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Esercito Italiano: Tiziano, Ennesima Vittima di una Missione di Pace



Esercito Italiano: Tiziano, Ennesima Vittima di una Missione di Pace
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“Sappiamo che questa fase della presenza italiana in Afghanistan è la più delicata e complicata. il Governo si è impegnato a rispettare le date del ritiro in accordo con gli alleati transatlantici, fino a completare la transizione verso le forze di sicurezza afgane. Tiziano non ti dimenticheremo. Grazie del tuo esempio quotidiano e del tuo impegno fino all’estremo sacrificio ”. È con queste parole che il ministro della difesa Gianpaola Di Paola rende omaggio al Caporale Tiziano Chierotti, classe 1988, appartenente al Secondo Reggimento degli alpini di Cuneo, brigata alpina Taurinense, deceduto a seguito delle ferite all’addome riportate nello scontro a fuoco a Bakwa in Afghanistan. Insieme a lui, sono rimasti feriti altri tre soldati che per fortuna non sono in pericolo di vita, ed è rimasto ucciso anche un soldato afghano.
Dal lontano 7 ottobre 2001, giorno di inizio della missione in quel martoriato paese asiatico i soldati italiani rimasti sul campo sono 52.

 
All’arrivo della Salma di Tiziano sul suolo italiano, il Parà Giangranco Paglia, medaglia d’oro al valore militare, ha voluto sottolineare ai microfoni di Sky tg24 che le vittime iniziano ad essere davvero troppe e che la stanchezza comincia a farsi inevitabilmente sentire; ciò nonostante non è ancora il momento di cambiare idea, poiché in questo modo il sacrificio dei nostri soldati sarebbe vano.

 
 “Tiziano è morto per difendere i civili” ha detto il Maggiore Mario Renna, portavoce delle forze italiane in Afghanistan . Ma questa non era una missione di pace per “esportare la democrazia”?

 

Non ci è stata presentata così dall’Europa, dall’America, dalle nostre istituzioni?

E allora perché tutti questi morti (Chierotti è la vittima italiana numero 52 dall’inizio dell’operazione Isaf in Afghanistan nel 2004). E quanti ancora ce ne vorranno per capire che la democrazia non si esporta o più semplicemente per arrendersi all’idea che è ridicolo giustificare queste operazioni politico-militari con la retorica del “menomale che ci siamo noi che insegniamo loro a essere democratici e civili”. Che poi siamo proprio così convinti di esserlo al punto da poterlo insegnare agli altri o sarebbe il caso di affinare prima le nostre capacità? Ma questo è ancora un altro argomento…il punto adesso è che in nome della democrazia, della pace e dell’equilibrio internazionale è morto un altro ragazzo italiano.

A questo si aggiunge l’amarezza di una morte vana, poiché nonostante la missione si sia protratta per anni, i risultati stentano ad arrivare e forse il motivo è da ricercare nel fatto che i risultati sono molto distanti dal vero motivo che spinge le nostre istituzioni a rimanere in quel territorio: l’Afghanistan è un paese geograficamente e politicamente strategico, confina con Iran, Pakistan e ha ottime relazioni con i paese dell’Ex unione sovietica ricchi di gas naturali e petrolio. Avere un governo amico e fedele in un paese con queste caratteristiche non può che far gola a un’Italia sempre meno rilevante a livello internazionale.

 

Fonte: Grnet.it / Repubblica.it

 

 

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