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Personale Pubblica Amministrazione. Lo Stallo Continua



Personale Pubblica Amministrazione. Lo Stallo Continua
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personale pubblica amministrazione

Perché non pensare di ridurre del 2, del 3, del 4 o magari del 5% la spesa della Pubblica Amministrazione, che oggi ammonta a 800 miliardi di euro?  In primo luogo, questi risparmi potrebbero andare a finanziare il taglio del cuneo fiscale sul costo del lavoro. Ma potrebbero servire anche per sostenere il finanziamento della ricerca. E, naturalmente, per valorizzare i grandi giacimenti culturali, artistici e paesaggistici che ancora oggi rappresentano le risorse maggiori, e inespresse, del nostro Paese“.
A dirlo non è comune cittadino arrabbiato e indignato per le troppe tasse e i troppi tagli che pesano come una spada di Damocle sulla testa. Queste sono parole di un personaggio italiano, noto alla politica e all’economia, ma che nulla ha a che fare in maniera diretta con le dinamiche politiche: Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria.
Lo dice davanti a una platea che conosce bene il problema: quella che onora l’undicesima Giornata della Ricerca e dell’Innovazione. Una platea di intellettuali e imprenditori, pensionati e studenti, accumunati dalle stesse preoccupazioni seppure vissute ognuno dalla propria prospettiva privata e professionale.
Va dato atto al Governo Letta che nella direzione del taglio ai servizi per il personale della pubblica amministrazione pare che qualcosa si stia muovendo: i nuovi dati diffusi dal Formez indicano che nei primi dieci mesi dell’anno, la riduzione della spesa è stata di 110 milioni, pari al 6,4%, per quanto concerne lo spreco sulle auto blu.

 

 

È evidente che si tratta di un risparmio che ha ancora ampissimi margini di miglioramento, per stessa ammissione del Gianpiero D’Alia, ministro per la pubblica amministrazione e la Semplificazione.

 

 

 

Neanche All’INPS Tira Una Bella Aria…

 

 

Ma se da un lato gli enti della pubblica amministrazione hanno ceduto alle pressioni governative, tagliano beni e servizi ai propri dipendenti, dall’altro ci sono ancora molti punti da chiarire. Come quello che riguarda l’INPS e la sua richiesta allo stato centrale di coprire il passivo patrimoniale di oltre 10 miliardi di euro della vecchia INPDAP, attualmente inglobata nell’ente previdenziale.
Si è richiesto perfino di ripristinare la legge del 1996, soppressa dalla finanziaria del 2008, che assegnava allo stato il compito di coprire i disavanzi dell’Inpdap. Questo argomento risulta  fondamentale nella misura in cui va ad incidere su un già evidente squilibrio tra prestazioni, con molte pensioni superiori anche decine di volte alle minime, e  una sperequazione intergenerazionale, a discapito di chi andrà in pensione in futuro, come sottolinea il presidente della commissione Finanze della Camera, Daniele Capezzone, chiedendo al governo di tenere in considerazione le preoccupazioni dell’INPS.
Alla luce di questi dati non si può non evidenziare come la fusione tra INPS e INPDAP abbia avuto come risultato catastrofico quello di scaricare sul settore privato il cronico disavanzo dei conti previdenziali del pubblico impiego. Da una certa solidità patrimoniale di cui godeva, l’ente previdenziale rischia infatti di prosciugare tutto il suo patrimonio per pagare le pensioni dei dipendenti pubblici, se non verranno presi provvedimenti incisivi in proposito.

 

E in questo quadro, qual è la situazione dei dipendenti della pubblica amministrazione?

 

 

La forbice degli stipendi della pubblica amministrazione è ampia e disequilibrata, rispecchiando quanto avviene all’interno della società italiana al di là del pubblico o del privato ovvero stipendi assolutamente fuori scala per i suoi dirigenti di prima e seconda fascia, e retribuzioni da fame per tutti gli altri.

 

Secondo i dati dell’OCSE i dirigenti di prima fascia di sei – Economia, Interni, Giustizia, Istruzione, Salute e Ambient – nel 2011 guadagnavano in media 482 mila euro, più di chiunque altro nel mondo in posizioni analoghe e quasi tre volte più della media dei 34 paesi Ocse.

 

A seguire c’è un tracollo inimmaginabile: gli stessi funzionari, cioè dirigenti di  uffici pubblici, risultano sottopagati rispetto alla media europea con 51.100 euro.
Qual è dunque la morale che si deduce da questi dati? Al di là di auto blu, debiti dell’INPDAP e dati europei sugli stipendi dirigenziali, la situazione dei semplici poveri dipendenti della pubblica amministrazione non accenna a migliorare.

 

Esattamente come quella dei dipendenti del settore privati. E allora, caro Governo, tutti questi fatti per metterci in tasca più soldi, tutte quelle promesse dove sono andate a finire?

 

 
Fonte: ilsole24ore / investireoggi / ilfattoquotidiano / ilmessaggero / forzearmate

 

 
Valentina Stipa

 

 

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