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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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Archivi per la categoria 'Congedo Parentale'

ven, giu 28, 2013  Ranalli
Interdizione Anticipata per Maternità Dipendenti Pubblici.
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Interdizione anticipata per maternità dipendenti pubblici: quando si può chiedere e come fare per ottenerla.

Fino a qualche anno l’interdizione anticipata per maternità era regolata da una precisa norma : la legge 1204/71. Una legge che per la sua importanza era un pilastro della nostra legislazione.

Nello scorrere degli anni ed a seguito dell’evolversi delle esigenze delle donne lavoratrici in stato di gravidanza, la normativa necessariamente si è dovuta adeguare agli eventi . Oggi la vecchia legge 1204/71 è stata abrogata e sostituita dalla legge sui congedi parentali in vigore dal 2000 legge n°53.

 

Interdizione anticipata per maternità: Nuova legge

interdizione anticipata per maternità dipendenti pubbliciInizialmente la tutela delle lavoratrici madri avveniva sostanzialmente con l’obbligo per le stesse di lasciare il servizio due mesi prima del parto ( pre-partum ) e tre mesi dopo il parto  ( post-partum ).

A questi mesi si potevano aggiungere sei mesi di astensione facoltativa post – partum e due ore di allattamento fino al compimento del primo anno di vita del bambino. Ulteriore agevolazione era la possibilità di assentarsi per trenta giorni dal servizio per malattia del bambino fino ad un anno di vita.

 

Interdizione ancipata per maternità: diritti

La retribuzione era erogata per intero per i cinque mesi obbligatori ( ad eccezione di particolare categorie per i quali era prevista la retribuzione all’80% ) mentre per quanto concerne l’astensione facoltativa il primo mese veniva erogato per intero i successivi mesi al 30%. L’allattamento era retribuito per intero, così come anche la malattia del bambino.

 

Parlavo prima dell’evoluzione della normativa legata sicuramente alle necessità lavorative della nostra società. Ad oggi a seguito della legge 53/00 le donne in stato di gravidanza hanno la possibilità di lasciare il lavoro anche in prossimità del parto senza necessariamente essere obbligati al rispetto dei due mesi prima del parto mentre sono obbligate al rispetto invece del periodo post-partum.  La legge 53/00 ha altresì esteso la possibilità di assentarsi dal servizio per motivi legati alla malattia del bambino fino al compimento del terzo anno di vita ed in situazioni particolari fino all’ottavo anno di vita.

 

Recenti sentenze dei giudici hanno esteso l’obbligo alla retribuzione al 100% per tutte le lavoratrici madri indipendentemente dal loro status giuridico. Molte lavoratrici che hanno subito in passato decurtazioni improprie delle retribuzioni possono se vogliono adire alle vie legali per vedere soddisfatte questo loro diritto.

 

Tra le novità proposte dal Governo Tecnico c’è ne è una molto negativa che riguarda appunto le donne che chiedono l’astensione facoltativa post-partum. Infatti tra le righe del decreto salvaitalia è stato stabilito che a partire dal 1 gennaio 2013 le astensioni facoltative post partum verranno retribuite al 30% già dal primo mese. C’è da giurarci che le migliaia di dipendenti pubblici madri adiranno ed anche giustamente ogni via legale per modificare ed annullare questa disposizione che appare un vero e proprio sopruso. Infatti non è così che si aiuta la natalità se prima non si aiutano le donne a svolgere  al meglio questa loro dote naturale.

 

Auspico per il futuro un’ulteriore miglioramento della legge 53/00 nel senso che ogni vincolo che possa creare problemi alle dipendenti pubblici e statali madri venga definitivamente risolto perché solo così si aiuta la natalità e quel tanto auspicato aumento demografico.

 

 Giancarlo Ranalli

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ven, giu 7, 2013  Ranalli
Diritto a Malattia e Congedi Parentali dei Dipendenti Statali
2.3 (45%) 20 Vota Questo Articolo

Le assenze per malattia rientrano tra quei diritti imprescindibili di cui possono godere in generale i dipendenti del settore pubblico e privato.

