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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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mer, ott 8, 2014  Valentina
TFR In Busta Paga. Statali Esclusi
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L’ultima trovata del Governo Renzi sulla possibilità di spalmare il trattamento di fine rapporto direttamente nella busta paga dei lavoratori dipendenti del solo settore privato ha già scatenato forti opposizioni e un fiume di polemiche.

 

tfr in bustaConfindustria ha commentato il rpovvedimento con un secco no, sottolineando come “l’ipotesi sul Tfr fa sparire con un solo colpo di penna circa 10-12 miliardi per le piccole imprese italiane”. Ma questo l’esecutivo lo sa. E infatti il provvedimento non riguarderà gli statali, poiché se così non fosse si otterrebbe un’immediata risalita di una spesa corrente che i governi degli ultimi cinque anni hanno congelato con il blocco dei contratti.

 

E in effetti questa consapevolezza esiste anche all’interno dello stesso governo. Il viceministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda si è affrettato a precisare che questa operazione  verrà portata a termine “solo se sarà totalmente neutra per le imprese” proprio perché è arci noto che “il settore industriale è quello che può trainare la ripresa, e va aiutato e supportato” e non certo ulteriormente affondato.

 

 

Statali. Da Sempre Diversi Dai Privati

 

 

Esiste poi un’altra distinzione da fare sui dipendenti statali e il trattamento di fine rapporto, se si decidesse di estendere questo provvedimento anche agli statali. Tutti gli assunti dopo la riforma del 2001 godono di una liquidazione calcolata sulla base dell’ultima busta paga divisa per un coefficiente di trasformazione e moltiplicata per gli anni di servizio.

 

Il diverso trattamento tra dipendenti pubblici e privati è già noto ai governi italiani; già un paio di anni fa infatti la liquidazione prevista dai dipendenti statali viene corrisposta per intero in una sola volta solo se inferiore ai 50mila euro.

Se supera questa soglia può essere erogata in due o addirittura in tre step differenti.

 

 

 

Esclusione Statali. Solo Per Corpri l’ennesima magagna dello stato?

 

 

 

Secondo alcuni però l’esclusione degli statali dal provvedimento sul TFR è legato a ben altro: secondo l’associazione sindacale Anief, lo Stato non ha mai versato quei contributi, se non a titolo figurativo, come prova l’ammanco di 23 miliardi dell’InpDap, ora INPS.

 

L’emendamento ad hoc che l’esecutivo avrebbe disposto nella legge di stabilità non pare sufficiente a coprire l’enorme buco. E anche se si dovessero trovare i fondi per la copertura integrale, il lavoratore non ne trarrebbe giovamento: un aumento di stipendio fa scattare l’aliquota marginale e anche la tassazione diventerebbe maggiore, con un paradossale guadagno per le casse statali.

 

 

Fonte: welfarenetwork / lastampa / ilsole24ore / orizzontescuola

 

Valentina Stipa

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mer, giu 18, 2014  Patrizia Caroli
Insegnanti Di Sostegno Normativa: Tutto quello che c’è da sapere
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Come sono configurati gli elementi basilari della tematica inerente agli insegnanti di sostegno normativa? L’interrogativo spalanca con tutta evidenza una settore ampio e di accresciuta importanza per la scuola italiana all’alba di questo ventunesimo secolo. Infatti la figura dell’insegnante di sostegno è penetrata all’interno dell’ordinamento disciplinare della scuola dell’obbligo italiana a partire dal 1977, tramite la legge 517: quest’ultima definisce il docente di sostegno come un insegnante esperto in didattica di tipo speciale idonea a sviluppare l’integrazione degli alunni definiti come “diversamente abili”, o comunque certificati “in situazione di handicap” nei modi e nei termini previsti da strumenti normativi successivi.

