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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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Archivi al mese marzo, 2017

lun, mar 20, 2017  Valentina
Polizia Locale. Finalmente Buone Notizie!
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Fonte: gonews.it

Fonte: gonews.it

Finalmente una buona notizia. Ha visto la luce l’emendamento del Governo al decreto sicurezza che prevede l’allargamento dei benefici anche alle forze di Polizia Locale. Si inizia dunque a sentire l’odore di equo indennizzo e rimborso spese di degenza per causa di servizio.

 

 

Manca ancora l’approvazione del senato, quindi tecnicamente non si può ancora cantare vittoria, ma siamo sulla buona strada.

 

 

 

 

 

Polizia Locale. Cosa Cambia

 

 

 

 

 

Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta esattamente.

Partiamo dall’equo indennizzo. È una somma corrisposta una tantum dall’Amministrazione al dipendente che abbia subito un’invalidità permanente dovuta a cause di servizio, a prescindere dalla diretta responsabilità o meno della Pubblica Amministrazione; tale invalidità deve consistere in una menomazione dell’integrità psico-fisica riconducibile alle tabelle A e B allegate al DPR 30.12.1981, n. 834.

 

 

L’ammontare dell’indennizzo viene calcolata in funzione della gravità dell’invalidità ed è in percentuale rispetto all’importo dello stipendio tabellare registrato al momento della data di presentazione della domanda. Dalla cifra della retribuzione vanno però escluse le altre voci retributive a carattere fisso e continuativo, come la tredicesima ad esempio.

Questa estensione di diritti verso la polizia locale non include le pensioni privilegiate, come stabilito dalla Riforma Fornero, che pertanto non ne godrà.

 

 

Gli stessi sindacati poi sottolineano l’importanza della possibilità da parte degli peratori di “di avere accesso alle banche dati in uso alle altre forze di polizia, al fine di rafforzare e dare concreta attuazione alla collaborazione e al rapporto sinergico tra i diversi corpi”.

Altra nota non certo di secondaria importanza è lo sblocco del turn over, che permetterà un intervento incisivo sugli organici in essere al fine di “garantire servizi adeguati e sicurezza ai cittadini”.

 

 

 

 

Polizia Locale. È Un Passo Avanti, Ma Non è Abbastanza

 

 

 

 

 

La soddisfazione da parte delle sigle sindacali è inanime da tutti i fronti chiaramente; di fatto questo emendamento, purché venga approvato anche dal senato, porrà finalmente fine a una discriminazione nei confronti della polizia locale rispetto agli altri corpi del comparto sicurezza che dura da troppi anni ormai.

 

 

Continueremo a monitorare l’iter di questa legge, che ora dovrà passare al vaglio del Senato, chiedendo anche il riconoscimento dell’istituto della pensione privilegiata e l’estensione dei benefici dell’equo indennizzo e della causa di servizio anche al personale della polizia provinciale che rivendica su questo stesso fronte uguali diritti. Dobbiamo dare attuazione alle giuste rivendicazioni dei sessantamila operatori che sino ad oggi hanno continuato a svolgere il proprio lavoro con serietà e abnegazione nonostante le condizioni di estrema precarietà e la mancanza di adeguati riconoscimenti normativi e giuridici“. È la promessa delle sigle Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl.

 

 

 

 

 

 

Fonte: bari.zon / pensionioggi /ansa

 

 

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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mar, mar 14, 2017  Valentina
Scuola. Nuovo concorso per precari?
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Fonte: skuola.net

Fonte: skuola.net

Certezza ancora non c’è. Ma l’ipotesi sta facendosi largo da qualche giorno e più se ne parla più sembra vera. Parliamo di un nuovo concorso riservato per i precari che ancora non hanno trovato la cattedra attraverso il piano straordinario di assunzioni della buona scuola.

 

Si intravede all’orizzonte infatti un’altra sanatoria per i precari che hanno già maturato una parte almeno dei requisiti fino ad oggi richiesti per entrare in ruolo ovvero laurea, concorso e tre anni di tirocinio di cui due in classe.

 

Scuola. Tutto in mano al ministro Fedeli

 

 

Nell’audizione in parlamento il ministro Fedeli ha annunciato che i docenti abilitati entreranno in ruolo con un esame orale, mentre i non abilitati con 36 mesi di servizio entreranno in ruolo partecipando a un concorso semplificato con un solo scritto, anziché due, e svolgendo un tirocinio ridotto rispetto ai nuovi laureati.

 

 

Da qui la possibilità poi di un concorsino per stabilizzare anche i precari abilitati di II fascia delle graduatorie d’istituto e quelli di III fascia che abbiano fatto 36 mesi di supplenze almeno.
Tutti questi progetti e tutte queste ipotesi non avranno di certo una partenza veloce, poiché per il prossimo anno scolastico, verranno assunti ancora i vincitori del concorso dello scorso anno.

 

 

Quindi conti alla mano, se i supplenti sono circa 80 mila e i posti in organico circa 45 mila questi progetti di stabilizzazione riguardano indicativamente 35 mila soggetti.

