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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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Archivi al mese ottobre, 2016

mar, ott 18, 2016  Valentina
Vigili del Fuoco. Ennesima delusione dalle Istituzioni
5 (99.41%) 236 Vota Questo Articolo

Beati gli ultimi perché saranno i primi! Ma quando?! Perché in effetti l’attesa ormai sembra senza fine per i vigili del fuoco. Categoria di lavoratori socialmente importante, presente nel quotidiano di ognuno di noi e in prima linea ad ogni emergenza. Eppure per la politica sembrano essere diventati una universo invisibile.

 

 

 

Di fatto è accaduto proprio questo in tema di pensioni. La più assoluta indifferenza ed esclusione per questa categoria, a dispetto di un tanto pubblicizzato accordo – e non potrebbe essere altrimenti dato che le trattative hanno superati i 4 mesi –  tra sindacati  confederali e governo circa le modifiche al regime previdenziale da introdurre nella prossima legge di stabilità. A nulla sono serviti i moniti del sindacato autonomo Conapo, da sempre attento alle esigenze della propria categoria. I vigili del fuoco sono stati semplicemente ignorati sia dalle sigle sindacali chiamati al tavolo di discussione che dalle istituzioni.

Fonte: ilgiornale.it

Fonte: ilgiornale.it

 

 

VVF. Ecco le loro richieste

 

 

 

Nonostante questa ennesima batosta, perché di questo si tratta, i vigili del fuoco non si arrendono e per voce del sindacato autonomo più rappresentativo Conapo, ricordano ancora una volta alle istituzioni quali sono le necessità di questo corpo e quali le azioni da mettere in atto per renderlo quantomeno uguale agli altri corpi dello stato.

 

 

Ricordiamo un solo dato che rende l’idea di questa differenza ingiustificata: rispetto ai cugini delle forze di polizia a ordinamento civile per esempio sul piano retributivo si conta una sperequazione di oltre300 euro mensili.  Evidente che tale disparità debba essere sanata. Il corpo dei vigili del fuoco non essendo parte del comparto sicurezza non gode degli stessi diritti di cui godono gli altri corpi dello stato chiamati alla difesa dei valori fondamentali della Repubblica. Il sindacato Autonomo Conapo promuove da sempre l’inserimento dei vigili del fuoco nel comparto sicurezza, fatte salve le rispettive attribuzioni e le normative dei vigenti ordinamenti al fine di equipararne le condizioni economiche e non si spiega questa disparità di trattamento in termini di retribuzione ma non solo rispetto alle altre forze in campo.

 

 

Vediamo meglio nel dettaglio quali sono le rcihieste avanzate e quindi anche le differenze rispetto agli altri corpi dello stato.

La prima richiesta riguarda l’introduzione dello scatto dell’assegno funzionale ai 17, 27 e 32 anni di servizio come già previsto dal lontano 1987 per gli agenti di polizia a ordinamento civile.

 

 

La seconda richiesta è quella di pareggiare tutti gli importi di indennità di rischio almeno a quelli dell’indennità pensionabile che viene corrisposta, a parità di qualifica, agli appartenenti alla polizia di stato a ordinamento civile.

 

 

Servirebbero poi sei scatti aggiuntivi sull’importo della pensione e l’aumento di un anno ogni cinque di servizio ai fini della pensione così come già previsto e regolamentato per gli agenti di polizia a ordinamento civile. Anche il personale direttivo e dirigente necessita di un aumento retributivo scagionato ai 13 e 23 per il primo caso e 15 e 25 per i dirigenti.

 

 

Anche in questo caso si tratta solo di equiparare la categoria dei vigili del fuoco ai poliziotti a ordinamento civile. Di fatto non si tratta di vere e proprie richieste, ma di un doveroso adeguamento che non può aspettare oltre.

 

 

 

 

 

VVF. Possibile tutta questa indifferenza?