 

Le modalità di usufruizione sono ovviamente diverse e variano a seconda della categoria a cui si appartiene e dai contratti specifici del comparto.

 

congedi parentali dipendentiNel pubblico impiego la normativa è abbastanza favorevole tant’è che un dipendente della pubblica amministrazione con contratto a tempo indeterminato può assentarsi dal servizio a seguito di eventi morbosi per almeno nove mesi percependo la retribuzione base e fondamentale per intero. Soltanto le voci accessorie sono oggetto di lieve decurtazione.

 

Se si superano i novi mesi si ha una riduzione del dieci per cento della retribuzione base e fondamentale fino al dodicesimo mese di assenza e che sale al cinquanta per cento dl dodicesimo mese al diciottesimo mese. Ove mai l’assenza perdurasse per i successivi mesi si conserverà soltanto il posto di lavoro.

 

Se poi le patologie sono quelle cosiddette “gravi” esse non rientrano nel comporto del computo per cui sono fuori dai centottantagiorni.

L’assenza per malattia anche se dovuta a problemi seri di salute può essere sempre fiscalizzata. Oggi la competenza della visita fiscale è del responsabile del servizio, il quale ha la possibilità di fare delle obiettive valutazioni sulla opportunità o meno di fiscalizzare un dipendente verificando l’abitudinarietà o meno dello stesso ad assentarsi e considerando altresì che l’onere per il pagamento del controllo fiscale è a carico dell’azienda.

 

 

Congedi parentali dipendenti statali

 

I congedi parentali è un allargamento delle prerogative concesse al dipendente della pubblica amministrazione per potersi assentare dal lavoro a seguito di particolari eventi. Tra questi rientrano le assenze per malattie del bambino fino al terzo anno di vita, assenze per malattia del bambino fino all’ottavo anno di vita, il congedo biennale retribuito per i titolari di legge 104/92 con la connotazione di gravità, la maternità obbligatoria e quella facoltativa ecc ecc.

Le assenze per malattia del bambino si possono usufruire per un mese all’anno fino al compimento del terzo anno di vita del bambino con retribuzione per intero per i successivi periodi la retribuzione è legata in particolare al possesso di determinati requisiti contributivi.

Il congedo biennale retribuito può essere richiesto  da quanti sono titolari di legge 104/92 con connotazione di gravità ( ovviamente non dal titolare ma da chi lo assiste ). La specificità di questo beneficio consiste nel fatto chela retribuzione percepita per l’intero arco dei due anni è intera e i contributi ai fini pensionistici sono versati regolarmente. Non vengono versati invece i contributi ai fini del TFS o TFR ( se si vorrà percepire per i suddetti periodi la liquidazione bisogno pertanto riscattarli ) , ne si maturano le ferie né si maturano i ratei relativi alla tredicesima mensilità. Il beneficio in argomento può essere richiesto e usufruito anche in maniera non continuativa. La riforme Fornero sulle pensioni aveva previsto anche una possibilità di accedere alla pensione con il vecchio trattamento pensionistico per quanti al 31/10/2011 si trovavano in congedo per il suddetto motivo ed avevano trentacinque anni di servizio. Un beneficio ahimè usufruito purtroppo da pochi.

 

 

Maternità dipendenti pubblici

 

Per quanto concerne la maternità obbligatoria c’è da dire che una costante giurisprudenza ne ha previsto la retribuibilità per intero ( quindi non più all’ottanta per cento ) come maldestramente si usava fare fino a poco tempo fa anche alla luce delle incertezze sulla normativa. Tuttavia uno dei danni prodotti dal decreto salva italia è stato quello che ha previsto al corresponsione del trenta per cento per tutte le assenze dal servizio legate alle astensioni facoltative.