 

Scuola. Poco Entusiasmo Anche Per L’aumento

 

E intanto nessuno si sente soddisfatto della firma apposta dal ministero in termini di aumento stipendiale per il comparto scuola.

 

A spiegare la posizione delle associazioni a tutela dei dipendenti del settore è Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti: “delle risorse necessarie per raggiungere i miseri 85 euro lordi di aumento promessi ad oggi risulta stanziata meno della metà. Inoltre, per quanto concerne la parte normativa, va sottolineato che non si è concluso l’iter di revisione del Testo Unico nel quale sono ancora presenti ambiguità su quale sia la sfera riservata alla contrattazione (…) Come è stato evidenziato anche dai recenti dati della Tesoreria dello Stato sugli stipendi degli statali, la scuola resta fanalino di coda del settore pubblico. Chiediamo dunque al Governo di reperire le risorse per recuperare il potere di acquisto dei docenti, cioè almeno 150 euro mensili”.
Vediamo gli sviluppi delle prossime settimane. Certamente la situazione rimane incandescente su tutti i fronti. E non si vedono prospettivi di miglioramento a breve termine.

 

 

 

 

 

Fonte: corriere / orizzontescuola / scuolainforma

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

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lun, mar 13, 2017  Valentina
Carabinieri. Medaglia Mauriziana per la Legione Abruzzo e Molise
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Fonte: bbc.com

Fonte: bbc.com

Si tratta di una onorificenza che viene concessa dal presidente della Repubblica, su proposta del Ministro della Difesa o delle finanze attraverso l’emissione di un decreto agli ufficiali e marescialli “particolarmente meritevoli”, che abbiano compiuto 50 anni di servizio, con valenza doppia per gli anni di comando.

 

A ricevere dalle mani del Comandante Interregionale “Ogaden”, Gen. C.A. Giovanni Nistri le medaglie, sono stati i militari della Legione Carabinieri Abruzzo e Molise, accompagnati dalle parole dello stesso che ha ricordato come “i sacrifici e l’abnegazione del Carabinieri di ogni ordine è grado, è anche frutto dell’appoggio e dei sacrifici che le famiglie dei militari accettano con consapevole affetto e senso di responsabilità per l’impegno richiesto ai propri congiunti”.

 

 

 

Carabinieri. Onore e formazione

 

 

 

Se da un lato non ci si dimentica di quanto sia importante l’apporto e l’appoggio delle famiglie per ogni militare, non può passare in secondo piano neanche la formazione della società civile al rispetto della legalità. È con questo scopo che va avanti il progetto nazionale che impegna l’arma dei carabinieri nelle scuole di tutto lo stivale, che coinvolge gli alunni delle quinte classi delle Scuole Primarie, i quali vanno in visita presso le caserme.

 

Queste visite mirano ad avvicinare questo mondo ai ragazzi, i quali convivono nel quotidiano con la divisa, ma non ne conoscono a fondo il significato né le modalità operative. Parte di queste visite viene dedicato anche alla spiegazione delle apparecchiature in uso ai carabinieri, come gli strumenti necessari ai rilevanti per gli incidenti stradali o per impostare un posto di blocco.

 

La parte finale di questi incontri viene poi dedicata alle raccomandazioni in termini di rispetto delle regole di circolazione stradale ad esempio ma ampio spazio viene dedicato anche ai reati commessi verso le fasce deboli, come gli anziani.

 

 

 

Carabinieri.  Sempre più vicini a noi

 

 

 

Dalle parole del ministero, in generale lo scopo di questo progetto nelle scuole è quello di “creare e diffondere il concetto di sicurezza economica e finanziaria affermare il messaggio della convenienza della legalità economico-finanziaria; stimolare nei giovani una maggiore consapevolezza del delicato ruolo rivestito dal Corpo, quale organo di polizia vicino a tutti i cittadini, di cui tutela il bene fondamentale delle libertà economiche”.

 

Di pari passo con il progetto, c’è anche il concorso “insieme per la legalità”, che vuole coinvolgere in modo ancora più diretto i giovani nel mondo che porta la divisa.

Partire dalle scuole è certamente un passo logico e importante per creare quella cultura di legalità e rispetto che negli ultimi anni in Italia si sta perdendo. La speranza è quella, per le generazioni future, di recuperare sicurezza nelle istituzioni e nei militari, senza inquinamenti di cronaca e politica.

 

 

 

 

Fonte: ilmessaggero / lanotiziaquotidiana

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

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gio, mar 9, 2017  Valentina
Mobilità Scuola. La battaglia delle preferenze
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Fonte: professionistiscuola.it

Il tema della mobilità nel comparto scuola rimane certamente uno dei più ingarbugliati di sempre, specialmente dopo la riforma della Buona Scuola.

 

Cerchiamo di fare quindi un po’ di ordine, partendo da uno dei pochi punti fermi: per il prossimo anno scolastico le preferenze esprimibili per la mobilità, sia territoriale che professionale, potranno essere massimo 15, comprensive di sedi provinciali e interprovinciali.