 

 

 

Si danno risposte ai pensionati e ai pensionandi con interventi sulla quattordicesima, sulla no tax area, sui lavori usuranti, sui lavoratori precoci e sulle ricongiunzioni onerose”. A dirlo è Ivan Pedretti, segretario generale Spi-Cgil.

 

 

 

Certamente è un segno importante ma c’è chi legittimamente non condivide tutto questo entusiasmo. È Antonio Brizzi, segretario generale del sindacato dei vigili del fuoco Conapo, il quale sottolinea come “anche questa volta sono stati dimenticati in materia di pensioni (…) Siamo il Corpo dello Stato più penalizzato, senza i dovuti riconoscimenti dei servizi operativi ai fini pensionistici. Ma, attenzione, non chiediamo privilegi ma solo ciò che è già riconosciuto a tutti gli altri Corpi, tra cui il meccanismo dei 6 scatti pensionabili che hanno tutte le forze armate di polizia, altrimenti diventeremo i pensionati più poveri. Da tempo lo chiediamo invano al premier Renzi e ai ministri Alfano, Madia e Poletti dai quali auspichiamo un incontro”.

 

 

 

 

 

Fonte: conapo / ilfattoquotidiano

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

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gio, ott 13, 2016  Roberta Buscherini
Causa di Servizio Dipendenti pubblici?
4.3 (85.71%) 14 Vota Questo Articolo

Causa di servizio è il riconoscimento, da parte da una pubblica amministrazione, del collegamento tra una infermità o le lesione fisiche di un dipendente e il posto di lavoro. In altre parole, si tratta del riconoscimento che un’infermità o lesione da cui sia affetto un dipendente, è stata causata dal proprio lavoro. Il riconoscimento della causa di servizio può dare diritto ad alcuni indennizzi per i dipendenti pubblici coinvolti.
Il riconoscimento della causa di servizio dipendenti pubblici si ottiene quando conclude il procedimento amministrativo adeguato che può essere iniziato dal proprio dipendente pubblico oppure dall’amministrazione stessa. Questi procedimenti di ufficio di solito vengono avviati dall’amministrazione quando il proprio dipendente ha subito lesioni gravi, tali da poter divenire causa d’invalidità, oppure in caso di morte del dipendente.

 

 

Causa di Servizio dipendenti pubblici: Normativa

Questa causa viene regolata dal d.P.R. 461/01. Nell’articolo 12 sono presenti tutte le informazioni per il riconoscimento definitivo della dipendenza da causa di servizio, dopodiché il dipendente ha diritto a richiedere l’ equo indennizzo o trattamento pensionistico di privilegio.  Questo verrà stabilito in base alle conclusioni della Commissione Medica competente e dal Comitato di Verifica delle Cause di Servizio sulla dipendenza delle infermità dal servizio medesimo. Il processo si conclude con un decreto dell’amministrazione nel quale riconosce oppure no il beneficio.

 

 

 

 

 

 

Condizioni per il riconoscimento della causa di servizio

 

-    Presenza di un rapporto di lavoro con la pubblica amministrazione
-    Capacità di documentare l’esistenza di una patologia
-    Accertamento di un nesso di causalità tra l’infermità e la propria mansione.

 

 

Chi può richiederla e come fare domanda?

 

La causa di servizio può essere richiesta da tutti i dipendenti pubblici che abbiano subito danni o lesioni derivanti dal proprio lavoro, dai figli o dagli eredi del dipendente in caso di morte, o da altri soggetti sempre che siano stati autorizzati dal dipendente interessato.

Per presentare una domanda per causa di servizio i dipendenti pubblici devono rivolgersi al proprio ente di appartenenza che, a sua volta, inoltrerà l’istanza alla Commissione Medica Competente. Nel documento deve essere presenti le lesioni o la malattia in questione, ma anche i fatti di servizio che l’hanno provocata. Inoltre, è conveniente indicare le conseguenze fisiche, psichiche ed emotive derivanti dall’infermità.
Nella presentazione delle domande è necessario allegare documentazioni mediche attestanti dell’infermità o la lesione.