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Fonte: lastampa.it

Fonte: lastampa.it

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Insegnanti di sostegno normativa: assegnazione alla classe intera

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Penetrando dentro la tematica degli insegnanti di sostegno normativa ci si imbatte nell’allegato A del Decreto Direttoriale n. 7 del 16 aprile 2012: qui è affermato che “il docente specializzato per il sostegno è assegnato alla classe in cui è iscritto un alunno con disabilità”. In questo senso è  importante sottolineare che l’insegnante di sostegno risulta assegnato alla classe “in toto” e non al singolo alunno: infatti tale risorsa è finalizzata ad attuare interventi di integrazione attraverso strategie didattico-metodologiche specifiche.

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Il professore di sostegno assume la contitolarità della sezione e della classe in cui opera, partecipa alla programmazione educativa e didattica e all’elaborazione e verifica delle attività di competenza dei consigli di interclasse, dei consigli di classe e dei collegi dei docenti, firmando i documenti di valutazione di tutti gli alunni.

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Sinergia e corresponsabilità: un ruolo importante

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Va inoltre sottolineato il fatto che l’insegnante di sostegno specializzato si occupa di tutta una serie di attività educativo-didattiche mediante l’estrinsecazione di attività di sostegno al fine di favorire e promuovere il processo di integrazione degli alunni con disabilità all’interno della classe stessa: l’ottica è quella della sinergia informata ai principi di corresponsabilità e di collegialità. Proprio per questi motivi il docente deve possedere una serie di competenze e conoscenze che costituiscono un profilo di elevata complessità (come ad esempio le competenze teoriche e pratiche nel campo della didattica speciale): ma, vista la crescente importanza del ruolo del docente di sostegno all’interno della scuola pubblica italiana, è giusto che il medesimo venga rivestito da professionisti preparati.

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Insegnanti di sostegno normativa: doppio binario?

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Effettuando un ulteriore passo in avanti per ciò che riguarda la branca settoriale degli insegnanti di sostegno normativa, pare utile osservare la legislazione che illustra il modo in cui diventare docenti di sostegno. Il D.P.R. 31 ottobre 1975, n. 970, all’art. 8, afferma che “il personale direttivo e docente preposto alle istituzioni, sezioni o classi deve essere fornito di apposito titolo di specializzazione da conseguire al termine di un corso teorico-pratico di durata biennale presso scuole o istituti riconosciuti dal Ministero della pubblica istruzione. I programmi del predetto corso sono approvati con decreto del Ministro per la Pubblica Istruzione, sentito il Consiglio nazionale della pubblica istruzione”. Va poi evidenziato che nella legge 104/92 si afferma che l’utilizzazione in ruoli di sostegno di docenti privi dei prescritti titoli di specializzazione è consentita unicamente nel caso in cui vi sia mancanza assoluta di docenti di ruolo o non di ruolo specializzati: una disposizione particolare, che tende ad edificare un secondo binario di accesso al sostegno. Un’opzione che tende a creare una certa confusione per il settore degli insegnanti di sostegno normativa.

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Fonti: wikipedia, sostegno.org, orizzontescuola.it

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Patrizia Caroli

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mer, mag 28, 2014  Patrizia Caroli
Spending Review Università: Parola d’ordine: “Dare e tagliare”
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Spending review Università: I propositi di Letta

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Qual è la situazione delle Università oggi? Sembra che con il “Decreto del Fare” l’ex Governo Letta si sia impegnato in un’inversione di tendenza rispetto ai tagli del passato.

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economia.panorama.it

economia.panorama.it

Spending review Università: L’eredità del Governo Berlusconi;

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L’art. 58 c. 1 del “Decreto del fare”, infatti, ha abolito il turn over, voluto dai ministri Gelimini e Tremonti durante il Governo Berlusconi, vale a dire i provvedimenti fortemente restrittivi che furono adottati ai fini della sostituzione dei pensionati con i nuovi assunti. La logica del turn over stabiliva che, su dieci professori universitari che andavano in pensione, potessero subentrarne solo due (il 20%); questa politica dei tagli determinò la chiusura di diversi dipartimenti a causa del freno alle nuove assunzioni (“blocco del turn over”).;

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Spending review Università: il “Decreto del Fare”

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Come anticipato, con il “Decreto del Fare” il Governo Letta ha adottato un’inversione di tendenza riducendo il blocco del turn over e annunciando un aumento al 50% per le nuove assunzioni nel 2014 e al 100% per il 2016: «Una svolta storica e che crea nuove opportunità di reclutamento per i giovani», secondo Maria Chiara Carrozza, ex ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca durante il governo Letta. Un cambiamento di rotta che avrebbe consentito, secondo il ministro, l’assunzione di 1.500 ricercatori di tipo B e circa 1.500 professori ordinari.