 

Giancarlo Ranalli

 

 

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gio, feb 28, 2013  Valentina
Congedo Paternità Statali: Prerogativa Del Settore Privato
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Congedo paternità statali? negato! rimane una oprerogativa del settore privato per ora.

A dirlo con buona pace di tutti è stato Filippo Patroni Griffi rispondendo pochi giorni fa al comune di Reggio Emilia proprio sul tema del congedo paternità statali dopo l’adozione del decreto interministeriale Lavoro-Mef dello scorso dicembre.

 

Congedo Paternità Statali. Nessuna Armonizzazione Neanche con L’Europa

congedo paternità

L’allarme sulla disparità nel congedo paternità statali è stato lanciato dall’Anief, l’associazione professionale sindacale, poichè questa differenza riguarda tre milioni e mezzo di dipendenti pubblici, potenziali usufuitori del congedo paternità statali.

 

La risposta di Patroni Griffi sul congedo paternità statali disattende secondo l’anief “la direttiva 2010/18/Ue del Consiglio dell’8 marzo 2010, nella quale non si fa alcun riferimento alla natura del rapporto di lavoro, ma solamente alla necessità di dare attuazione al diritto individuale del congedo parentale,(…) svolgendo un ruolo significativo nell’aiutare i genitori che lavorano in Europa a ottenere una migliore conciliazione”.

 

Dunque nessuna armonizzazione per il congedo paternità statali rispetto a quelli privati regolati dai commi 24, 25 e 26 dell’articolo 4 sulle misure pro-genitorialità con carattere sperimentale per il biennio 2013-2015.

A differenza del congedo parentale statali, quello nel settore privato oggi consente ai papà di godere di un giorno di congedo obbligatorio e  due di congedo facoltativo fino al quinto mese di vita del figlio. Quest’ultimo caso però è subordinato alla rinuncia da parte della madre del proprio congedo.

 

Congedo Paternità Statali: Dipendenti Svantaggiati

 

Il congedo paternità statali invece non può avere le medesime condizioni, in quanto le norme della legge 92/2012 non sono ”direttamente applicabili al pubblico impiego, atteso che tale applicazione è subordinata all’approvazione di apposita normativa su iniziativa del ministro per la pubblica amministrazione e semplificazione.

Il congedo paternità statali quindi continuerà a rispondere alle regole del testo unico 151/2001 diventando di fatto terreno di scontro tra sindacati e istituzioni per i prossimi mesi.

Il congedo paternità statali rientra quindi di diritto nella discussione ancora aperta sulla regolamentazione dei contratti a termine nella pubblica amministrazione, per la quale esiste già un tavolo di confronto.

 

Fonte: Italia Oggi / leggioggi / articolotre / radio24.ilsole24ore

 

Valentina Stipa

 

 

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lun, nov 26, 2012  Roberta Buscherini
Congedo Parentale Dipendenti Pubblici: arrivano i voucher
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Cambiamenti per quel che riguarda il congedo parentale dipendenti pubblici: Il congedo parentale è passato di moda. Dalla prossima settimana infatti attraverso un semplice decreto ministeriale che attuerà la legge 92/2012, si attiveranno i voucher con cui si potrà acquistare, una volta terminata la maternità obbligatoria, servizi per l’infanzia sia nel settore pubblico che in quello privato purché accreditato.
A rilasciare i voucher, di cui ancora non si conosce il numero e gli importi, saranno i datori di lavoro. La variabile fondamentale per stabilire quantità e cifre sarà il parametro Isee, e in questo modo, ci sono novità nel congedo parentale.

