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Marina Militare: il personale chiede più tutele contro tubercolosi e Hiv



Marina Militare: il personale chiede più tutele contro tubercolosi e Hiv
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Il ministero della Difesa è stato sollecitato nell’attuare misure che tutelino la salute del personale della Marina Militare impegnato in operazioni come “Mare Nostrum” che vedono i nostri militari sorvegliare le coste italiane e soccorrere i tanti migranti.  Soccorsi, in questa come in altre operazioni, che espongono il personale della Marina Militare a malattie come Hiv e Tubercolosi dalle quali non sono adeguatamente tutelati. Il problema era stato già segnalato durante le operazioni aseguito del terremoto ad Haiti nel 2010. E’lo stesso personale della Marina Militare a denunciare: “la profilassi farmacologica contro il virus hiv entro 1-4 ore dalla possibile esposizione continua a non esserci.

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Una situazione preoccupante, visto che si opera con migliaia di persone provenienti, perlopiù, da Paesi in cui l’infezione da hiv è considerata endemica”. Dello stesso avviso anche Luca Marco Comellini, Segretario del Partito per la tutela dei diritti di militari e Forze di polizia (Pdm) che dice: “Occorre verificare se i militari e gli appartenenti alle Forze di polizia impiegati nell’operazione “Mare Nostrum” siano adeguatamente protetti contro i rischi di esposizione a ceppi virali multifarmacoresistenti provenienti da aree endemiche e ad alta incidenza di tubercolosi”.

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Hiv: il dibattito sui test indiscriminati per il personale

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Questa denuncia porta alla luce un’altra discussione ventennale sul problema della sieropositività nelle Forze Armate.  Si moltiplicano infatti le denunce per la richiesta di test dell’Hiv per i bandi di concorso e controlli periodici per il personale graduato e no.  A tal riguardo la legge135/90 stabilisce il divieto dell’accertamento dello stato sierologico sia dei dipendenti che nelle procedure ai fini dell’assunzione. A tal proposito Matteo Schwarz, consulente legale del Network persone sieropositive (Nps) ha ricordato che: “La sentenza della Corte Costituzionale del ’94 ha inoltre detto che nel caso alcune attività lavorative comportino rischi di trasmissione dell’infezione verso terzi, come le professioni sanitarie e militari, dovrebbe essere prevista la possibilità del datore di lavoro di richiedere all’interessato l’esecuzione del test. Ma la Corte ha espressamente negato il test di massa e per categoria di persone, indicando invece una valutazione caso per caso sulla compatibilità tra le mansioni e la sieropositività. La sentenza quindi non è un lasciapassare per fare il test dell’hiv ai concorsi”.

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Un problema che andrebbe affrontato subito risolvendo le incongruenze di sistema dal momento che esistono numerose segnalazioni da parte dei lavoratori delle Forze Armate che si sentono “assediati” per le continue richieste periodiche di test Hiv . Da una parte ci sono i decreti, del 2005 e del 2011, del ministro della Difesa che tra le cause di non idoneità al servizio militare indicano tubercolosi, sifilide, epatite B e C e hiv, mentre dall’ altra parte ci sono le circolari dei ministeri della Salute e del Lavoro che dicono che “l’accertamento della sieronegatività è legittimato solo dalle effettive condizioni di rischio dell’attività lavorativa e che la valutazione del rischio di esposizione va fatta a livello individuale, caso per caso, tramite il medico competente. No quindi ad un’indagine indiscriminata su tutti i lavoratori”.

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Roberta Buscherini

 

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