 

 

Diritti e indennizzi per i dipendenti

 

Esistono due tipi diversi di indennizzi per causa di servizio in base alla malattia o le lesioni subite dal dipendente pubblico. La prima categoria di malattie (tabella A) da diritto a pensioni vitalizie o ad assegni temporanei, mentre la seconda categoria d’infermità (tabella B), da diritto ad un’indennità per una volta tanto. (DPR 23 dicembre 1978, n. 915 “Testo unico delle norme in materia di pensioni di guerra”, così come sostituite dalla tabelle annesse al DPR 30 dicembre 1981, n. 834 “Definitivo riordinamento delle pensioni di guerra, in attuazione della delega prevista dall’art. 1 della legge 23 settembre 1981, n. 533”).

 

 

Altri diritti dei dipendenti per causa di servizio

 

Oltre all’indennizzo, che avviene nel caso in cui l’infermità o lesione abbia implicato una menomazione dell’integrità psico-fisica del dipendente (tabelle A o B), ci sono altri benefici a cui hanno diritto i dipendenti pubblici come:
-    Diritto ad una retribuzione integrale per il periodo di malattia
-    Dispensa dal ticket sanitario
-    Esenzione dal rispetto delle fasce di reperibilità per le visite fiscali
-    Predilezione nelle graduatorie dei concorsi pubblici
-    Aumento dell’anzianità di servizio ai fini previdenziali
-    Pensione privilegiata
-    Indennità una tantum per patologie di minore entità

 

Roberta Buscherini

 

 

 

 

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mar, ott 11, 2016  Patrizia Caroli
Licenziamento nella pubblica amministrazione: unico rimedio la reintegra
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Licenziamento nella pubblica amministrazione. Personale e Pubblico Impiego, nessun risarcimento in alternativa alla reintegra: è quanto affiora da una recentissima sentenza della Corte di Cassazione (più precisamente la sentenza 20056/2016) in materia di licenziamenti di cui sia stata dichiarata l’illegittimità nell’ambito di un rapporto di lavoro pubblico. Un tema che assume tantissima rilevanza in questo momento, anche alla luce della complicazioni di sistema, non risolte troppo brillantemente dalla Legge Fornero. Ma cerchiamo di capirne di più.

 

Licenziamento nella Pubblica Amministrazione: unico rimedio la reintegra

Licenziamenti PA: nessun risarcimento in alternativa alla reintegra

 

A tale tipologia di licenziamento viene applicato il regime di tutela reale previsto dall’articolo 18 della legge 300/1970 nella sua formulazione precedente alle modifiche introdotte dalla legge 92/2012 (cd. Legge Fornero). Ma cerchiamo di capire dove alloggia il nodo della questione dal momento che proprio pochi giorni prima della sopracitata sentenza degli Ermellini è stata pubblicata una differente pronuncia (sempre ad opera della suprema Corte) all’interno della quale è stato statuito che anche ai dipendenti della Pubblica Amministrazione si applica il regime di tutela introdotto dall’art. 1 della legge 92/2012 di riforma dell’articolo 18 del cosiddetto Statuto dei Lavoratori (l. 300/1970). In forza di tale norma, la tutela reintegratoria (qualora il giudice abbia accertato la sussistenza o la insussistenza del fatto alla base del licenziamento) può risultare alternativa alla tutela risarcitoria nell’ipotesi di recesso datoriale illegittimo.

Il nodo alloggia proprio qui: la giurisprudenza di legittimità risulta non uniforme (e piuttosto ondivaga) in merito alla rilevante applicabilità ai lavoratori della Pubblica Amministrazione delle modifiche introdotte dalla legge Fornero con specifico riferimento agli effetti sanzionatori del licenziamento invalido.

