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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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lun, ott 9, 2017  Valentina
Anticipo TFS Pubblico impiego
3.3 (65%) 8 Vota Questo Articolo

 

L’articolo 4, commi 4 e 5, del D.L. 185/2008 disciplina l’estensione anche ai dipendenti pubblici dell’anticipo della liquidazione del tfr già regolamentata per il settore privato. Si parla chiaramente di trattamento di fine servizio per la pubblica amministrazione, meglio conosciuto come TFS.

 

L’Anticipo TFS Pubblico Impiego o il trattamento di fine servizio (TFS) altro non è che una indennità corrisposta, alla fine del rapporto di lavoro, ai dipendenti pubblici che sono stati assunti prima del 1º gennaio 2001 come disciplina il D.P.R. 29 dicembre 1973, n. 1032.

 

Rispetto al TFR, il TFS ha carattere anche di natura previdenziale. Di fatto quindi nel TFS i contributi previdenziali vengono versati in parte dal datore di lavoro e in parte dal dipendente, infine, il TFS si calcola sulla base dell’ultima retribuzione integralmente percepita, mentre Il TFR non ha alcun vincolo con la retribuzione in essere.

 

 

La richiesta di anticipo TFS pubblico impiego è la procedura che consente ai lavoratori dipendenti della PA da almeno 8 anni di poter chiedere un’anticipazione appunto, del trattamento di fine rapporto fino a un massimo del 70% per un giustificato motivo.

 

 

La liquidazione dell’anticipo prevede un importo pari a quanto avrebbero percepito il lavoratore in caso di cessazione del rapporto di lavoro per qualunque causa. La domanda di richiesta anticipo TFS pubblico impiego deve essere presentata al datore di lavoro che procede alla verifica dei requisiti richiesti e può erogare una somma fino al 70% di quanto accantonato dal dipendente fino a quel momento.

 

 

 

  Anticipo TFS Pubblico Impiego. Tutte le difficoltà

 

 

Nel concreto però va prima di tutto chiarita una differenza sostanziale in tema di anticipo TFS tra gli stessi dipendenti del settore pubblico appartenenti a comparti diversi.

Nella fattispecie il personale militare può richiedere la liquidazione del TFS al raggiungimento del limite di età, anche qualora rimanga in servizio. In questo caso, al momento dell’effettiva cessazione della professione, la liquidazione del TFS sarà dell’importo rimanente, tolto l’anticipo già ricevuto e detratti gli interessi (4,25%) calcolati dal giorno di erogazione del TFS.

 

 

Per il personale civile invece di fatto la legge impone la liquidazione del TFs solamente al momento della cessazione dal servizio o richiamo.

Sebbene l’articolo 26 del DPR 1032/1973 non consenta alcuna anticipazione del TFS, la legge numero 53 dell’8 marzo 2000, ha iniziato ad aprire la strada alle cosiddette indennità equipollenti, rimandando di fatto la patata bollente al ministero della funzione pubblica, il quale al momento non si è ancora espresso.

 

 

La strada per arrivare alla possibilità di questa liquidazione anticipata anche per i dipendenti del settore pubblico civile non è quindi ancora spianata. Bisogna però citare una sentenza della corte di cassazione, la numero 24474 del 2011, con la quale viene riconosciuto anche a due dipendenti pubblici l’anticipo del proprio TFS con lo scopo di acquistare la prima casa.

 

 

Questa sentenza è chiaramente storica e dalla portata rivoluzionaria, poiché apre la strada a una possibilità di cui potrebbero aver bisogno migliaia di dipendenti pubblici.

 

 

Quando si può richiedere anticipo TFS

 

 

Di fatto quindi, grazie a questa sentenza, oggi l’anticipo TFS pubblico impiego può essere richiesto in casi circoscritti e giustificati che andiamo ad elencare di seguito, ma non esiste una legge ad oggi che prevede questa possibilità per il personale soggetto al Pubblico Impiego.

Il primo requisiti, al di là delle motivazioni della richiesta, che il lavoratore deve avere per poter richiedere un anticipo del proprio tfs è la maturazione di almeno 8 anni di anzianità professionale.

