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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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Archivi al mese giugno, 2016

gio, giu 23, 2016  Patrizia Caroli
Anticipo pensionistico APE: calcoli e ipotesi, ecco come funziona
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E’ un 2016 di fitti e importanti cambiamenti per il Pubblico Impiego in Italia. Lo sblocco dei contratti e delle retribuzioni in arrivo per la fine dell’anno (ministro Madia dixit), le novità contenute nella riforma della Pubblica Amministrazione in materia di licenziamenti disciplinari, il ricollocamento personale delle province e le nuove norme in materia di trasparenza, senza dimenticare la modifica del numero di comparti del Pubblico Impiego. Una mole di cambiamenti che, come abbiamo visto nelle scorse settimane anche su queste pagine, va a toccare un corpo di lavoratori che si configura come un dei più anziani in Europa: l’età media dei dipendenti pubblici in Italia è infatti una delle più alte a livello comunitario, e quest’anno, complice il blocco del turn-over, supererà la soglia dei 50 anni. Un dato che deve far riflettere sulla salute del complessivo corpus delle risorse umane presenti nel Pubblico Impiego in Italia.

 

Anticipo pensionistico (APE) anche per i dipendenti pubblici: i calcoli

 

Calcolo pensione anticipata APE

Fonte: Elaborazioni -Progettica – Repubblica.it

All’interno di questo mare magnum di novità si allinea proprio dalla scorsa settimana una ulteriore misura di amplissimo rilievo: la possibilità di estendere l’istituto dell’APE (l’Anticipo Pensionistico appena coniato dal Governo Renzi per l’impiego privato) anche ai dipendenti pubblici.

In questo momento si tratta solo di un’ipotesi, ma le possibilità che tale novità penetri all’interno del piano definitivo per rendere flessibili le uscite verso la pensione sono concrete. Un piano che dovrebbe confluire nella prossima Manovra di bilancio autunnale: un’operazione che dovrebbe comportare oneri per le casse dello Stato non superiori ai 500-600 milioni.

 

Anticipo pensionistico APE: che cos’è

 

L’APE (Anticipo pensionistico) si configura come l’istituto che consente l’uscita anticipata dal lavoro (anche di un triennio) con conseguente taglio dell’assegno pensionistico che può variare tra l’1 e il 3% per ogni anno di uscita anticipata, potendo anche raggiungere quota 4% per gli assegni più elevati. La percentuale di assegno pensionistico smarrita potrà essere recuperata dal dipendente tramite un prestito garantito dagli istituti bancari con un’assicurazione sui rischi collegati al processo di restituzione. Uno strumento che consente pertanto una ampia flessibilità in uscita idonea anche a creare necessario spazio per la riattivazione del fondamentale turn-over che consentirà di riaprire le porte delle assunzioni presso la PA per nuovi lavoratori (ovvero i giovani).

 

Esempi di prepensionamento con APE: L’applicazione anche al Pubblico Impiego.

pensione anticipata APE

Elaborazione “La Stampa” su proiezioni UIL

 

L’APE dovrebbe cominciare la sua sperimentazione a breve, anche se ancora non vige chiarezza assoluta su diversi punti. La compagine governativa non ha chiarito bene chi saranno i beneficiari del piano pensionistico anticipato, come verrà restituito il prestito e (soprattutto) se si riuscirà a modularlo in base al reddito del lavoratore uscente.

Sotto la lente d’ingrandimento c’è anche il ricorso alla cosiddetta “Rita”, la Rendita integrativa temporanea anticipata, destinata a consentire al lavoratore “over 63”, che abbia aderito alla previdenza complementare e sia intenzionato a utilizzare la flessibilità in materia pensionistica, la possibilità di incassare parte della pensione integrativa per ridurre l’impatto dell’APE. Con il consequenziale vantaggio di ridurre il “prestito” bancario necessario per usufruire dell’assegno previdenziale anticipato.
Un test di efficacia di tale misura verrà in prima battuta fatta con l’impiego privato, per poi transitare in tempi brevi anche ai dipendenti pubblici.

 

Fonte: Sole 24Ore / La  Stampa

 

Patrizia Caroli

 

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mer, giu 22, 2016  Valentina
Polizia di Stato. In conflitto con i Vigili Urbani
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Fonte: padova24ore.it

Fonte: padova24ore.it

Se vi è capitato di assistere a un incidente stradale, anche di poca cosa, oppure di transitare da un luogo dove ne era appena avvenuto uno, potete confermarlo.