Si potranno indicare quindi fino a 5 scuole specifiche di uno stesso ambito o anche di ambiti diversi e si potranno richiedere interi ambiti e anche intere province.

 

 

 

Mobilità Scuola. Sciogliamo qualche dubbio

 

 

 

A fronte di una certezza, peraltro arrivata da poco, esistono ancora innumerevoli dubbi sul tema della mobilità, causati non solo dalla confusione iniziale legata alla riforma, ma anche dagli input più disparati lanciati nel corso del tempo dalle istituzioni con l’intento di fare ordine, ma che di fatto hanno ingarbugliato ancora di più le idee a coloro che devono approcciare a questo contesto.
Iniziamo quindi in questo mare di incertezza a mettere dei paletti sui quali dubbi non dovrebbero essercene più.
Prima di tutto va precisato che non è necessario esprimere il numero massimo di preferenze, al contrario si può esprimere anche una sola preferenza, senza che questo invalidi la domanda.
L’ordine nel quale le preferenze vengono elencate è a completa discrezione del docente, sulla base delle sue priorità.
L’unico vincolo normativo riguarda la preferenza analitica che deve necessariamente essere inserita prima rispetta a quella su ambito, poiché diversamente il sistema non farà accedere alla successiva preferenza da esprimere.
Un altro punto estremamente importante riguarda il caso in cui un docente dovesse presentare domanda di trasferimento verso un ambito di suo interesse e la domanda dovesse essere respinta; in questa circostanza la presentazione dell’istanza stessa non pregiudicherebbe la situazione giuridica di partenza dell’insegnante interessato.

 

Mobilità Scuola. Il Dubbio più grande rimane quello sulle tempistiche

 

 

 

Al di là delle considerazioni pratiche sulla domanda di mobilità, il vero mistero rimane quello su quando sarà possibile presentare la propria domanda di trasferimento.
Le notizie che arrivano dai corridoi del ministero parlando del 14 marzo con termine venerdì 31 marzo – prorogabile fino al 3 aprile.
Le date poi per gli esiti non andranno oltre il mese di maggio per ciò che riguarda la scuola d’infanzia, la scuola primaria  e secondaria di primo grado. Per la scuola secondaria di II grado invece il termine per gli esiti delle domande dovrebbe essere il 15 giugno.

 

 

 

 

Fonte: orizzontescuola / blastingnews / scuolainforma
Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

 

 

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mar, mar 7, 2017  Valentina
Riordino FFAA: Obiettivo fissati e polemiche alla porta
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Fonte: forzearmate.org

Fonte: forzearmate.org

L’approvazione della riforma sul riordino delle forze armate che ha visto la luce lo scorso 23 febbraio cambierà per sempre la carriera e le retribuzioni per circa 500 mila persone impegnate ogni giorno per la sicurezza di tutti.
I numeri snocciolati dal ministro Pinotti sono certamente rassicuranti: 621 milioni di euro per il 2017 e di 1 miliardo e 27 milioni per il 2018 immediatamente utilizzabili. Una quota parte di queste cifre dovrebbe andare a coprire il bonus di 80 euro mentre circa 140 milioni saranno destinati alle assunzioni e alla formazione delle risorse umane.

 

 

 

 

 

Riordino FFAA: Cosa cambierà nel concreto

 

 

 

 

I punti salienti di quanto accadrà con l’entrata in vigore di questa riforma, in attesa chiaramente ancora dei testi di legge, possono essere riassunti nei seguenti punti:

 

- adeguamento e rimodulazione degli organici nei diversi ruoli;
- semplificazione dell’ordinamento e valorizzazione del percorso formativo;
- facilità di carriera in base al merito e alla professionalità e non solo in base all’anzianità di servizio;
- valorizzazione dei ruoli intermedi (cioè sovrintendenti o brigadieri, ispettori o marescialli a seconda dell’appartenenza) per i quali sarà prevista la laurea breve;
- ampliamento delle funzioni per chi ha gradi apicali sia nelle fasce intermedie che in quelle dirigenziali; possibilità di passare da una qualifica all’altra più velocemente.

 

 

Solo i vigili del fuoco rimangono in un limbo piuttosto bizzarro. Per loro infatti si parla genericamente di ottimizzazione dell’efficacia. Frase dal significato davvero troppo generico. Quasi una semplice indicazione di intenti.

 

 

Riordino FFAA: Tutti contro. Ora e anche dopo

 

 

 

Che questo riordino non accontenti molte delle parti in causa lo sapevamo già. Tra i più agguerriti oppositori alla riforma c’è senza dubbio Luca Comellini, segretario del Partito per la tutela dei diritti di militari, secondo il quale “il trattamento economico delle forze armate subirebbe una illogica modifica che amplia ancora di più le distanze tra truppa e generali”.
Anche la posizione del Cocer è piuttosto chiara su questa riforma: “se dobbiamo subire una nuova riforma per 20 anni con le sue ricadute e l’insoddisfazione dei colleghi, è preferibile dire NO ad un riordino che potrà scontentare molti per molto tempo e accontentare pochi per poco tempo”.

 

 

 

 

 

Fonte: formiche / businessonline
Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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