 

 

 

Congedo Parentale Dipendenti Pubblici

 

Per riassumere, queste novità sul congedo parentale , trattano di,  citando la stessa legge: “al fine di promuovere la partecipazione femminile al mercato del lavoro, si intende disporre l’introduzione di voucher per la prestazione di servizi di baby-sitting. Le neo mamme avranno diritto di chiedere la corresponsione di detti voucher dalla fine della maternità obbligatoria per gli 11 mesi successivi in alternativa all’utilizzo del periodo di congedo facoltativo per maternità. Il voucher è erogato dall’Inps. Tale cifra sarà modulata in base ai parametri Isee della famiglia ”.
Negli intenti iniziali di questo progetto, riguardo il congedo parentale , che avrebbe dovuto trovare applicazione già dallo scorso luglio, c’è la volontà di offrire un sostegno alla madre per poter sfruttare alcuni servizi utili al termine del periodo di congedo di maternità, e per gli 11 mesi successivi, in alternativa al congedo parentale .

 

Congedo perDipendenti Pubblici: I voucher

 

In pratica i voucher non sono altro che una forma di pagamento della retribuzione mensile comprensiva dei contributi versati che il datore di lavoro può impiegare per pagare prestazioni occasionali di alcune ore. Il tutto in cambio del congedo. Il datore di lavoro poi si rivale sull’ente previdenziale.
Se davvero, come annunciato dal ministro Fornero, la prossima settimana questa legge troverà applicazione definitiva, potremmo capire se questo provvedimento in sostituzione al congedo parentale dipendenti pubblici sia effettivamente efficace e vantaggioso.

 

Fonte: Anmil.it

 

Foto: Blogmamma

 

Roberta Buscherini

 

 

 

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lun, nov 19, 2012  Roberta Buscherini
Congedo per Malattia Scuola: diritti e doveri dei docenti
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Congedo per malattia scuola: cosa succede se il figlio si ammala?

 

 

Congedo Retribuito Scuola, da cosa dipende?
A regolare i diritti e doveri dei genitori in materia di congedo  è l’art. 47, commi 1 e 2, Capo VII del D. Lgs. n. 151/2001. Infatti, questa normativa consente ad entrambi i genitori di non assistere al lavoro nel caso di malattia del figlio (se ha meno di 8 anni).

 

 

Congedo per Malattia Scuola

Nel caso di docenti, dirigenti scolastici e altri dipendenti della scuola, il congedo per malattia scuola retribuito viene regolato in questo modo:
-    Figli da 0 a 3 anni: I genitori hanno diritto a 30 giorni di assenza RETRIBUITA, per ciascun anno di età del bambino. Ulteriori assenze, dopo i 30 giorni per anno, saranno computate nell’anzianità di servizio perché il docente né ha il diritto ma non saranno retribuite. Bisogna chiarire che si tratta di anno di età e non anno scolastico. Pertanto, potrebbe essere che in uno stesso anno scolastico il docente abbia a disposizione più di 30 giorni.
-    Figli da 3 a 8 anni: ai docenti genitori sono riconosciuti 5 giorni lavorativi per ogni anno di età del bambini. Questi giorni sono computati nell’anzianità di servizio ma non retribuiti.

 

Congedo per Malattia Scuola: Informazioni d’interesse

 

La legge, riguardo il congedo per malattia scuola, quando si ammala un figlio, parla e chiarisce altri concetti che potrebbero essere d’interesse per quel che riguarda l’applicazione e i diritti e dovere degli insegnanti. Alcuni dei più rilevanti sono:
-    Per avere il diritto al congedo per malattia scuola, il certificato di malattia del figlio deve essere rilasciato da un medico specialista del Servizio Sanitario Nazionale e non di qualsiasi medico.
-    Ai congedi per malattia di un figlio non è applicabile il controllo di malattia. Pertanto, gli insegnanti in questione non sono tenuti a rispettare gli orari di visita fiscale
-    Il congedo per malattia scuola di un figlio non può essere utilizzato simultaneamente per tutti i due genitori.
-    Il congedo per malattia del figlio è un diritto per tutto il personale della scuola, indipendentemente del tipo di contratto.
-    Tutti i giorni di congedo per malattia scuola, retribuiti o non retribuiti, saranno conteggiati nell’anzianità di servizio.

 

Fonti: OrizzonteScuola, UIL

 

Roberta Buscherini

 

 

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