Molto spesso a intervenire è la polizia di stato. Ma come mai? Ben inteso: l’intervento dei poliziotti in casi di sinistri stradali è cosa assodata e del tutto lecita.

 

Ma siamo così certi che in un momento sociale come questo, in cui il pericolo si nasconde davvero in mezzo a noi e in cui i tagli al comparto sicurezza hanno visti picchi al ribasso come mai prima d’ora, che l’impiego della polizia di stato sia proprio la cosa giusta? In fondo non bastano i vigili urbani?

 

 

 

Polizia di stato. Il conflitto vero è nella normativa

 

 

 

E dire che non più tardi di qualche mese fa, proprio Alessandro Pansa, direttore generale della pubblica sicurezza, aveva esortato, con particolare attenzione alle ore serali, a non fai intervenire la polizia in caso di sinistri stradali, poiché questo modus operandi “sta determinando importanti riflessi in termini di distoglimento dai primari compiti istituzionali, allorquando la competenza, in via prioritaria, dei predetti servizi è affidata alla polizia locale”.

 

È ciò che si legge nella circolare del ministero dell’Interno, datata 18 gennaio 2016. Questa circolare però riprende quanto stabiliva già un’altra circolare nel lontano 2007.

 

Dunque un annoso problema che va avanti da diverso tempo, senza alcun cambiamento concreto. Questo ritardo di allineamento tra realtà e circolari del ministero è dettato di fatto da un’incongruenza normativa.

 

Se da un lato queste circolari prevedrebbero l’allontanamento della polizia dall’ambito dei sinistri stradali, dall’altro esiste anche l’articolo 11 del nuovo codice della strada che stabilisce come le rilevazioni degli incidenti stradali rientri nei compiti della polizia stradale, ovvero della polizia di stato.

 

È evidente che ci sia una base legislativa che non rende le cose facili. Di fatto non si può negare che le polizia locali collaborino per quanto possibile alla gestione dei sinistri stradali. Ma lo fanno nel più ampio spirito di collaborazione appunto, non all’interno di un cotesto strutturato in modo assegnare compiti precisi e limiti di competenza altrettanto chiari.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Valentina stipa

 

 

 

 

 

 

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mar, giu 21, 2016  Roberta Buscherini
Decreto assenteismo e i furbetti del cartellino, il pugno di ferro del Governo
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Furbetti del cartellino, ora non si scherza più: il Consiglio dei ministri di mercoledì scorso ha infatti approvato in via definitiva il decreto che reca importanti modifiche in materia di licenziamento disciplinare per i dipendenti pubblici. Il decreto interviene sulla disciplina prevista per la fattispecie di illecito disciplinare denominata “falsa attestazione della presenza in servizio”. L’ufficialità è sancita nel merito dalla seguente disposizione tratta dal comunicato stampa di Palazzo Chigi: “Al dipendente colto in flagrante sarà applicata la sospensione cautelare entro 48 ore e attivato il procedimento disciplinare che dovrà concludersi entro 30 giorni. È prevista la responsabilità disciplinare del dirigente (o del responsabile del servizio) che non proceda alla sospensione e all’avvio del procedimento”. Insomma, come afferma il presidente Renzi, “per chi viene beccato a timbrare il cartellino e andarsene la pacchia è finita”.

 

Assenteismo PA

Furbetti del cartellino: il decreto assenteismo del Governo

 

Una rivoluzione “copernicana” in ambito di Pubblico Impiego che mette fine a quella che si configurava, probabilmente, come una ingiusta disparità di trattamento tra impiego pubblico e privato. In Consiglio dei Ministri sono state accolte le condizioni poste dalle commissioni parlamentari nei loro pareri e sono state recepite gran parte delle osservazioni avanzate dalla Conferenza unificata e dal Consiglio di Stato. La settimana scorsa si è chiusa la discussione in materia: non ci sono più alibi ora, la materia è disciplinata in maniera molto più stretta.

 

Licenziamenti disciplinari PA: cosa cambia ora con il decreto assenteismo?