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Spending review Università: La “Legge di Stabilità”

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Sempre durante il Governo Letta è stata varata la “Legge di Stabilità” che ha annunciato per il prossimo anno un aumento del fondo di finanziamento ordinario (FFO) dell’Università pari a 150 milioni. Di seguito, nel dettaglio, la parte della Legge relativa agli investimenti indirizzati agli Atenei:

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• Investimenti sulle Intelligenze: nuovi finanziamenti e borse di studio
• La Legge di Stabilità rafforza ulteriormente le misure già varate in favore della scuola, dell’università e della ricerca.
• Rafforzamento del Fondo di finanziamento ordinario delle Università per ulteriori 150 milioni per il 2014: con questo stanziamento, nel 2014 per la prima volta dopo tanti anni il Fondo registrerà un aumento
• Rafforzamento delle borse di studio per studenti universitari per ulteriori 50 milioni da destinare nel 2014 (da sommare ai 100 previsti nel decreto legge Istruzione)
• Rifinanziamento scuole di specializzazione di medicina per 30 milioni nel 2014 e 50 milioni a partire dal 2015.

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Spending review Università: Le falle della “Legge di Stabilità”

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Da un’attenta lettura della “Legge di Stabilità” però, sembra che la spending review Università non stia dando i risultati attesi.  L’aumento dell’FFO è accompagnato, infatti, da una riduzione del turn over fino al 2018, vale a dire due anni in più rispetto a quelli previsti dal decreto Gelmini. Così recita la Legge: ««Per il biennio 2012-2013 il sistema delle università statali può procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato di ricercatori a tempo determinato nel limite di un contingente corrispondente ad una spesa pari al venti per cento di quella relativa al corrispondente personale complessivamente cessato dal servizio nell’anno precedente. La predetta facoltà è fissata nella misura del cinquanta per cento per gli anni 2014 e 2015 del sessanta per cento nell’anno 2016, dell’ottanta per cento nell’anno 2017 e del cento per cento a decorrere dall’anno 2018». »

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Se da un lato il Governo finanzia le Università con 150 milioni nel 2014, allora, dall’altro prevede un risparmio di 182 milioni da qui al 2018 attraverso una politica di freni alle nuove assunzioni.

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Spending review Università: La spinosa questione dei “punti organico”

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C’è, poi, un decreto ministeriale voluto dalla Carretta che non piace alle Università o, almeno, ad alcune. Questo decreto assegna ad ogni Ateneo, in base al merito, “i punti organico”, vale a dire la quota di nuove assunzioni di cui può disporre; gli Atenei virtuosi saranno premiati con un piccolo bonus oltre il 20% standard previsto per legge. In tal modo si produrranno dei divari incolmabili tra le diverse Università, per cui alcune beneficeranno di un turn over molto alto, potendo accedere a diverse assunzioni, mentre quegli Atenei che sono già in difficoltà non potranno usufruirne.

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Spending review Università: La difesa della Carrozza

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L’ex ministra Carrozza ha replicato alle tante critiche arrivate dall’associazione ROARS (Return On Academic ReSearch), che per prima ha denunciato le falle dei nuovi provvedimenti, dalla CGIL e da molti rettori universitari, sostenendo che “è la legge del merito” e che il sistema attuale premia gli Atenei migliori d’Italia.

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Spending review Università: Il blocco del turn over non è “replicabile all’infinito”

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A chiarire ulteriormente l’inapplicabilità della Legge di stabilità per quanto riguarda il comparto universitario è intervenuto il Presidente designato della Corte dei Conti, Raffaele Squitieri, che così si è espresso: «Le norme in materia di personale pubblico ripropongono una tipologia di interventi, basata sul blocco del turn over e sul rinvio dei contratti, già ampiamente praticata. Si tratta di misure severe, che hanno dato un contributo rilevante al processo di risanamento della finanza pubblica, ma che non sono replicabili all’infinito».