Le motivazioni per le quali il datore di lavoro o amministrazione può accettare una richiesta di anticipo della liquidazione possono essere riassunte così:

  1. Acquisto prima casa per sé o un proprio figlio
  2. Spese sanitarie sostenute o da sostenere per il dipendente o familiare a carico; questo è l’unico caso per il quale un dipendente può avanzare richiesta di anticipo tfs pubblico impiego più di una volta.
  3. Spese per lavori condominiali straordinari sulla prima casa, lavori di ristrutturazione. 
  4. Spese da sostenere nei periodi di congedo parentale.

 

In questo contesto si inserisce anche il marketing bancario. Diversi istituti infatti ormai, cavalcando l’onda del gap normativo in tema di anticipo TFS pubblico impiego, hanno studiato e proposto dei prodotti bancari che altro non sono che forme di risparmio con a garanzia il proprio TFS.

 

 

Va infatti tenuto conto che per la pubblica amministrazione, oltre a non essere prevista dal punto di vista legislativo, la possibilità di anticipo del TFS, la liquidazione a fine servizio non avviene in un’unica soluzione, ma sulla base dell’importo, in due o tre rate. Questo può in qualche caso mettere in difficoltà il lavoratore che voglia investire la propria liquidità in progetti dagli importi elevati.

 

 

Le banche quindi propongono di beneficiare in una soluzione unica della buonuscita attraverso l’erogazione di un finanziamento, solitamente a tasso fisso, il quale permette di fatto di azzerare il gap delle rate e di disporre della propria liquidazione in maniera immediata e completa.

 

 

Si tratta di soluzioni bancarie da valutare caso per caso, ma certamente sono un ottimo palliativo in attesa che lo stato si decida a legiferare e chiarire questo tema, tanto caro a migliaia di dipendenti della pubblica amministrazione.

Fonte: guidafisco / ilpuntopensionielavoro

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

gio, ott 5, 2017  Ranalli
Vacanze Studio INPDAP – INPSieme – Tutto quello che ti serve sapere
4.5 (90.82%) 196 Vota Questo Articolo

Fonte: inpdap.biz

Fonte: inpdap.biz

Le vacanze studio INPDAP rappresentano una possibilità per quanti sono iscritti a questa gestione previdenziale. A fronte della cancellazione dell’Istituto Nazionale di Previdenza per i Dipendenti dell’Amministrazione Pubblica, applicata dal primo gennaio 2012, questo servizio viene ora gestito dall’Inps e prende il nome di INPSieme  

 

 

La vacanza studio INPSieme nasce come una possibilità per premiare i figli dei dipendenti statali. Ovviamente l’iscrizione a detta forma di previdenza è elemento fondamentale ma non garantisce assolutamente la concessione del beneficio.  Infatti i posti messi a disposizione per le vacanze studio  in Italia che all’Estero sono a numero limitato e come ogni concorso si stila una graduatoria.

 

 

Queste borse di studio sono finanziate tramite il Fondo Credito e hanno lo scopo di rimborsare in modo parziale o totale le spese dei soggiorni vacanza in Italia o dei soggiorni studio all’estero degli studenti figli degli iscritti ex INPDAP.

Le vacanze studio INPSieme possono essere di una o due settimane in Italia o di due o quattro settimane in Europa. Esiste ed è consultabile un Catalogo delle Opportunità, nel quale sono riportate destinazioni e strutture convenzionate con questo progetto.

 

 

 

Vacanze studio INPDAP – INPSieme : Come Si Partecipa

 

 

 

Innanzitutto bisogna aspettare l’indizione del concorso da parte dell’Inps che in genere avviene all’inizio dell’anno solare.

La domanda viene prodotta on line e non più in forma cartacea.

All’uopo ogni iscritto o figlio maggiorenne dovrà dotarsi di apposito codice pin dispositivo  e inviare la domanda unitamente agli allegati entro la data prevista. Il codice pin deve essere dispositivo per poter operare direttamente l’invio telematico. Fatta questa operazione si attende l’esito del concorso  che in genere si conosce nel giro di qualche mese.

La graduatoria che viene stilata è il risultato del possesso o meno di vari requisiti per il diritto alle vacanze studio Estate INPSieme.

 

 

Per il 2017 è possibile presentare la domanda dal 16 febbraio al 16 marzo 2017 e i soggiorni si svolgono poi nei mesi di giugno, luglio e agosto 2017.

 

 

 

 

 

Requisiti per accedere alle vacanze studio INPSieme

 

 

 

 

 

 

Vediamoli. Innanzitutto essere iscritto all’Ente Previdenziale (in genere tutti i dipendenti appartenenti al pubblico impiego e cioè ministeriali , ospedalieri, dipendenti autonomie locali, dipendenti regionali e provinciali. Si tiene conto poi dell’ISEE di ciascun iscritto.