 

Ma come si definisce nello specifico la misura che sancisce il “pugno di ferro” nei confronti dei dipendenti pubblici che timbrano e poi non si recano sul luogo di lavoro? Si precisa nel testo licenziato dal Consiglio dei Ministri che la fattispecie di falsa attestazione della presenza in servizio comprende anche quella realizzata mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento. Inoltre viene garantito al dipendente il diritto alla percezione di un assegno alimentare nel corso del periodo di sospensione cautelare dal lavoro. Permangono, seppur in maniera modificata, le congrue tutele per il dipendente pubblico colto in fragrante: al fine di garantire un’opportuna scansione temporale delle diverse fasi del procedimento e per assicurare idonee garanzie di contraddittorio a difesa del dipendente, è stato previsto che con il provvedimento di sospensione si procederà alla contestuale contestazione dell’addebito e alla convocazione del dipendente dinanzi all’ufficio competente per i procedimenti disciplinari. Il dipendente verrà convocato per il contraddittorio con preavviso di almeno 15 giorni e potrà farsi assistere da un procuratore o da un rappresentante sindacale. Le sanzioni saranno comminate anche al vertice dirigenziale: è importante sottolineare, infatti, che nei casi in cui il dirigente abbia avuto notizia dell’illecito e non si sia attivato senza giustificato motivo viene prevista la responsabilità per omessa attivazione del procedimento disciplinare e omessa adozione del provvedimento di sospensione cautelare con conseguente comunicazione dell’accaduto all’Autorità giudiziaria.

 

Assenteismo dipendenti pubblici

 

Un tema bollente quello dei “furbetti del cartellino”, messo in evidenza dall’ultimo gravissimo caso di cronaca caratterizzato dall’arresto di 9 dipendenti della ASL di Caserta in servizio nel Distretto 13 di Maddaloni. Questi ultimi lasciavano il posto di lavoro subito dopo aver timbrato il badge o timbravano il badge dei colleghi assenti. L’ennesimo caso che getta cattiva luce su tutta la categoria dei dipendenti statali, compresa purtroppo quella “maggioranza silenziosa” di impiegati pubblici che fanno il loro lavoro correttamente e si comportano eticamente. E mentre i dati sull’assenteismo sono in aumento nel Pubblico Impiego, ci si interroga operativamente sui tempi per varare i decreti attuativi della riforma PA che dovranno sistemare le cose anche in materia di controllo sulle assenze per malattia nella Pubblica Amministrazione. I termini per il varo degli ulteriori decreti scadono nei primi mesi del 2017, ma il ministro della Pubblica amministrazione Marianna Madia ha detto di voler provvedere entro questo mese di luglio.

 

Fonti: Sole24Ore, Repubblica

 

Roberta Buscherini

 

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lun, giu 20, 2016  Valentina
Riordino carriere comparto sicurezza 2016. Tutti i dubbi sul riordino
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Necessario. Su questo sono tutti d’accordo. Non solo per rispettare la Legge Madia, ma anche e soprattutto per adeguarsi alla situazione geopolitica attuale e alle sue nuove sfide in termini di sicurezza.

 

riordino-carrierePer questo i sindacati del Comparto Sicurezza e i COCER delle Forze di Polizia ad ordinamento militare e del Comparto Difesa (Esercito, Marina, Aeronautica) si sono riuniti per fare il unto sul riordino delle forze armate così come legiferato dal governo in carica. Perché di fatto, quando si prospetta più che migliorare l’assetto delle forze armate all’interno di un nuovo contesto nazionale e internazionale, pare diventare ogni giorno di più uno strumento politico al servizio delle amministrazioni.

 

 

 

 

Riordino carriere comparto sicurezza. L’Opinione dei diretti interessati

 

 

 

La tangibile paura dei sindacati di categoria è ben espressa in una nota ufficiale: questo riordino “sta diventando l’ennesimo tentativo degli apparati per aumentare le alte gerarchie delle Forze di Polizia a competenza generale e per negare una specificità lavorativa riconosciuta per legge e massificare le donne e gli uomini in uniforme che, nonostante tutto, ancora oggi continuano con spirito di abnegazione a garantire la difesa dei confini, la pace, la sicurezza dei cittadini e la democrazia nelle istituzioni repubblicane“.

