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Carabinieri. “Nessuno Strumentalizzi La Divisa”



Carabinieri. “Nessuno Strumentalizzi La Divisa”
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Fonte: tribuna24.it

Fonte: tribuna24.it

Chiunque indossi la divisa deve farlo con onore e dignità. Non per proclami politici di bassa provenienza. Non per fomentare una folla. Non per fare politica insomma.

 

 

Per questo la contestazione dei sindacati di polizia contro Matteo Salvini, avvenuta qualche settimana fa, è stata così dura e scostante, nonostante gli intenti del parlamentare fosse quelli di rassicurare le forze armate sul miglioramento certo della loro situazione, nel caso fosse salita al governo la lega nord.

 

 

Indossare la maglietta della Polstato è stato letto quasi come un insulto, suscitando le ire della maggior parte dei sindacati di categoria. Non solo per l’appropriazione indebita, definiamola così, ma soprattutto per il monologo che ne è seguito, con il quale si lasciava intendere senza troppe riserve che, con la lega al potere, le forze armate sarebbero state sguinzagliata in totale libertà per riportare ordine sociale. Un panorama poco realistico e ben lontano invece da quello che muove i carabinieri e le forze di polizia.

 

 

Che gli italiani siano tranquilli” – rassicura Felice Romano, segretario del Siulp  -“la polizia così come carabinieri e le altre forze dell’ordine agiranno sempre e solo nel rispetto delle leggi che il Parlamento ci dà. E dei principi della Costituzione su cui abbiamo giurato lealtà. Poi, se il Parlamento fa leggi strane, il problema è a monte: come si forma il Parlamento, non come agiscono le forze polizia“.

È lo stesso Romano poi a ricordare a Salvini che indossare la divisa della polizia sia un reato…

 

 

L’indignazione che ha coinvolto a tappeto tutti i sindacati delle forze armate di fronte all’invocazione di una sorta di pulizia etnica e sociale è il segnale di un comparto sicurezza pulito e solido. Ancora ben radicato a quelli principi di lealtà che lo hanno creato e mantenuto nei secoli.

 

 

 

Carabinieri. Ora liberi di fare politica

 

 

 

Questo scontro Salvini vs sindacati è passato un po’ in sordina. Ve ne parlo perché dopo la sentenza di oggi, questo episodio acquisisce tutto un altro sapore.

 

 

Il Tar del Piemonte ha accolto infatti il ricorso del maresciallo aiutante sostituto ufficiale di pubblica sicurezza dei carabinieri Carmelo Cataldi, al quale era stata vietata “l’iscrizione e l’assunzione di carica sociale in un partito politico”.

Divieto accompagnato a 5 giorni di consegna di rigore.

 

 

L’arma aveva giustificato questo provvedimento asserendo che “l’iscrizione e l’assunzione di carica sociale in seno a partito politico, costituisce comportamento suscettibile di assumere rilievo sotto il profilo disciplinare, ai sensi del nr. 9 dell’allegato ‘C’ al R.d.m.”, del Regolamento di disciplina militare trattandosi di “incarico incompatibile con l’adempimento dei suoi doveri di sottufficiale”.

 

 

I giudici del Tribunale amministrativo però hanno riconosciuto piena libertà al carabiniere, definendo “illegittimo il divieto per i militari di iscriversi in partiti politici e di assumere nel loro ambito cariche direttive, alla luce di un’interpretazione letterale e sistematica delle norme”.

 

 

Con questa sentenza, oltre all’annullamento dei 5 giorni di consegna, si apre un capitolo nuovo per gli appartenenti all’arma dei carabinieri, fino ad oggi inibiti dal partecipare attivamente alla vita politica del paese che servono.

 

Da oggi anche i carabinieri hanno una libertà in più. Forse una tutela in più. Di certo un strumento ulteriore per poter far sentire la propria voce.

 

 

 

 

 

Fonte: repubblica

 

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

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