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Ora non resta che auspicare che, almeno con il nuovo Governo Renzi, la situazione possa volgere al meglio per le Università italiane.

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Patrizia Caroli

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gio, apr 17, 2014  Patrizia Caroli
Legge Stabilità Comparto Sicurezza: Le prospettive per il 2014
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La Legge Stabilità comparto sicurezza propone alcune interessanti novità per ciò che riguarda i settori sicurezza, difesa e soccorso per ciò che riguarda l’anno 2014.
Particolarmente rilevante risulta il prezioso sostegno conferito alle capacità nel settore marittimo a tutela degli interessi di difesa nazionale: infatti, come afferma il dettato normativo in questione, “ al fine di assicurare il mantenimento di adeguate capacità nel settore marittimo a tutela degli interessi di difesa nazionale e nel quadro di una politica comune europea, consolidando strategicamente l’industria navalmeccanica ad alta tecnologia, sono autorizzati contributi ventennali”. Questi ultimi si assestano intorno agli 80 milioni di euro a decorrere dall’esercizio 2014, a 120 milioni per ciò che inerisce al 2015 e a 140 milioni a decorrere dall’anno 2016, in base allo stato di previsione del Ministero per lo Sviluppo Economico.

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Fonte: impresalavoro.eu

Fonte: impresalavoro.eu

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Legge Stabilità comparto sicurezza: comunicazioni sicure

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Per ciò che riguarda le forze di Polizia, la Legge Stabilità comparto sicurezza stabilisce che, nell’obiettivo di consentire interventi del Ministero dell’Interno per la prosecuzione della rete nazionale standard denominata T.E.T.R.A. (prosecuzione necessaria per consentire le comunicazioni sicure delle Forze di Polizia), è autorizzata la spesa di 50 milioni per l’anno 2014 e 70 milioni di euro per le annate che vanno dal 2015 al 2020.

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Sempre per quel che inerisce all’anno 2014, la legge di Stabilità provvederà a rifinanziare per l’importo di 50 milioni di euro il fondo istituito nello stato di previsione del Ministero della difesa ai sensi dell’articolo 616 del codice dell’ordinamento militare, finalizzato mantenere in efficienza lo strumento militare, attraverso interventi di sostituzione, ripristino e manutenzione ordinaria e straordinaria di mezzi, materiali, sistemi, infrastrutture, scorte ed equipaggiamenti. L’obiettivo preponderante consiste in questo caso nell’assicurare l’adeguamento delle capacità operative e dei livelli di efficienza ed efficacia di tutte le componenti che afferiscono al settore della difesa, in particolare quello militare.

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Risparmi di spesa e nuovi metodi per il pagamento del personale

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Perlustrando i meandri della Legge Stabilità comparto sicurezza ci si imbatte poi nell’istituzione del fondo per le esigenze di funzionamento dell’Arma dei Carabinieri: all’interno dello stato di previsione della Difesa, si inserisce pertanto una dotazione di 10 milioni di euro (che parte quest’anno), con la produzione di pari effetti su tutti i saldi di finanza pubblica. Tra gli obiettivi virtuosi da segnalare c’è l’obiettivo dell’immediato conseguimento di risparmi di spesa per ciò che riguarda gli investimenti di tipo pluriennale afferenti alla difesa nazionale: si tratta di 100 milioni di risparmio per il 2015 e per il 2016.

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Molto importante a livello operativo è la disposizione che statuisce l’obbligatorietà, a partire dal primo gennaio 2015 e per tutte le amministrazioni del comparto sicurezza-difesa, di avvalersi delle procedure informatiche del Ministero dell’economia e delle finanze (Dipartimento dell’amministrazione generale, del personale e dei servizi) per quel che riguarda il pagamento al personale delle competenze fisse ed accessorie.