 

 

Più basso è l’ISEE più alte sono le possibilità di essere utilmente collocati in graduatoria. L’inps non concede più la possibilità di partecipare ai possessori di ISEE che supera un limiti già prestabilito e indicato nel bando di concorso.

 

 

Si tiene conto ancora se il nucleo familiare e monoparentale ( questa è giustamente prioritaria ), se il nucleo familiare è composto solo da figli, se nel nucleo familiare vi sono persone in stato di handicap.

 

 

Quindi tutte queste situazioni determineranno l’esito della graduatoria per le vacanze studio INPSieme che sarà provvisoria; una volta acquisiti eventuali ricorsi per errori materiali o titoli non valutati diverrà definitiva.

 

 

Nella domanda di partecipazione al concorso verrà indicata quale località si sceglie per la vacanza studio e il periodo prescelto. Dal momento in cui la graduatoria è definitiva si dovrà procedere a fare il versamento della quota a carico del vincitore.

 

 

Fatta questa operazione il candidato verrà contattato quanto prima da una delle società incaricate dall’Inps  per la gestione del periodo della vacanza studio che in genere dura quindici giorni di calendario. Una volta in loco i ragazzi oltre a conoscere la bellezza dei posti attraverso opportune sortite e a qualche momento di spensieratezza, dovranno impegnarsi per la loro formazione che è poi alla base del progetto  delle vacanze studio.

 

 

 

 

Fonte: inpdap / inps

 

 

 

 

 

 

 

ven, set 29, 2017  Patrizia Caroli
Domanda Mobilità Dipendenti Pubblici: Guida e Moduli
3.8 (76.67%) 36 Vota Questo Articolo

Domanda Mobilità Dipendenti Pubblici: Vuoi essere trasferito? Stai cercando il modulo per fare domanda mobilità? Non sai dove presentare le domande? In questo articolo troverai alcune risorse e spiegazioni sulle procedure di mobilità dipendenti pubblici e su come presentare domanda mobilità.

 

Negli anni è stata a volte denigrata questa possibilità da parte delle amministrazioni pubbliche, ma di fatto non rappresenta per loro una perdita. Anzi. E’ un modo per coniugare esigenze personali del dipendente con quelle professionali del datore di lavoro. ma andiamo ad analizzare meglio di cosa si tratta in concreto e come poterne usufruire.

 

 

 

 

Mobilità Dipendenti Pubblici : Tipologie domanda mobilità

 

 

 

I dipendenti pubblici e statali hanno la possibilità di richiedere lo scambio del proprio posto di lavoro con altri lavoratori dipendenti dallo Stato interessati, oppure di passare direttamente ad un’altra amministrazione pubblica diversa.

Esistono varie tipologie di mobilità in base ai criteri utilizzati per la distinzione. iniziamo dalla mobilità compensativa, la quale consente lo scambio di dipendenti, con lo stesso profilo professionale, dietro l’accordo tra due amministrazioni. Per poterne usufruire è necessario compiere una serie di azioni che andiamo a riassumere qui di seguito.

 

1. Trovare una persona di pari qualifica e profilo professionale interessata all’interscambio, che abbia quindi la nostra stessa necessità.

 

2. Spedire entrambi e contemporaneamente una lettera all’ente in cui si desidera trasferirsi, nella quale si chiede la possibilità di usufruire del trasferimento tramite mobilità e si dichiara di essere a conoscenza che l’altra persona ha a sua volta presentato analoga domanda .

 

3. La lettera sopra descritta va spedita per conoscenza anche al proprio ente di appartenenza

 

 

Compiuti questi passi, la pratica passa in mano all’ente che ha ricevuto le domande, il quale deve rilasciare il nullaosta al trasferimento. i rispettivi enti coinvolti devono vicendevolmente rilasciare l’ok ai trasferimenti con mobilità compensativa.

 

Esiste anche un tipo di mobilità che si chiama mobilità volontaria per la quale la normativa indica una parità di qualifica, e non di profilo professionale, dunque può verificarsi per ruoli relativi alla stessa area, all’interno del medesimo comparto, indipendentemente dalla situazione retributiva dei singoli soggetti coinvolti.