 

Licenziamento pubblico impiego; l’orientamento della Cassazione

 

La sentenza 20056/2016 mette pertanto in evidenza un orientamento di legittimità che “carsicamente” riaffiora: secondo tale orientamento (che potrebbe presto trasformarsi in consolidato indirizzo) le modifiche apportate dalla legge 92/2012 non possono in alcun modo essere estese automaticamente ai dipendenti della Pubblica Amministrazione, se non ad opera di un intervento di diritto positivo, ovverosia un atto di armonizzazione definito ed emesso dal Ministero per la Pubblica Amministrazione capitanato da Marianna Madia (come previsto dall’art. 1, commi 7 e 8, della stessa Legge Fornero) in questo momento alle prese con la grande opera di riassetto della Pubblica Amministrazione. Un provvedimento (quello di armonizzazione) che tuttavia non dovrebbe tardare a giungere e collocarsi all’interno dell’ordinamento.

 

Licenziamento dipendenti pubblici. Le conclusioni dei giudici: elemento chiave per i dipendenti PA

 

Gli Ermellini affermano che il lavoro privato e il lavoro pubblico (sebbene contrattualizzato) sono caratterizzati da una obiettiva diversità, poiché nel comparto pubblico è presente (a differenza del privato,) la necessità di far prevalere la tutela dell’interesse collettivo al buon funzionamento e all’imparzialità della Pubblica Amministrazione (fondamentale principio che sovrintende a tutto il funzionamento della PA, con dignità costituzionale). Rispetto a questa esigenza, a parere della suprema Corte di Cassazione, la sanzione reintegratoria si configura come l’unico strumento di rimedio a fronte di un licenziamento di un dipendente pubblico illegittimo. Ciò avviene poiché la sola tutela risarcitoria attraverso riconoscimento di un indennizzo economico non risulta in alcun modo idonea a rimuovere il pregiudizio arrecato all’interesse collettivo. Una pronuncia ed un precedente certamente importanti per tutto il Pubblico Impiego.

 

Fonte: Sole 24 Ore

 

Patrizia Caroli

 

 

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mar, ott 11, 2016  Valentina
Scuola. Con l’anno scolastico ricominciano anche gli scioperi
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Fonte: repubblica.it

Fonte: repubblica.it

E non poteva essere diverso da così. Dopo un’estate calda e un inizio d’autunno incandescente. Dopo il deludente risultato del concorso e dopo le polemiche che ne sono seguite. A scendere in piazza in verità negli ultimi giorni sono stati gli studenti. A riprova del fatto che questa buona scuola ha fallito su tutti fronti.

 

 

Le manifestazione si sono svolte in buona parte delle piazze d’Italia, non sono mancati slogan anti istituzionali, specialmente per gli studenti che hanno raggiunto la sede del Miur. Si sono registrati anche tafferugli fortunatamente senza conseguenze. Una situazione che non promette nulla di buono insomma. Ma le istituzioni sembrano sorde a tutto ciò che arriva dalla piazza.

 

 

 

Scuola. Studenti in piazza contro la “Buona Scuola”

 

 

 

Eppure gli studenti manifestano un disagio che va oltre la Buona scuola. Si lega alla riforma del lavoro, al Job Act e si oppone a quel concetto di scuola-azienda che prevede principi di competizione e punizione al posto di uguaglianza e gratuità del servizio.

 

 

Oggi siamo in piazza per manifestare contro gli effetti della riforma della buona scuola che a un anno dalla sua attuazione ha già dimostrato il suo fallimento; dall’alternanza scuola-lavoro intesa soltanto come manodopera gratuita all’interno delle aziende ai comitati di valutazione che di fatto hanno consegnato la leadership ai presidi” spiega così i motivi dello sciopero Francesca Picci dell’Unione degli studenti.

 

 

 

 

Scuola. Nessun passo indietro dal Miur

 

 

 

 

Nonostante scioperi, proteste e proclami di ulteriori manifestazioni, il ministro Giannini persevera negli errori e carica i docenti di nuovi obblighi.

