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Whistleblowing Italia e tutela del dipendente pubblico: di cosa si tratta?



Whistleblowing Italia e tutela del dipendente pubblico: di cosa si tratta?
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WhistleblowingSono stati presentati di fronte alla stampa la scorsa settimana presso la sede dell’ANAC i documenti contenenti due interessanti studi concernenti il Pubblico Impiego nel nostro Paese: il primo monitoraggio italiano sul whistleblowing e il prototipo di una applicazione per la gestione delle segnalazioni di illeciti.

 

Whistleblowing e tutela del dipendente pubblico

 

Ma che cos’è il whistleblowing nel Pubblico Impiego e perché il ruolo da esso ricoperto è così importante? Si tratta del termine inglese che identifica l’attività del dipendente che, dall’interno del proprio ente di appartenenza (in questo caso pubblico), segnala condotte illecite non nel proprio interesse individuale, ma nell’interesse pubblico, affinché non venga pregiudicato un bene collettivo: letteralmente tradotto sarebbe il “soffiatore nel fischietto”.

Si tratta nei fatti del meccanismo delle segnalazioni con cui i dipendenti “avvisano” i responsabili anti-corruzione su possibili casi di irregolarità e cattiva gestione. Dinnanzi a questo compito così importante che gli viene riconosciuto, va subito detto che nell’esperienza amministrativa italiana il dipendente “whistleblower” viene, al contrario, spesso etichettato con qualificazioni non molto gratificanti, come spione, traditore, delatore e circondato da diffidenza. In Italia tale questione è disciplinata da alcune norme che necessitano tuttavia di una sistematizzazione efficiente all’interno di un testo di legge (le misure sono contenute per ora nella Legge “Anticorruzione” n. 190 del 2012, tramite la introduzione di un nuovo articolo 54-bis del d.lgs n. 165 del 2001 limitato pertanto al solo settore pubblico): per comprendere i risultati che tale istituto ha prodotto nella nostra Pubblica Amministrazione vengono in soccorso i sopracitati documenti redatti dall’ANAC. Ecco cosa è possibile desumere da questi ultimi.

 

Whistleblowing procedure; Il documento ANAC e i consigli per i dipendenti pubblici

 

L’Agenzia delle Entrate è stata l’amministrazione più attiva nel whistleblowing: da essa è giunto il 72% delle 216 segnalazioni totali attivate fino al 31 dicembre 2015. Conteggiando invece i dati aggiornati a maggio 2016, le segnalazioni totali toccano quota 299. Nel 90% dei casi la fonte è anonima, e può essere quindi rappresentata anche da contribuenti e utenti che incontrano problemi nel rapporto con l’amministrazione finanziaria: una variabile, questa, che ovviamente non si incontra nei ministeri e in altre amministrazioni dello Stato. Tra i Comuni, invece, il primato delle segnalazioni è a Roma (28), seguito da Palermo (21) e Milano (13).

 

Le parole del presidente ANAC, Raffaele Cantone

 

“Il presupposto del whistleblowing – ha spiegato in conferenza stampa il numero uno dell’ANAC, Raffaele Cantone, rispondendo a una domanda che ricordava la definizione del presidente dell’ANM Pieramillo Davigo del whistleblowing come fumo negli occhi – non è la corruzione penale bensì il rispetto delle norme amministrative, e la sua prospettiva non è l’indagine ma la prevenzione“. Proprio per tale ragione il meccanismo risulta “utile, ma è indispensabile una normativa che lo renda più efficace“.
“Molto resta ancora da fare per sviluppare un tale clima culturale – afferma Laura Valli, una delle autrici del documento ANAC intitolato Segnalazione di illeciti e tutela del dipendente pubblico: l’Italia investe nel whistleblowing, importante strumento di prevenzione della corruzione -, due sono infatti gli ostacoli più diffusi all’attività di segnalazione: la paura di subire ritorsioni da parte di datori di lavoro e colleghi e la sfiducia nella risposta alle questioni segnalate, ovvero che qualcosa verrà fatto. Due sono, di conseguenza, anche le condizioni che ogni ordinamento che voglia promuovere con serietà questo istituto dovrebbe garantire: la chiarezza del processo e la della protezione“.

 

Patrizia Caroli

 

 

 

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