 

Negli ultimi anni poi  con la riforma della pubblica amministrazione è stata introdotta anche la forma della mobilità obbligatoria, la quale implica per i dipendenti pubblici il trasferimento all’interno della stessa amministrazione, in altra sede collocata nel medesimo territorio dello stesso Comune oppure entro un circondario che non superi i  50 chilometri dalla sede cui sono adibiti.
Unico vincolo alla messa in pratica della mobilità obbligatoria è l’accordo preventivo tra le due amministrazioni; la volontà del lavoratore  non è affatto rilevante.

 

 

 

 

 

Moduli domanda mobilità

 

 

 

 

Per fare richiesta di domanda mobilità volontaria, è necessario scaricare e compilare i moduli allegati nella parte inferiore dell’articolo e inviarla al proprio ente di appartenenza.

 

Domanda di Mobilità Modello A – Mobilità Volontaria tra direzioni regionali diverse

 

Domanda di Mobilità Modello B – Mobilità tra direzioni regionali diverse a seguito di graduatoria

 

Domanda di Mobilità Modello F – Richiesta di trasferimento presso altra amministrazione

 

 

Inoltre, per la domanda di mobilità per dipendenti pubblici, è possibile accedere all’Impi. Un sito che offre un servizio per la mobilità dipendenti pubblici tramite un contenitore di richieste di mobilità per interscambio di mansioni dentro la pubblica amministrazione. Il servizio è gratuito. Per inserire il tuo avviso segui le indicazioni descritte nella guida del proprio sito (“Inserzioni”, “Inserisci nuova”).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fonte: fpcgil

 

 

 

 

Patrizia Caroli

 

 

mar, set 26, 2017  Marco Brezza
Dipendente pubblico prestazione occasionale: è possibile?
2.8 (55.38%) 26 Vota Questo Articolo

Oggi i sa arrivare a fine mese è un problema diffuso. Per questo molti, anche i dipendenti pubblici, da sempre considerati categoria “privilegiata”, quando possono cercano di arrotondare lo stipendio fisso con altre entrate che permettano di condurre una vita tranquilla.

Dunque anche chi possiede un’occupazione all’interno del pubblico impiego può relazionarsi con altre forme di lavoro di diversa tipologia.  vediamo allora insieme quali ulteriori contratti di lavoro possono essere stipulati e iniziamo a introdurre la questione relativa al  dipendente pubblico prestazione occasionale.

 

Dipendente pubblico prestazione occasionale: è possibile?

Dipendente pubblico prestazione occasionale: ecco 2 cose da sapere

 

In via introduttiva va detto che in Italia vige il principio dell’esclusività del rapporto di lavoro pubblico: il dipendente statale è tenuto a garantire l’imparzialità e il buon andamento dell’attività amministrativa (un principio di rilievo costituzionale) dedicandosi completamente al proprio lavoro presso l’ufficio cui è destinato, senza distrarre le proprie energie lavorative verso attività diverse e non inerenti a quelle che hanno che fare con le sue precipue mansioni presso la Pubblica Amministrazione.
Entrando nello specifico della questione inerente al dipendente pubblico prestazione occasionale, bisogna in primo luogo definire che cos’è una prestazione occasionale: si tratta di una forma di rapporto di lavoro spesso utilizzata da giovani e lavoratori dipendenti che hanno una possibilità di guadagno extra sfruttando le proprie competenze in altri ambiti. Nella sua definizione normativa comprende qualsiasi attività di lavoro che non abbia abitualità, professionalità, continuità e coordinazione. occasionale appunto. Questa tipologia di lavoro nasce con la famosa Legge Biagi nel 2003 3 ha subito nel corso degli anni alcune modifiche sostanziali.

 

Prestazione occasionale: la disciplina normativa

 

Attraverso la prestazione occasionale si ha la possibilità di lavorare in modo indipendente senza aprire partita IVA.

Proprio negli ultimi mesi, con la cancellazione del voucher, questo ambito ha subito molte modifiche; il 5 luglio scorso proprio l’INPS ha emanato una circolare esplicativa sulle nuove metodologie di regolamentazione del lavoro occasionale. E’ infatti proprio l’ente previdenziale appena citato che gestisce la parte economica.

 

 

Esistono due strumenti previsti dalla legge per poter eseguire lavori occasionali.

 

Il primo è il libretto famiglia per privati; il secondo è il contratto di prestazioni occasionali  CPO; per entrambi questi strumenti è stato fissato un limite massimo di retribuzione a 5 mila euro netti annui.

