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Polizia Penitenziaria. La Sfida Dei Detenuti Psichiatrici



Polizia Penitenziaria. La Sfida Dei Detenuti Psichiatrici
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fonte: poliziapenitenziaria.it

fonte: poliziapenitenziaria.it

Già, perché come se non bastasse, dietro le porte degli istituti penitenziari italiani, dove si celano condizioni igienico sanitarie spesso precarie e condizioni di vita e di lavoro al limite – qualche volta superato – della civiltà, si nasconde una realtà, spazzata sotto il tappeto.

A fare mucchio insieme al resto di cui meno si parla e meglio è.

 

Dopo la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari avvenuta ufficialmente il primo marzo scorso, la sorte dei detenuti è passata in sordina. La verità del tutto prevedibile è stata che finissero insieme ai detenuti all’interno di strutture carcerarie già messe a dura prova.

 

A riportare l’attenzione su questo problema è un’inchiesta del settimanale Panorama che ha fatto una lunga intervista in merito alla questione a Donato Capece, segretario generale del sindacato di polizia penitenziaria Sappe, il quale senza mezzi termini ha subito precisato come questa scelta abbia generato gravi problematiche gestionali all’interno delle carceri.

 

 

 

Polizia Penitenziaria. I Numero Dopo La Chiusura Degli Opg

 

 

 

 

Il travaso di detenuti psichiatrici dagli Opg agli istituti penitenziari è stato piuttosto importante. Molti di questi ospedali infatti in attesa di chiusura definitiva hanno affidato i propri malati in misura incisiva agli istituti carcerari.

Facciamo qualche esempio numerico per capirci meglio: nell’Opg di Napoli, che ospitava 104 detenuti psichiatrici, ad oggi se ne contano 45; a Reggio Emilia siamo passati da 157 a 77 e ad Aversa siamo passati dai 130 dello scorso anno agli attuali 74.

 

Capece traduce bene in parole la condizione degli agenti d ipolizia penitenziaria oggi: “in sostanza ci troviamo a dover combattere con i detenuti con problemi mentali e a sorvegliare gli altri che non sono detenuti con le misure previste per la loro detenzione”.

 

 

 

Polizia Penitenziaria. Ma Cosa Non Andava Negli Opg?

 

 

 

 

Ciò che ha portato alla inevitabile chiusura degli ospedali psichiatrici, considerate le loro condizioni globali, frutto, secondo il sindacalista “di una voluta indifferenza della società civile, dei politici, ma soprattutto dei vertici dell’Amministrazione penitenziaria”, è stata l’immobilità della politica che avrebbe dovuto attivarsi per creare struttura psichiatriche all’interno delle quali i detenuti potessero essere curati e assistiti nella maniera corretta e gli operatori avrebbero potuto svolgere in maniera sicura il loro ruolo.

 

Oggi invece i baschi blu si ritrovano ad aggiungere alle questioni ancora aperte che rendono il loro lavoro molto più pericoloso di quanto non lo sia già sulla carta, la gestione di persone malate, spesso aggressive e costrette a condividere spazi stretti con altri soggetti.

Una situazione che arriverà presto al collasso. Forse sarebbe già arrivata al collasso se non fosse per quei baschi blu che nonostante tutto, affrontano le giornate a testa alta e con un impegno non meritato dalle istituzioni.

 

 

 

 

 

Fonte: sappe / panomara

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

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