“Ancora troppi docenti applicano il vecchio modello di insegnamento: io sto in cattedra, spiego e voi ascoltate (…) tutti i 750 mila insegnanti torneranno sui banchi di scuola” a seguito del piano nazionale di formazione obbligatoria presentato pochi giorni fa che è costano un investimento di 325 milioni di euro.

 

 

La molla che ha spinto il governo e il ministero a studiare un piano di aggiornamento professionale per i docenti deriva dalla nuova gioventù che siede sui banchi di scuola oggi. Si tratta di giovani che si destreggiano tra pc e smartphone e con i quali può diventare difficile comunicare se non si conoscono i nuovi strumenti di massa.

 

Per questo la formazione punta sul digitale, sulle lingue straniere, sull’alternanza scuola-lavoro, sulla prevenzione del disagio giovanile, fino all’autonomia didattica.

 

 

 

 

 

Fonte: tecnicadellascuola / repubblica

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

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lun, ott 10, 2016  Valentina
Carabinieri. Bella faccia tosta, Presidente!
5 (100%) 1 Vota Questo Articolo

Fonte: ansa.it

Fonte: ansa.it

Non possiamo che titolare così dopo l’intervento – passato in sordina da quasi tutti i media nazionali – del presidente del consiglio Renzi, durante l’inaugurazione, a Firenze, della Scuola per marescialli e brigadieri dei carabinieri, alla presenza anche delle massime rappresentanze dell’arma, il comandante generale Tullio Del Sette e il capo di stato maggiore della difesa Claudio Graziano.

 

 

 

 

 

Carabinieri. Un discorso da brividi

 

 

 

Dopo i doverosi ringraziamenti di rito agli appartenenti all’Arma - scomodando perfino il primo ministro iracheno, che a quanto pare si è complimentato con lui per le imprese dei nostri carabinieri in termini di formazione delle truppe locali – ha tenuto un discorso dai toni falsamente autocritici ai limiti della spavalderia.

 

 

Vogliamo sempre più forza e fiducia nell’Arma dei carabinieri. Abbiamo in ballo molte misure a partire dalla stabilizzazione degli 80 euro al riordino delle carriere. Sono tante le cose da fare e non voglio tacerle oggi”. Un incipit di tutto rispetto che fa presagire un discorso formale e senza troppe sorprese. Nulla di più lontano dalla realtà.

 

 

 

Carabinieri. I brividi erano non erano per l’emozione

 

 

 

Il presidente si è lasciato andare a uno sproloquio poco opportuno, ringraziando i carabinieri per aver obbedito senza riserve a tutto quanto previsto nella spending review, partire dai tagli per le stazioni territoriali, senza tralasciare neanche la fusione con il Corpo Forestale. Come se quei tagli li avesse autorizzati un altro governo! Ha anche auspicato il non ripetersi di tagli così forti. E da chi dipende secondo lei, caro presidente?

 

 

Ma il paradosso dei paradossi arriva alla fine del discorso: “le istituzioni cambiano, si avvicendano capi di governo, ministri della difesa e capi delle forze armate, ma voi no. Voi tra 10, 20 30, 40 anni continuerete a rappresentare l’Italia con la vostra uniforme e questo è più importante di tutte le altre autorità che sono presenti qui, perché rappresentando l’Italia renderete orgogliosi di quei colori che sono issati sul pennone, dimostrerete al mondo cos’è la patria”.

 

 

Una dichiarazione d’amore che cozza notevolmente con i provvedimenti istituzionali che hanno indebolito l’arma dei carabinieri a partire dalla più numerosa base. Nessuna reazione è arrivata da parte delle associazioni di rappresentanza dei carabinieri a questo proclamo davvero discutibile.

Ed in effetti non poteva che essere così. Il silenzio è la risposta più meritata e dignitosa a un discorso del genere.

 

 

 

 

 

Fonte: La Stampa– Corrieredellasera

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

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