Oltre a quello economico esiste anche un limite di carattere dimensionale che riguarda le aziende. per poter usufruire delle prestazioni di lavoro occasionale, il datore di lavoro non può avere oltre i 5 dipendenti con contratto a tempo indeterminato.

Fatti salvi i due limiti appena esplicitati, possono prestare lavoro occasionale i professionisti, i lavoratori autonomi, gli imprenditori, le associazioni, le fondazioni ed altri enti.

 

Ciò che più interessa ai fini di questo articolo però è che questa tipologia di prestazione lavorativa non può però essere utilizzata da talune categorie di lavoratori: tra queste vi sono i dipendenti pubblici.

 

Dipendente pubblico prestazione occasionale: l’eccezione

 

Tra le altre categorie di lavoratori esclusi dalla possibilità di effettuare la prestazione occasionale vi sono gli iscritti agli albi, coloro che appartengono a commissioni e ad organi di amministrazione e coloro che lavorano presso enti sportivi legalmente riconosciuti.
Ecco pertanto chiarita la questione relativa al tema del dipendente pubblico prestazione occasionale. È confermato quindi quel principio direttivo centrale nell’ordinamento italiano che citavamo in apertura. L’obiettivo sotteso a questo assunto è chiaramente legato al tentativo di evitare conflitti di interessi fra Amministrazione Pubblica e dipendenti statali.

Viene certamente da chiedersi se ha ancora senso oggi, nel momento di massima recrudescenza della crisi economica, il perdurare di questo divieto.

 

È comunque evidente che vale la regola per cui il dipendente pubblico che lavora part-time può effettuare delle prestazioni occasionali: a patto però che le stesse non cagionino un pregiudizio al corretto espletamento dei compiti che il dipendente è chiamato a svolgere all’interno dell’Amministrazione: insomma per quanto riguarda la questione dipendente pubblico prestazione occasionale, quest’ultima non deve in alcun modo contrastare con gli obblighi e i doveri istituzionali, o comunque riferibili a settori coincidenti con quelli demandati per legge alla propria amministrazione.

 

 

 

 

 

Fonte: arealavoro / fiscoetasse

 

 

 

 

Marco Brezza

 

 

 

lun, set 25, 2017  Valentina
Chiamata Diretta come funziona
5 (100%) 2 Vota Questo Articolo

CHIAMATA DIRETTA DOCENTIEra stata descritta come uno dei pilastri su cui si reggeva la riforma della Buona Scuola. Nell’intento di coloro che l’avevano introdotta, c’era l’idea di poter garantire a tutte le scuole sul territorio nazionale un corpo docenti competente.

Ma chi l’ha introdotta, non aveva fatto i conti con i dirigenti scolastici che l’hanno bellamente snobbata. Parliamo della chiamata diretta. “È ora che il Governo prenda atto dell’evidente fallimento della chiamata diretta e che si ritorni al sistema delle graduatorie con criteri oggettivi, così come previsto dalla Costituzione” tuona Rino Di meglio, coordinatore nazionale della Gilda insegnanti.

È stato proprio questo sindacato a condurre indagine e a tracciare una situazione davvero deprimente, dalla quale si conclude che la chiamata diretta non ha visto un’applicazione diffusa e univoca. Al nord circa la metà delle scuole ha effettuato la chiamata diretta; al centro la percentuale scende sotto il 30%, per arrivare poi al sud, dove non si sfiora neanche il 20.

 

Un panorama quindi preoccupante e certamente fallimentare rispetto a come avrebbe dovuto essere. E allora cerchiamo intanto di capire questa chiamata diretta come funziona. Poi trarremo le conclusioni sul fatto che sia bene o male che stia miseramente fallendo.

 

 

Le linee guida sulla chiamata diretta e a chi fosse rivolta le aveva date mesi fa lo stesso Miur.

Erano previste due fasi: una entro il 31 agosto per i docenti di ruolo assegnati su ambito territoriale, e l’altra entro il 15 settembre 2016 per coloro che sono stati immessi in ruolo da GaE e da concorso 2012/2016.

 

 

Una delle prime polemiche sorte all’indomani delle linee guida che stabilivano la chiamata diretta come funziona riguardò il tema dell’anzianità di servizio, la quale, negli intenti del Miur, non era più un valore da considerare, ma semplicemente un plus del singolo.

 

 

 

Chiamata diretta come funziona per i dirigenti scolastici?

