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Tagli di spesa, alla fine ci rimettono gli infermieri: crescono i disoccupati



Tagli di spesa, alla fine ci rimettono gli infermieri: crescono i disoccupati
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È allarme per la carenza di infermieri negli ospedali pubblici ed anche nel settore dell’assistenza residenziale: il dato è emerso in questo mese di ottobre mediante la divulgazione dei risultati contenuti nel Rapporto Pit Salute di Cittadinanzattiva-Tdm.

 

Tagli di spesa, alla fine di rimettono gli infermieri: crescono i disoccupati

Infermieri: l’allerta dell’Ipasvi

 

La Federazione degli infermieri Ipasvi non ha esitato a lanciare l’allerta: leggendo i dati del Rapporto si comprende come la carenza di personale non sia percepita soltanto negli ospedali: il peso maggiore delle critiche e delle segnalazioni dei cittadini è infatti riservato alla scarsa assistenza residenziale medico/infermieristica. Ecco i dati: 36,4% di pareri negativi nel 2013, valore in nettissimo aumento rispetto al 21,7% del 2012. Tale dato mette in chiara evidenza un palese picco di segnalazioni, con i cittadini che denunciano la progressiva riduzione del personale presente nelle struttura e i disagi che ne conseguono.
Oltre all’aumento del rischio di non appropriata presa in carico per il paziente, la Federazione Ipasvi mette in luce anche il grande problema della pressione che viene in tal modo esercitata su infermieri e medici, a causa dell’eccessivo carico di lavoro. Queste figure hanno infatti la responsabilità di molti pazienti, ma poco personale a disposizione. Le conseguenze? Liste di attesa sempre più lunghe per i pazienti, elevato rischio di stress-lavoro correlato per infermieri e medici, servizio più scadente. Un cane che si morde la coda, insomma, con gli effetti che si rincorrono in un incedere inevitabile verso il basso.

 

Tagli alla sanità: la carenza di personale

 

Insomma c’è meno personale e contemporaneamente aumenta la “malpractice” percepita. A precipitare negli indici di qualità del servizio, sempre per le medesime ragioni, sono i servizi di salute mentale. Lo stesso spartito si ripete per ciò che riguarda gli interventi di cura: i ranghi ridotti e l’impossibilità di controlli adeguati fanno crescere addirittura le infezioni ospedaliere (per fare un esempio le infezioni delle ferite passano dal 42,9% del 2012 al 50% del 2013). Da questi disagi al “rifiuto del ricovero” il passo è breve : la riduzione dei posti letto è la prima causa di rifiuto, la chiusura dei reparti la seconda, la riduzione del personale “medico-infermieristico” si colloca infine al terzo posto in questa amara classifica.

 

La questione della disoccupazione infermieri

 

Il Rapporto non è altro che “una conferma di una situazione drammatica che denunciamo da tempo” afferma Annalisa Silvestro, presidente della Federazione dei Collegi Ipasvi e membro in Commissione Sanità al Senato. Una situazione “non recepita dal Governo che ipotizza ulteriori tagli lineari o semilineari, come ora va di moda definirli, – prosegue la Silvestro – senza un vero controllo su come si spende e si amministrano i servizi”. Ed i problemi, a cascata, si ripercuotono anche sull’occupazione degli infermieri neolaureati: la spending review miete vittime. Secondo l’analisi della Conferenza dei corsi di laurea delle professioni sanitarie forniti in anteprima dalla Federazione Ipasvi (e basati sull’analisi del 100% della risposta occupazionale) il calo occupazionale ad un anno dalla laurea c’è, ed è evidente: si passa dal 94% del 2007 al 63% del 2012. Ma il dato va letto in maniera critica (e scorporata): nelle Regioni settentrionali il tasso occupazionale sembra “tenere” ancora, sia pure nel generale contesto di peggioramento nazionale (80% medio di occupazione a un anno dalla laurea). Ma è il sud a pagare il prezzo più alto, soprattutto nelle Regioni che hanno subito i maxi-tagli dei Piani di rientro: la Sardegna passa dal 95% al 69%, il Lazio dal 93% al 62%, l’Abruzzo dall’89% al 46%, la Puglia dal 93% del 2007 al 52%, la Campania dall’86% al 47%. I tagli sfoltiscono il personale, i disoccupati aumentano, il servizio peggiora: come fare a fermare questo trend negativo?

 

Fonte: healthdesk.it
Marco Brezza

 

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