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Parma. Denuncia Choc Contro La Polizia Penitenziaria



Parma. Denuncia Choc Contro La Polizia Penitenziaria
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pestaggi carcere parmaLo scandalo nato nel penitenziario di Parma pochi giorni fa, dove un detenuto avrebbe registrato gli agenti mentre parlano di presunti pestaggi avvenuti dietro le sbarre, ha gettato sale su una ferita aperta per i baschi blu.

Un agente che ammette di aver picchiato dei detenuti e un medico che rincara la dose, ammettendo i pestaggi e scoraggiando il detenuto dai suoi intenti di denuncia, citando non a caso la storia di Cucchi.

Ma chi è il detenuto che ha eseguito le registrazioni? Si tratta di Rachid Assarag, un marocchino condannato per violenza sessuale per la seconda volta. E sarebbe stata proprio sua moglie, una trentenne italiana, residente a Como, a fornirgli l’apparecchio per la registrazione. Sarebbe proprio il reato del quale è accusato ad avergli procurato punizioni e pestaggi da parte degli agenti.

 

Denuncia E Caso Cucchi. Un Tempismo Sospetto

 

 

È difficile non notare che questa registrazione, così chiara ed esplicita, viene divulgata a pochi giorni dall’aperura del processo di appello per la morte di Stefano Cucchi, nella quale, ricordiamolo, gli agenti penitenziari sono stati assolti dall’accusa di pestaggi e lesioni.

Ma i collegamenti tra i due casi non sono finiti: l’avvocato Fabio Anselmo, che assiste il detenuto che ha eseguito le registrazioni, è lo stesso che assiste la famiglia Cucchi.

La magistratura ha ormai da mesi in mano le registrazioni, ma non si è ancora pronunciata in merito, mentre il processo a carico del detenuto per violenza e oltraggio ai danni delle guardie è ancora in corso ed è proprio all’interno di questo procedimento che l’avvocato del marocchino ha fatto saltare fuori il nastro con le registrazioni.

 

 

 

Presunti Pestaggi Detenuti. Il Sappe Non Ha Paura

 

 

Il maggiore sindacato della polizia penitenziaria, attraverso la voce del suo segretario Donato Capece, invita a non trarre conclusioni affrettate fino a quando non verranno eseguiti gli accertamenti giudiziari del caso e ne approfitta anche per ricordare come tra il 1992 e il 2012 gli uomini e le donne dal basco blu hanno  salvato la vita a oltre 17.000 detenuti che hanno tentato il suicidio e conclude ricordando come questo corpo sia formato “da persone che nonostante l’insostenibile, pericoloso e stressante sovraffollamento credono nel proprio lavoro, che hanno valori radicati e un forte senso d’identità e d’orgoglio, e che ogni giorno in carcere fanno tutto quanto è nelle loro umane possibilità per gestire gli eventi critici che si verificano quotidianamente”.

 

 

 

 

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