Dipendenti statali -il Blog-

Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

Community

Categorie

 

Doppio lavoro cosa rischio?: tutti i limiti del doppio lavoro



Doppio lavoro cosa rischio?: tutti i limiti del doppio lavoro
5 (100%) 1 Vota Questo Articolo

 

Cosa si rischia con un doppio lavoro?; ecco gli ambiti di divieto per il secondo lavoro esercitato dai dipendenti pubblici o statali: il conflitto di interessi, l’abitualità e la professionalità

 

doppio-lavoro-cosa-rischioDoppio lavoro e dipendente pubblico/statale sono  due concetti che se accostati possono creare non poche controversie. La possibilità, per un dipendente pubblico, di organizzare e portare avanti, implementandolo, un secondo lavoro in piena compatibilità con le regole dell’ordinamento italiano si configura certamente come una interessante opportunità. Ma in quale modo è possibile fare ciò?

L’interrogativo in merito alla legittimità del doppio lavoro per il dipendente pubblico reca con sé risposte non immediatamente chiare “Doppio lavoro cosa rischio?”: è infatti questo uno dei maggiori dubbi che attanaglia il dipendente che desidera intraprendere un doppio lavoro (parallelo a quello statale).

 

Insomma, un dipendente pubblico o statale può avere un doppio lavoro?, per esempio presso un privato, come libero professionista o come imprenditore con partita IVA? Ed eventualmente quali sono i limiti che definiscono questa possibilità? “Vige il principio di esclusività” affermano i giudici della Corte dei Conti: avere un secondo lavoro se si è dipendenti pubblici è possibile, ma occorre rispettare il quadro normativo e i regolamenti dei singoli enti per non rischiare con un doppio lavoro. Ma tale affermazione va chiarita facendo un piccolo passo indietro ed analizzando i principi che sorreggono il tema in ambito italiano.

 

Doppio lavoro cosa rischio? Dipendenti dello stato e doppio lavoro: i principi fondamentali

 

Per chiarire il tema è necessario fare riferimento ai testi normativi fondamentali dell’ordinamento nazionale: concentrandosi pertanto sul combinato disposto formato dalla Costituzione e dalla legge italiana, attraverso i quali vengono delineati i margini applicativi della disciplina.

 

In tale direzione assume rilievo il documento redatto dal Dipartimento della Funzione Pubblica ed intitolato “Criteri generali in materia di incarichi vietati ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche”: quest’ultimo delinea gli ambiti di divieto per il doppio lavoro esercitato dai dipendenti pubblici. I criteri indicati in questo documento contribuiscono ad esemplificare una serie di situazioni di incarichi vietati per i pubblici dipendenti tratti dalla normativa vigente, dagli indirizzi generali e dalla prassi applicativa.

 

Le situazioni contemplate non esauriscono i casi di preclusione: rimangono infatti salve eventuali disposizioni normative che stabiliscono ulteriori situazioni di preclusione o fattispecie di attività in deroga al regime di esclusività.

Va detto che la tematica assume discreto rilievo in tempi come questi caratterizzati dalla spending review e dai blocchi (per ora difficili da scalfire) degli scatti di anzianità. In questa direzione svolgere un secondo lavoro in ossequio ed entro i confini tracciati dalla legge può essere una azione corretta per tutti i dipendenti pubblici che necessitino una integrazione dello stipendio. Per chiarire la situazione va in primo luogo affermato che esiste un dovere costituzionalmente tutelato di esclusività delle prestazioni da parte dei dipendenti pubblici: il dipendente statale è pertanto tenuto a garantire l’imparzialità e il buon andamento dell’attività amministrativa (at. 97 della Costituzione) facendo convergere le proprie energie in maniera univoca verso la prestazione lavorativa al servizio dello Stato.

 

Doppio lavoro cosa rischio? I divieti (punti per punto)

 

 

doppio-lavoro-cosa-si-rischiaSecondo il documento sopra menzionato sono “da considerare vietati ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche a tempo pieno e con percentuale di tempo parziale superiore al 50% (con prestazione lavorativa superiore al 50%) gli incarichi che presentano le caratteristiche della abitualità e professionalità e del conflitto di interessi”.

 

Doppio lavoro cosa rischio? Per quanto concerne invece i dipendenti pubblici con percentuale di tempo parziale pari o inferiore al 50% sono invece vietati gli incarichi che presentano solo le caratteristiche del conflitto di interessi. Esistono poi incarichi vietati a prescindere dal regime di orario tenuto dal dipendente: che interferiscono con l’attività ordinaria svolta dal dipendente pubblico in relazione al tempo, alla durata, all’impegno richiestogli, tenendo presenti gli istituti del rapporto di impiego o di lavoro concretamente fruibili per lo svolgimento dell’attività.

 

Ecco una rassegna minima ma esaustiva degli incarichi assolutamente vietati: – gli incarichi che si svolgono durante l’orario di ufficio o che possono far presumere un impegno o una disponibilità in ragione dell’incarico assunto anche durante l’orario di servizio; – gli incarichi che evidenziano il pericolo di compromissione dell’attività di servizio; – gli incarichi che si svolgono utilizzando mezzi, beni ed attrezzature di proprietà dell’amministrazione; Tutti questi incarichi devono essere egualmente considerati sia nel caso siano retribuiti che effettuati a titolo gratuito.

Doppio lavoro cosa si rischia: Le sanzioni

 

Le sanzioni previste per i dipendenti pubblici con un secondo lavoro non autorizzato, variano in primo luogo in base all’ordinamento interno di ogni singola amministrazione. Il regime disciplinare e il codice di comportamento del dipendente statale può essere talvolta difforme anche in considerazione dello status istituzionale del singolo dipendente in contrapposizione alla tipologia di infrazione commessa.

 

A livello base, l’impiegato che contravvenga ai divieti posti dal vecchio statuto degli impiegati civili viene diffidato dal Ministro o dal direttore generale competente, a cessare dalla situazione di incompatibilità entro 15 giorni. La circostanza che l’impiegato abbia obbedito alla diffida non preclude l’eventuale azione disciplinare che consiste solitamente in una pena spesso pecuniaria.

 

Roberta Buscherini

 

 

Pinterest

Leave a Reply