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Legge Stabilità comparto sicurezza: cenni conclusivi

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Va sottolineato il fatto che quest’ultima disposizione della Legge Stabilità comparto sicurezza non comporta alcun onere per la finanza pubblica. Tra le altre tematiche rilevanti emergono sicuramente le indicizzazioni delle pensioni e  gli assestamenti disciplinari riguardanti buonuscita, riposo, turni e tutto ciò che inerisce alla contrattualistica del pubblico impiego (con particolare riferimento al settore sicurezza e difesa).

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Fonte: grnet.it

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Patrizia Caroli

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mar, mar 25, 2014  Marco Brezza
Insegnanti Precari E Arretrati Di Stipendio: La Gilda protesta
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I docenti precari rimangono senza stipendio: e la Gilda si scaglia contro il MEF. È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, già ampiamente colmo, relativo alla questione del trattamento degli insegnanti precari della scuola pubblica in Italia.

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Insegnanti precari e arretrati di stipendioIl sistema di pagamento NoiPa va in tilt

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Infatti dopo la scottante ed amara beffa delle ferie non pagate, a ben 130mila insegnanti supplenti precari non sono stati pagati gli stipendi di novembre e dicembre. Nonostante le rassicurazioni operate del Miur prima della pausa natalizia, il sistema informatico NoiPa, mezzo utilizzato dalle scuole per effettuare i pagamenti (ed investito da critiche anche con riferimento al blocco dei pagamenti delle posizioni economiche del personale ATA avvenuto nel mese di febbraio), è stato inaccessibile per lungo tempo, impedendo di fatto la liquidazione degli stipendi dovuti per quelle due mensilità. Come sempre ad essere colpiti sono i precari della scuola, ovvero i più deboli e non protetti dalle tutele sindacali ordinarie. A parere della Cgil Scuola non risulta sufficiente introdurre le riforme (ed i tagli) senza prima aver fatto tutte le operazioni d’implementazione e verifica, atte a garantire la piena ed efficace funzionalità del sistema informativo: insomma, il sistema informatico avrebbe dovuto essere rodato prima del rinnovamento. E la situazione ha provocato rilevanti danni agli insegnanti che non si sono visti recapitare lo stipendio relativo alle due mensilità menzionate.

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Insegnanti precari: l’abuso dei contratti a tempo determinato

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A parere della Gilda degli insegnanti (la prima associazione professionale in Italia formata da soli docenti) il Mef è anche responsabile del blocco dell’assunzione di più 4400 docenti di sostegno, stabilita dal Ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza (Ministro uscente ed ora sostituito al dicastero da Stefania Giannini) come anticipo per l’anno scolastico 2013/14 del piano triennale di stabilizzazione.

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A proposito della questione del reclutamento dei docenti sono giunte le opinioni del coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, Rino Di Meglio il quale (in un’intervista a Orizzonte Scuola) ha espresso la posizione del sindacato a riguardo, anche alla luce ed in vista delle azioni legali che sono state intraprese di fronte alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea: in questa direzione Di Meglio ha affermato che la Gilda è fortemente contraria all’eccessivo e indiscriminato utilizzo (che si concretizza evidentemente in un abuso) dei contratti a tempo determinato reiterati. Una pratica che si presta ad esagerazioni a scapito dei docenti precari: insomma se le cattedre sono libere, secondo Di Meglio, le assunzioni devono essere a tempo indeterminato.

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La selezione all’ingresso per i docenti

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Per quel che riguarda invece la selezione all’ingresso inerente agli insegnanti, a parere della Gilda la soluzione migliore si concretizza attraverso i concorsi pubblici locali: in questa direzione non parrebbe necessario bandirli a livello di scuole o di reti, come afferma il responsabile istruzione del Pd Davide Faraone.
In conclusione, si attesta su di un numero elevato il quantitativo di situazioni che non scorrono nel modo giusto all’interno del sistema della scuola pubblica italiana. Piccoli passi in avanti sono stati fatti, ma le contingenze impongono di mantenere l’attenzione salda sulle novità in procinto di giungere.

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Marco Brezza

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