze per malattia dipendenti PA e ferie: gli orientamenti ARAN

 

Le esigenze di servizio della Pubblica Amministrazione possono condurre anche al richiamo dalle ferie del dipendente della pubblica amministrazione e le giornate di malattia devono essere prese per intero, resta esclusa dunque la possibilità di prendere delle “ore di malattia” essendo tali unità di lavoro indivisibili. Queste le risposte più rilevanti all’interno del più ampio “corpus” argomentativo elaborato dall’ARAN. Inoltre qualora l’amministrazione ne avesse necessità, ha facoltà di richiamare il dipendente in villeggiatura, anche se deve rimborsargli il viaggio.

Un tema davvero sensibile quello messo in evidenza in questi chiarimenti: ambito che potrebbe essere toccato da vicino proprio dal Governo, che è già da tempo al lavoro per imprimere una stretta in materia (nell’ambito della grande Riforma della Pubblica Amministrazione inaugurata lo scorso anno dal ministro Madia), così da rendere più difficile darsi per finti malati o utilizzare altre scappatoie illecite.

 

Pubblico impiego: necessario fare attenzione alle ferie

 

L’estate ormai è giunta e l’ARAN ha anche provveduto a fornire alcune precisazioni rispetto alla presunta “inderogabilità” delle ferie concesse ai dipendenti pubblici. Chiarendo quanto affermato sopra, secondo ciò che è riportato nelle raccolte di orientamenti dell’Agenzia, si desume che “per oggettive e prevalenti necessità organizzative” l’amministrazione può far rientrare in servizio il dipendente in ferie. L’unico obbligo dell’amministrazione, in questi casi, è quindi quello di rimborsare il costo del viaggio dal luogo di villeggiatura al luogo di prestazione del servizio. L’ARAN ha infatti precisato che in questo caso “il lavoratore ha diritto al rimborso delle spese documentate di viaggio di rientro in sede e di ritorno alla località di svolgimento delle ferie“, rimanendo pertanto esclusa l’indennità di trasferta.

 

Le prospettive future per il Pubblico Impiego

 

L’ARAN (sulla base dell’incrocio sistematico di normativa, contratti e giurisprudenza) ha provveduto a sciogliere, in via definitiva, alcuni dei nodi interpretativi presenti fino ad oggi in materia, offrendo un utile strumento di consultazione per tutte le amministrazioni pubbliche (dagli Enti locali alla Amministrazione Centrale). In quella che si configura come una rassegna di linee guida che informeranno di certo l’attività del legislatore (direzionato dal Governo) nella stesura di una disciplina normativa aggiornata per tutto il Pubblico Impiego.

 

Fonti: pensionioggi.it

Patrizia Caroli

 

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mer, giu 29, 2016  Roberta Buscherini
Sblocco stipendi PA: il 2016 è l’anno decisivo, ecco cosa accade
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Sblocco retribuzioni e contratti dei dipendenti del Pubblico Impiego: non è più un pensiero impossibile. Sembra infatti palesarsi il sospirato momento dell’agognato sblocco delle retribuzioni impantanate nelle sabbie mobili dall’ormai lontano (sì, il tempo passa) 2009. La notizia, filtrata da indiscrezioni di palazzo convergenti sul ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia, parla infatti in concreto di un vero e proprio sblocco stipendi per i dipendenti pubblici che possiedono un reddito inferiore ai 26mila euro annuali. Un concetto che ha tuttavia scatenato alcune velate polemiche dei sindacati.

 

Sblocco stipendi PA

Sblocco stipendi PA: a chi spetta nel triennio 2016-2018?

“Mai detto aumenti solo a chi sta sotto i 26mila euro – afferma il ministro Madia rispondendo via Twitter a indiscrezioni pubblicate da Repubblica, sul tema dei rinnovi contrattuali nel pubblico impegno. -, ho detto che chi ne guadagna 200mila può aspettare”. Nelle ultime dichiarazioni in materia, rilasciate dal ministro della Pubblica Amministrazione la scorsa settimana, si ribadiva infatti la necessità di “sostenere prima i lavoratori che hanno subito di più la crisi” mentre, appunto, “chi guadagna 200 mila euro l’anno può aspettare”. Nell’atto di indirizzo che il ministero della Pubblica Amministrazione invierà all’Aran dopo la ratifica in Consiglio dei ministri dell’accordo sui comparti non prenderà alloggio un’indicazione su alcun tipo di soglia ma solo il principio per cui occorre prima occuparsi di chi ha uno stipendio più basso. Saranno successivamente le parti (ARAN per la PA e i sindacati per i dipendenti pubblici) ad individuare le modalità specifiche attraverso cui distribuire le risorse ai 3,2 milioni di dipendenti pubblici al lavoro nel nostro Paese.

 

Sblocco contratti nella pubblica amministrazione: le novità dal Ministero

 

Per comprendere le modalità che caratterizzeranno lo sblocco dei contratti sarà necessario tuttavia attendere gli stanziamenti che saranno messi insieme nella prossima Legge di Stabilità: in questa direzione va sottolineato come il rinnovo sarà valido per il triennio 2016-2018. L’ipotesi palesata in apertura di articolo si plasma attorno al modello “Federmeccanica” dove gli aumenti salariali a livello nazionale sono stati decisi solo per gli operai che si trovano al di sotto dei minimi salariali. Uno degli artifici più probabili per implementare lo sblocco a favore dei dipendenti pubblici potrebbe essere quello del ricorso ad una distribuzione proporzionale delle risorse, secondo una formula capace di modulare gli aumenti in misura inversa rispetto al reddito.

 

E le pensioni per gli statali? Arriva l’Ape

 

Nel frattempo anche la riforma delle pensioni 2016 mette in evidenza possibili novità di rilievo per coloro che sono impiegati nella Pubblica Amministrazione. Nel tavolo di confronto con i sindacati in questi giorni si discuterà infatti di pensionamenti anticipati, con specifico riferimento alla possibilità di estensione dell’Ape anche ai dipendenti pubblici: il cosiddetto piano Ape elaborato dal Governo Renzi potrebbe infatti recuperare le coperture per mandare in pensione anticipata anche i dipendenti del pubblico impiego. Ricordiamo che l’Ape (Anticipo pensionistico) consente agli over 63 di andare in pensione in anticipo prevedendo un taglio tra l’1 e il 3% per ogni anno di anticipo, in connessione con un prestito che sarà garantito dalle banche (sotto forma di cessione di prestito individuale) con un’assicurazione sui rischi collegati al processo di restituzione.

 

Fonti: blastingnews.com

Roberta Buscherini

 

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