 

Senza entrare troppo nel merito della riforma delle forze armate così come studiata dal governo, la necessità dei sindacati, in maniera concertata è evidente e anche legittima: “aprire un confronto con i rappresentanti del personale (…) affinché si giunga ad una riforma che, garantendo un sistema più moderno ed efficace, dia anche risposte alle legittime aspettative dei cittadini e delle donne e degli uomini oggi in servizio in queste amministrazioni. Il tutto attraverso processi meritocratici che valorizzino le professionalità acquisite e garantiscano le necessarie opportunità ai giovani che scelgono di servire il Paese in queste amministrazioni“.

 

 

Comparto sicurezza e il riordino delle carriere. Dubbio più grande sui Forestali

 

 

Non si può certo negare che nell’ambito del riordino delle carriere, una delle modifiche più incidive riguardo il corpo forestale dello stato che verrà di fatto militarizzato.

 

Anche questo punto i sindacati di categoria hanno espresso il loto parere negativo in maniera concertata. Le parole del capo della polizia Franco Gabrielli in proposito racchiudono tutte le perplessità su una scelta che andrà chiaramente rispettata, nonostante ignori che “la forza del nostro sistema sia la diversità”.

 

 

 

 

Fonte:  infodifesa / iltempo

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

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ven, giu 17, 2016  Valentina
Licenziamento Pubblico Impiego. Niente Legge Fornero
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Fonte: mobilitapubblicoimpiego.it

Fonte: mobilitapubblicoimpiego.it

Grande scalpore per una sentenza che di fatto non aggiunge granché di nuovo.

La Cassazione ha depositato la sentenza numero 11868 con al quale ha confermato, non certo per la prima volta, che il licenziamento per il personale del pubblico impiego non può rispondere alle regole stabilite con la Legge Fornero, ma deve seguire quanto prevede l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, nella sua formula originaria, prima della legge di modifica.

 

 

 

 

Licenziamento Pubblico Impiego. Contrasti normativi da sanare

 

 

Le motivazioni di questa decisione della cassazione sono molto chiare: “la formulazione dell’articolo 18, come modificato dalla ‘legge Fornero’, introduce una modulazione delle sanzioni con riferimento ad ipotesi di illegittimità pensate in relazione al solo lavoro privato, che non si prestano ad essere estese all’impiego pubblico contrattualizzato per il quale il legislatore ha dettato una disciplina inderogabile, tipizzando anche illeciti disciplinari ai quali deve necessariamente conseguire la sanzione del licenziamento”.

 

Di fatto quindi la cassazione dà ragione al Governo, nella persona del ministro Madia, che da sempre ha sostenuto l’inapplicabilità di questa riforma per il pubblico impiego, con particolare riferimento al reintegro nel posto di lavoro.

 

Ora la necessità di armonizzare questo ambito è più sentita che mai; a dirlo è anche Aldo Bottini, presidente degli Avvocati giuslavoristi italiani, “il contrasto andrà chiarito dalle Sezioni unite o da un intervento legislativo di interpretazione autentica, che peraltro il governo aveva annunciato di voler fare fin dallo scorso anno, quando entrò in vigore il Jobs Act ed era in discussione la riforma del pubblico impiego”.

 

 

 

Licenziamento Pubblico Impiego. E’ Davvero Tutto Così Negativo?

 

 

La risposta a questa domanda è no. L’abolizione del diritto al rientro nel posto di lavoro in caso di licenziamento senza giusta causa avrà come effetto indiretto un inevitabile aumento della produttività, in particolare nel pubblico impiego. Questa sentenza infatti potrebbe trasformarsi anche in un deterrente verso quei lavoratori del pubblico impiego che percepiscono il loro posto fisso quasi come dovuto.

 

Nessuno si scandalizzi per questa affermazione. In Italia il posto di lavoro all’interno delle amministrazioni pubbliche è sempre stato percepito dagli stessi dipendenti come una botte di ferro dove di fatto, al di là del buon senso e della coscienza, i controlli del datore di lavoro sono inesistenti, provocando quindi un naturale abbassamento del livello di produttività, che nel mondo privato accade molto meno di frequente.

 

Il riferimento quindi all’articolo 18, nella sua versione primaria, per ciò che riguarda i licenziamenti nel pubblico impiego potrebbe diventare un motore di produttività.

 

 

 

 

Fonte: corriere / lastampa / ilfattoquotidiano

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

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