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Grandi lavoratori o lavoratori grandi!!!



Grandi lavoratori o lavoratori grandi!!!
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Nella classifica  Ocse l’Italia figura al primo posto, su i 34 Paesi più sviluppati, per percentuale di dipendenti pubblici ultracinquantenni: il 49,2% del totale nel 2009.
Negli anni questa tendenza ha subito una forte accelerazione, ed è ragionevole pensare che nel 2012, più di un dipendente su due superi, in Italia, i 50 anni.
 Queste percentuali riguardano in particolar modo il pubblico impiego, monitorato dal Cnel (Consiglio nazionale dell’ economia e del lavoro) per volere dell’ex Ministro Brunetta.
Il record dell’ Italia, riporta la relazione, “deriva, in parte, dalle politiche di blocco del turnover che sono state attuate e che implicano un invecchiamento progressivo e, in parte, dalle modificazioni della normativa previdenziale, che hanno ritardato l’ andata in pensione delle persone rispetto alla prassi precedente”.
Con la riforma del nuovo governo, infatti,  che porta l’età pensionabile a 65 anni per le donne del pubblico impiego, è evidente che l’invecchiamento della burocrazia italiana è destinato a crescere ulteriormente.
E’ lecito, inoltre,  interrogarsi su come il progressivo invecchiamento dei dipendenti pubblici possa conciliarsi con le manovre estive che puntavano a una riduzione dei dipendenti pubblici del 10 %, entro marzo 2012.
In teoria, bisognerebbe tagliare a partire dai lavoratori più anziani, che trovano difficoltà con le nuove tecnologie e lasciare il posto ad un’ amministrazione più giovane, dinamica e meno costosa.
In questo modo, l’Italia forse potrebbe allinearsi con i migliori standard internazionali.
C’è solo un problema:  tutto ciò  si scontra con la scelta del governo Monti di ridurre la spesa previdenziale e aumentare l’ età pensionabile.

 

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