 

 

 

Ma la chiamata diretta come si applica nel concreto? Prima di tutto, i dirigenti scolastici hanno il compito di pubblicare sul sito web dei propri istituti tutti gli avvisi riguardanti l’elenco dei posti vacanti.

Attenzione però, precisiamo che tale compito non è un obbligo, dunque possono anche non pubblicare alcun avviso.

 

 

In secondo luogo avrebbero dovuto divulgare con la stessa modalità i criteri individuati per definire la chiamata diretta. Su questo punto vale la pena di ricordare che secondo la normativa che spiega la chiamata diretta, i criteri di individuazione degli insegnanti erano 18, dei quali 8 in merito ai titoli accademici e il resto di esperienze e attività di tutor.

Quali attività garantiscono vantaggi per la chiamata diretta? Elenchiamone alcune delle più significative:

 

• aver lavorato in contesti scolastici diversi

 

 

• aver utilizzato didattiche innovative e laboratoriali • aver ricoperto ruoli organizzativi • aver curato progetti interni alla scuola o con altre agenzie del territorio

 

 

 

Successivamente i dirigenti scolastici avrebbero dovuto pubblicare le modalità di presentazione delle candidature e i relativi termini di scadenza. Una volta esaminate le candidature, il dirigente scolastico individua il docente più adatto al ruolo e fissa un colloquio per proporre in via ufficiale incarico. Tale colloquio può svolgersi anche on line, non necessariamente di presenza fisica.

 

 

Chiamata diretta chi riguarda

 

La modalità di applicazione della chiamata diretta e i compiti dei dirigenti scolastici in questo ambito lo abbiamo appena affrontato. Andiamo ora a vedere a chi è rivolta. La chiamata diretta prima di tutto riguarda in via esclusiva i docenti immessi in ruolo coinvolti dalle procedure di assegnazione nell’ambito territoriale.

 

Proviamo a tradurre quanto appena scritto in fasi:

 

- B1/B2 se soddisfatti dal secondo ambito in poi.

 

- B3 – assegnazione ambito definitivo nella provincia di assunzione degli insegnanti assunti nell’anno scolastico 2015/16 nelle fasi B e C del piano di assunzioni da Concorso

 

- C – docenti neo assunti al 1/9/2015 da GAE nelle fasi B e C del piano di assunzioni

 

- D – I docenti neo assunti al 1/9/2015 da GAE e da CONCORSO nelle fasi 0 e A e quelli assunti da fase B e C dal concorso del piano di assunzioni.

 

 

 

Pienamente coinvolti nella chiamata diretta anche i docenti che sono stati immessi in ruolo dal 1° settembre 2016, da Graduatorie ad esaurimento residue o da concorso. La chiamata diretta funziona per tutte categorie di insegnati appena citate, ma non può trovare invece applicazione per i docenti in ruolo che hanno fatto domanda di mobilità prima del 2015/2016 ed esclude anche le assegnazioni delle supplenze.

 

 

 

Chiamata Diretta Affondata Dalla Scuola

 

 

 

La chiamata diretta come funziona e tutte le procedure previste per la sua applicazione sono state considerate fin da subito troppo laboriose per i dirigenti scolastici. Il fatto stesso che il docente scelto, se destinatario di più offerte, possa liberamente scegliere quale accettare è un dato troppo incerto da sostenere per coloro che devono dirigere una scuola.

 

 

Anche gli insegnanti non sono affatto soddisfatti della chiamata diretta come funziona e quali conseguenze ha sulla loro professionalità.  Molti sono i casi denunciati dagli stessi docenti; dalla professoressa depennata perché in maternità, a classifiche che vedono chi ha meno punteggio passare davanti per il fatto stesso di aver già lavorato in quell’istituto, fino al caso limite dell’insegnante di latino dentro un istituto tecnico, dove il latino non rientra tra le materie previste.

 

 

Tra chi ancora sostiene la buona scuola c’è chi afferma che questo è solo un momento di smarrimento e che la riforma era necessaria e non può prorogabile. Sul fatto che una riforma fosse necessaria siamo tutti d’accordo. Quello su cui ci si deve interrogare è se abbia avuto senso farla così. Senza valutare troppo le conseguenze. Che stanno arrivando una dopo l’altra tutte al pettine.

 

 

 

 

 

Fonte: orizzontescuola / tecnicadellascuola / professionistiscuola

 

 

 

 

 

Valentina Stipa